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Rientrati in classe 90 mila studenti in Friuli Venezia Giulia: vaccinato l’88% degli insegnanti

Ripartono mercoledì 7 aprile le lezioni in presenza per alunni di asili, elementari e prima media. In caso di ritorno in arancione arriverà anche la riapertura delle superiori al 50%

TRIESTE Dopo uno stop lungo quasi un mese, ritorna a suonare la campanella. I bambini di nidi, scuole dell’infanzia e primarie e i ragazzi della prima media del Friuli Venezia Giulia da mercoledì 7 aprile ritornano in classe in presenza, per effetto del decreto Draghi di aprile che lo prevede pure nelle regioni colorate di rosso. La speranza di tutti è che il virus continua a rallentare e si possa andare fino in fondo all’anno scolastico, senza ulteriori interruzioni. Al loro rientro gli alunni troveranno quasi il 90 per cento del personale vaccinato. Oltre 25 mila tra insegnanti, bidelli, tecnici e amministrativi, hanno aderito alla campagna in Friuli Venezia Giulia. L’87,9 per cento ha già ricevuto la prima dose di Astrazeneca, il 19 ha ricevuto anche la seconda. Trattandosi del vaccino di Oxford il numero di persone che hanno completato il ciclo è basso perché i tempi sono lunghi: il richiamo è previsto tra 28 e 84 giorni dalla prima fiala.



Tornando ai bambini, se gli iscritti al nido sono circa 7 mila, è l’Ufficio scolastico regionale a informare nel dettaglio della popolazione scolastica coinvolta nell’operazione di rientro. Si tratta di 82.434 alunni, di cui 69.254 degli istituti statali e 13.180 dei paritari. Il numero maggiore riguarda le primarie, con quasi 47.690 iscritti. Se ne aggiungono 24.320 dell’infanzia e 10.424 della prima media. Si muoveranno dunque poco meno di 90 mila scolari – 23.682 nella Venezia Giulia, tra i 14.357 della provincia di Trieste e i 9.325 di quella di Gorizia, nidi esclusi –, per un ritorno alla didattica che Daniela Beltrame, direttrice dell’Usr, definisce «molto positivo».

Da oggi, dunque, non serviranno più tablet e computer, con disagi che hanno colpito gli allievi e non poco i loro genitori nell’organizzazione familiare, anche se fortunatamente per un periodo breve, dato che lo stop è arrivato per gli under 12 con le misure restrittive della zona rossa che il Fvg, festività natalizie a parte, ha dovuto gestire solo a partire dal 15 marzo, con Dad al 100% nelle scuole di ogni ordine e grado. Non a caso, ricorda l’assessore all’Istruzione Alessia Rosolen, «abbiamo sempre fatto tutti gli sforzi per continuare l’attività in presenza dei più piccoli, consapevoli delle maggiori difficoltà per loro di un collegamento telematico. Per questo – prosegue – sono felice del ritorno alla socialità di un buon numero di studenti, nell’attesa che la presenza si possa estendere anche ai più grandi».

Il riferimento va alla possibile classificazione in arancione a partire dalla prossima settimana, con conseguente riapertura (sempre a seguito dell’ultimo decreto Draghi) per tutti gli allievi di seconda e terza media e delle superiori (queste ultime in Dad al 100% dalla seconda settimana di marzo). Un’ipotesi che spera di vedere concretizzata anche Beltrame, fermo restando che, al solito, sarà il trend dei contagi a dettare la linea.

Quanto agli aspetti logistici, il prefetto di Trieste Valerio Valenti non sembra avere preoccupazioni. «Mi pare sia tutto pronto – dice –. E credo che per infanzia, primarie e prima media basterà un’organizzazione di tipo ordinario sul fronte del trasporti, senza dover ricorrere al piano straordinario che era stato messo in campo a superiori aperte».

In caso di passaggio in zona arancione tuttavia, inevitabilmente, si dovrà ripescare quanto costruito nella cabina di regia regionale e utilizzato dal 1 febbraio, il giorno del ritorno in classe anche per i più grandi. Quel piano consentì appunto la scuola in presenza per il 50% degli iscritti, tra ingressi scaglionati e misure di sicurezza per evitare assembramenti al di fuori degli istituti, in particolare alle fermate dei mezzi pubblici. «Nei prossimi giorni, se arriverà davvero l’ufficializzazione del nuovo colore, faremo una verifica su quanto condiviso e poi attuato purtroppo per un periodo di tempo limitato – anticipa Valenti –. Valuteremo a quel punto se riformularne una parte o riproporlo come a febbraio, quando funzionò molto bene».

La certezza è che, se sarà arancione, il Fvg si dovrà allineare al dettato nazionale. Lo Stato ha avocato a sé la competenza su aperture e chiusure scolastiche e dunque va escluso sin d’ora un intervento restrittivo da parte della Regione. Una precisazione trasmessa anche all’Anci Fvg che la scorsa settimana, in una lettera firmata dal presidente dell’associazione Dorino Favot, ha lanciato un appello per la riapertura degli istituti di ogni ordine e grado. Un contributo apprezzato dal presidente Massimiliano Fedriga, che ha però sottolineato come la partita si giochi ora interamente sul piano nazionale.

Dalla giunta, peraltro, non è emerso alcun segnale di contrarietà. «Se le condizioni lo consentiranno, faremo quello che dicono le nuove regole», le parole del vicepresidente con delega alla Salute Riccardo Riccardi. Dal Partito democratico, con il segretario regionale Cristiano Shaurli, arriva però la sollecitazione ai «tamponi programmati e a un sistema di tracciamento che funzioni per accompagnare in sicurezza la riapertura della scuola». Il confronto è con il Lazio che, «con quasi sei milioni di abitanti, prevede tamponi gratis e senza prescrizione per tutti gli studenti, mentre la giunta del Fvg perde tempo a discutere di parametri e contestare dati».


 

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