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Escavo del porto di Monfalcone: Comune e Autorità in missione a Roma per sbloccare i lavori

Incontro di Cisint, D’Agostino, Scoccimarro e Pizzimenti con il viceministro Morelli e il sottosegretario Gava

MONFALCONE Ultimo treno per l’escavo di Portorosega. Due assessori regionali, con seguito di dirigenti tecnici, un sindaco e il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale oggi a mezzogiorno incontreranno nella sede istituzionale di piazza Colonna, a Roma, il viceministro alle Infrastrutture Alessandro Morelli e il sottosegretario alla Transizione ecologica, la sacilese Vannia Gava, per sciogliere il nodo dragaggi. Più che un semplice nodo ormai un cappio, data l’annosità della vicenda, al quale però è legato il definitivo decollo dello scalo marittimo cittadino. Dell’opera finanziata, strategica ed essenziale per il potenziamento dei traffici – l’approfondimento del canale consentirebbe a navi di dimensioni più grandi di entrare a Monfalcone per scaricare le merci –, si parla almeno da fine anni Novanta.

Dunque con biglietto di volo andata e ritorno in giornata, oggi alle 7, si troveranno all’aeroporto di Ronchi Anna Cisint, il vertice dell’Authority Zeno D’Agostino, gli assessori regionali Fabio Scoccimarro (Ambiente) e Graziano Pizzimenti (Infrastrutture), affiancati dai dirigenti Massimo Canali e Marco Padrini. Martedì c’è stata la cabina di regia, in call conference, con il governatore Massimiliano Fedriga per fare il punto preparatorio sull’escavo e dettare la strategia. L’esordio del presidente leghista, stando a Cisint, è stato lapidario: «È incredibile stare a parlare di Recovery fund, quando non si riesce a far partire opere fondamentali già da tempo finanziate».


Oggi nella capitale, non ci sarà spazio per le polemiche. Comune, Regione e Authority, che all’unisono canteranno la stessa musica, puntano a portare a casa un risultato: il modo di scavallare il parere negativo del Provveditorato alle opere pubbliche sull’intervento al Lisert, ostacolo che impedisce la consegna dei lavori a chi è chiamato ad approfondire il canale di Portorosega. Il rilievo più significativo viene identificato nella questione del deposito dei fanghi, una volta rimossi dai fondali. A dragaggio concluso la cassa di colmata, indicata come luogo di accumulo, raggiungerebbe infatti un’altezza non compatibile. Ma la prima obiezione, riferita ieri dal sindaco, è proprio sull’inconciliabilità: «Il parere sfavorevole del Provveditorato prende come riferimento il piano regolatore portuale del 1979, ma in realtà, nel dicembre 2019, questo è stato superato dal nuovo strumento urbanistico, definito “variante localizzata” e approvato da Regione, Comune e Autorità, che proprio localizza nella cassa di colmata la funzione di deposito dei fanghi». La circostanza, a interpretazione di Cisint, pensiero supportato dai tecnici, consentirebbe dunque di superare il paletto posto dei 4 metri di altezza sul livello del medio mare. Più operativi, al di là del rilievo formale, invece i suggerimenti su come procedere nell’avanzamento dell’opera per superare lo stop del parere sfavorevole. La priorità è infatti «trovare una soluzione affinché si possa procedere in tempi certi e stretti con l’escavo», posto che si può scavare solo in determinati periodi dell’anno, per gli equilibri ambientali, e la finestra utile è settembre. Tre le ipotesi in campo. La prima: posto che risulta in piedi una serie di autorizzazioni, per non lasciarle decadere, «si potrebbe intanto procedere con un primo approfondimento fino a raggiungere i fatidici 4 metri di altezza di accumulo», ancora Cisint. Demandando poi ad altro progetto la distanza che invece resta per arrivare a quota 12,5 metri di approfondimento del canale.

Seconda via: mantenere l’attuale progetto di escavo andando a cambiare solo la parte del deposito dei fanghi, con un cronoprogramma stringente, finalizzato a operare materialmente entro settembre 2022, in cui ogni soggetto chiarisca esattamente cosa fare per superare i rilievi entro ottobre, così da ottenere tutti gli assensi. Sì, ma i fanghi? «Si potrebbe procedere – replica Cisint – in applicazione della 173, come sul canale EstOvest, depositando a mare la parte eccedente il limite fissato per la cassa di colmata». Terzo punto. In ausilio, per il trattamento, è intervenuta Fincantieri, che diversificando le mission, sta sperimentando l’impiego d’una sofisticata draga che consente di rilasciare i fanghi già “ripuliti” a mare: l’azienda si è proposta di concedere l’attrezzatura per agevolare l’escavo. Ne ha parlato con l’Authority, come asserito dal sindaco. Che da ultimo, dopo aver ringraziato Fedriga, «auspica, pure da parte di D’Agostino, via sia una dimostrazione d’interesse concreto per la realizzazione dell’opera, strategica per Monfalcone». —


 

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