Produzione legale di sigarette in calo, cresce la fabbrica del contrabbando

Scenario segnalato in Bosnia ma presente in tutta l’area: economia sommersa da 200 milioni di euro

TRIESTE. La pandemia ha congelato tutto, dal turismo a gran parte del sistema economico o produttivo. Non sembra aver tuttavia fermato un mercato nero prolifico, nei vicini Balcani: quello delle sigarette di contrabbando o di produzione illegale, ambite da fumatori con le tasche sempre più vuote a causa della crisi.

A suggerirlo sono varie tessere di un complesso mosaico, che indicano che dalla Bulgaria alla Bosnia si continua a fumare sigarette senza accise mentre la regione rimane un importante snodo di transito del commercio irregolare. Tessere come quella collocata dalle rilevazioni del Dipartimento per le analisi macroeconomiche dell’Authority bosniaca per le tassazioni indirette, che ha messo a confronto la produzione locale di sigarette con le importazioni di carta necessaria per confezionarle. Si tratta di due dati strettamente correlati.

Ma c’è qualcosa che non torna, a Sarajevo.La produzione, segnalano le stime ufficiali, è infatti letteralmente crollata dal 2013 al 2020, l’annus horribilis dell’epidemia, con la produzione attuale scesa al 14% rispetto a quella di sette anni fa. Contemporaneamente, in un vero e proprio boom l’anno scorso, è salito l’import della carta per fare sigarette, praticamente raddoppiato, ha fatto sapere l’Authority citata dal portale economico Capital. La causa? Non certo un aumento del numero dei fumatori che rollano in autonomia: bisogna guardare alla «produzione illegale», che sarebbe appunto fiorita negli ultimi anni e nel 2020 in particolare, anno in cui la vendita dei pacchetti regolari ha subìto una contrazione del 20%.

Ma non c’è solo la Bosnia con la sua produzione illegale. Nei Balcani continua anche il business dell’importazione delle sigarette “finte”, destinate al mercato locale e a quello europeo nel suo complesso. Lo conferma il mega-sequestro di oltre 13 milioni di sigarette di contrabbando nel porto di Burgas, in Bulgaria, avvenuto pochi giorni fa. Il malloppo, del valore di tre milioni di dollari, proveniva dalla Georgia ed era con alta probabilità destinato al mercato nero ungherese, in crescita a causa dell’aumento dei prezzi delle sigarette legali.

Ma sequestri del genere avvengono un po’ ovunque, nella regione. A fine febbraio era successo tra Bosnia e Montenegro, su Tir strapieni di sigarette di contrabbando del valore di quasi un milione di euro. Anche in Serbia praticamente ogni settimana si susseguono le notizie di piccoli e grandi sequestri da parte della polizia, Paese dove nel 2020 è stata sequestrata una quantità di tabacco tagliato non legale 39 volte più grande rispetto al 2019. Stesso discorso per il Montenegro, dove il business va avanti da vent’anni e dove l’estate scorsa è stato smantellata una rete di trafficanti che riforniva il mercato locale e quello europeo.

Mercati che sono sempre fiorenti. Lo ha confermato un ampio studio dedicato al tema, reso pubblico l’anno scorso, autori gli studiosi Davor Mikulić e Goran Buturac, ricercatori dell’autorevole Institute of Economics di Zagabria. Secondo l’analisi, una vera e propria mappa delle sigarette illegali nei Balcani - quasi il 30% dei fumatori in Montenegro e il 20% dei tabagisti di Bosnia - «si approvvigiona regolarmente di tabacco sul mercato nero»: una percentuale che scende al 7,6% in Croazia, oltre al 6% in Serbia e Kosovo e intorno al 3-4% in Slovenia e Macedonia. Percentuali comunque alte, che alimentano un’economia sommersa e illegale di tutto rispetto. Secondo lo studio, nei Balcani occidentali si pensa a oltre 200 milioni di euro, uno 0,22% del Pil dell’area, ma ben lo 0,5% in Bosnia e Montenegro. Nel 2020, secondo dati della Ue, sono stati 368 milioni le sigarette di contrabbando sequestrate dall’agenzia Olaf a livello continentale, di cui 100 milioni in arrivo da Balcani, Bielorussia e Ucraina. 


 

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