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Cefalee, depressione e disturbi del sonno tra gli effetti del Covid che restano dopo mesi

Uno studio sui pazienti ricoverati agli Infettivi di Udine fotografa  i sintomi post infezione. Donne e malati gravi sono i più colpiti  

TRIESTE Affaticamento, disturbi neurologici, testa intontita, difficoltà di concentrazione, ansia, depressione e disturbi del sonno, reumatismi e affanno. Sono questi i disturbi più frequenti che avvertono le persone guarite dal Covid-19. Le più colpite sono le donne, le persone che sono state ricoverate in terapia intensiva e coloro che mantengono gli anticorpi a sei mesi dalla malattia. Lo stabilisce lo studio clinico “Sindrome post Covid e relazione con la risposta immunitaria contro Sars-CoV2” autorizzato dal Comitato etico del Friuli Venezia Giulia ed effettuato nella clinica di Malattie infettive di Udine, diretta dall’infettivologo Carlo Tascini.

Lo studio, diventato oggetto di tesi di laurea, è in corso di pubblicazione. Il neo dottore Francesco Marrella, seguito dalla dottoressa Maddalena Peghin, hanno continuato a monitorare una parte dei 1067 ricoverati dal 20 marzo al 30 maggio 2020 nella clinica dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale (Asufc). Dei 1067 pazienti 468 sono stati esclusi nella primissima fase: 211 si sono rifiutati di partecipare allo studio, 138 non erano in grado di farlo perché già sofferenti di declino cognitivo, 38 si sono persi nel corso del follow-up e 81 sono deceduti. I 599 rimasti sono stati sottoposti a intervista telefonica a sei mesi dalla guarigione e a esami sierologici mensili. Tant’è che una cinquantina è risultata negativa agli anticorpi contro il Sars-CoV2 prima dei sei mesi e automaticamente è uscita. E a uscire dal programma sono stati anche i 318 che che si persi al follow-up sierologico. A questo punto, hanno completato il percorso 231 pazienti con un’età media di 53 anni.


I risultati ottenuti confermano che i pazienti curati a domicilio perché colpiti da forme lievi dell’infezione presentano meno sintomi post Covid. Tra i più colpiti sono le donne, i pazienti che sono stati ricoverati in terapia intensi e chi sei mesi dopo la malattia conserva ancora gli anticorpi. Su quest’ultimo aspetto, però, Tascini si riserva di effettuare ulteriori approfondimenti perché, spiega, «questo risultato emerge con i test che utilizziamo noi. Stiamo cercando di capire se test diversi confermano lo stesso risultato». Le donne hanno un fattore di rischio pari 2,5 volte superiore a quello dei maschi, mentre chi è stato in terapia intensiva rischia 5,33 volte più di chi è stato curato a domicilio o in un reparto Covid. Tra i sintomi Tascini elenca una serie di disturbi, alle volte anche abbastanza fastidiosi. Tra i problemi neurologici prevalgono il senso di testa vuota, intontimento e difficoltà di concentrazione. Ma anche cefalea, vertigini, ansia, depressione e disturbi del sonno. L’infettivologo aggiunge anche che «se un paziente ha avuto forme gravi di Covid è più soggetto a sviluppare sequele di sintomi post infezione». L’aumento del numero di sintomi si associa, infatti, all’aumento della gravità di malattia. In questi casi è abbastanza frequente veder sviluppare nello stesso momento affaticamento, perdita del gusto e dell’olfatto e disturbi neurologici.

Al momento non si sa ancora quanto possano durare i sintomi post Covid: «Alcuni dei guariti monitorati nel corso dello corso dello studio lamentano ancora alcuni disturbi», spiega Tascini non senza ammettere che, in questo momento, non si sa ancora se questi stessi sintomi possano diventare cronici. Da qui la necessità di continuare a monitorare. Nel corso dello studio è stata riscontrata un’alta prevalenza di sindrome post Covid-19, pari al 40,3 per cento dei pazienti monitorati con un alto carico di sintomi: nel 17,3 per cento dei casi sono stati rilevati più di due disturbi contemporaneamente.

Come tutti i progetti anche questo ha alcuni limiti tra cui l’infettivologo cita la mancata diversificazione dei test sierologici e la possibile influenza sui pazienti che lamentano stati d’ansia del peculiare contesto sanitario pandemico. —


 

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