Autopsia sul corpo ritrovato a Grado

La Procura vuole accertare che si tratti di Giordano Sanson, scomparso il 24 novembre. Attesa per i funerali

GRADO Il magistrato di turno ha ordinato l’esecuzione dell’autopsia sul cadavere rinvenuto la mattina di Pasqua a Grado. Il corpo presumibilmente è quello del pescatore gradese di 77 anni, Giordano Sanson, scomparso in mare il 24 novembre dello scorso anno durante una giornata di sole segnata, però, dalla bora e dalle temperature alquanto basse. È stato nominato un perito d’ufficio che dovrà decidere se accettare o meno l’incarico. Ciò avvenuto sarà informata la famiglia che avrà a sua volta la facoltà di nominare un suo perito.

L’autopsia potrebbe avvenire questo fine settimana o, diversamente, nelle prime giornate della prossima. L’esame autoptico servirà per accertare, se sarà possibile, le cause del decesso, cioè per cercare di riuscire a capire se l’uomo abbia avuto un malore e per questo sia caduto in mare o se invece si sia trattato di un incidente mentre stava calando le reti in mare e sia morto per annegamento.



Ma l’autopsia servirà soprattutto a stabilire che ufficialmente si tratti di Giordano Sanson. La presenza di una protesi al ginocchio, che l’uomo aveva, dovrebbe fugare ogni dubbio al di là del test del Dna.

È chiaro, a ogni modo, che dopo quattro mesi e mezzo trascorsi in mare e poi a terra, a Marina dei Manzi, dove il corpo era finito trasportato e sballottato dalle mareggiate dello scorso anno, ben poco è rimasto del corpo dell’uomo. Una cosa che ha colpito in particolar modo chi ha trovato il cadavere, il nipote Antonio, è il fatto che il volto del cadavere fosse coperto dalla felpa in pile e che l’uomo avesse una mano davanti. Ciò potrebbe anche significare che l’uomo abbia tentato di togliersi da dosso il pesante indumento per cercare di risalire a galla.

Tuttavia tale posizione e l’indumento davanti al volto potrebbe anche essere stata causata dalle correnti e dal moto ondoso che a dicembre sono stati particolarmente forti e insistenti. Il riconoscimento presunto fatto dai parenti (il figlio Daniele) il quale peraltro è certo che si tratti del padre, deriva dalla corporatura dell’uomo ritrovato e soprattutto dagli abiti e dagli stivali che erano ancora addosso al cadavere e che corrispondono a quelli che il pescatore indossava il giorno della tragedia.

Era il 24 novembre del 2020 quando Giordano Sanson si era recato, come faceva regolarmente, a pescare nella sua solita “tacca” dinnanzi alla diga. Qui è stato ripreso da una webcam. Nell’immagine si nota la barca dell’uomo con una sagoma a bordo e in quella successiva di dieci minuti dopo (il periodo di tempo va dalle 13.40 alle 13.50 di quel tragico 24 novembre) nella stessa barca non si nota più la figura di un uomo in piedi.

La barca era stata trovata in serata a circa cinque miglia al largo di Grado e proprio per questo motivo le ricerche hanno comportato l’impiego di numerosi uomini e mezzi, anche aerei e subacquei.

Ricerche pressanti durante le prime giornate, in particolare in mare. Ecco, col senno di poi, c’è da dire che forse le ricerche dovevano essere maggiormente intensificate anche in laguna. Da allora solo un caso fortuito ha consentito il ritrovamento del corpo. È stato infatti quando il nipote dello scomparso, dopo essere andato a dar da mangiare ai gatti poco distante casone di famiglia, s’era recato in quella zona a cercare legna.

A questo punto, ai fini della conferma ufficiale circa l’attribuzione dell’identità del corpo proprio a Giordano Sanson, si dovrà attendere ancora qualche giorno. I famigliari sono in attesa di poter dare sepoltura al loro caro.—

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