Mercoledì il rientro in aula fino alla prima media. Riccardi: «Pronti a riaprire le superiori»

Riccardo Riccardi, vicepresidente con delega alla Salute

Per le realtà classificate a rischio medio  stop a lezioni a distanza per tutte le scuole  

TRIESTE Tornare in arancione significa rivedere tutti i negozi aperti, ma anche i ragazzi più grandi a scuola. Se infatti domani, pur in zona rossa, si riparte con le lezioni in presenza dalle materne alla prima media, il decreto di aprile del governo Draghi prevede per le regioni inserite nella fascia meno restrittiva l’attività didattica in classe anche in seconda e terza media e nelle secondarie di secondo grado per almeno il 50% della popolazione studentesca e fino a un massimo del 75%. «Se le condizioni lo consentiranno, faremo quello che dicono le nuove regole», dice il vicepresidente Riccardo Riccardi assicurando che la Regione è pronta a ripescare il piano di rientro servito a febbraio, in particolare sul fronte dei trasporti, a riportare gli alunni a scuola con modalità tali da abbassare quanto possibile il rischio di assembramento al di fuori degli istituti. Del resto, sempre nel decreto, il governo ha avocato a sé la partita della scuola e dunque non sarà più possibile intervenire con ordinanze di chiusura rispetto a quanto dettato dal livello centrale.

Anche sulla scuola si tratta di attendere il monitoraggio di venerdì per la certezza di un’incidenza sotto i 250 casi ogni 100.000 abitanti, ma il trend pare andare in quella direzione. La media giornaliera dei positivi nelle ultime settimane è calata da 787 dal 15 al 21 marzo a 635 dal 22 al 28 marzo e a 488 dal 29 marzo al 4 aprile. Meno contagi anche per effetto di un minor numero di tamponi, che sono scesi in una quindicina di giorni da 70.492, e dunque oltre 10mila al giorno, a 58.565. Al ribasso anche le persone sottoposte al tampone: da 24.838 nella terza settimana di marzo a 19.218 a cavallo tra marzo e aprile.


Riccardi esclude che ci sia stata la scelta di ridurre la sorveglianza. «I dipartimenti fanno il lavoro in funzione della domanda - spiega l’assessore -. Se si sono fatti meno tamponi è perché la domanda è diminuita». E ciò è accaduto perché il virus circola meno rapidamente, come emerge dal rapporto positivi/persone testate: in quindici giorni si è passati dal 22,2% al 17,8%. Dopo di che, ribadisce Riccardi, «il paletto dei 250 casi ogni 100.000 abitanti ha poco senso se non lo si lega appunto al numero dei tamponi». —


 

Banana bread al cioccolato

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi