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San Giovanni di Dio, semintensiva Covid: tutti occupati i 14 letti

Pittioni (Asugi): «Situazione sotto controllo». Nel resto del reparto liberi solo quattro posti. Il monito di Dal Zovo e Moretti

GORIZIA. «Tutto sotto controllo, per adesso. Situazione ben gestita».

Anche a Pasqua e pasquetta, Daniele Pittioni, direttore medico-ospedaliero e responsabile dei nosocomi di Gorizia e Monfalcone, tiene la bussola del reparto Covid del San Giovanni di Dio.

Attualmente, dei 65 posti-letto a bassa e media intensità, sono occupati 61. Ed è un numero “stazionario”, senza picchi. Diversa, invece, la situazione in Semintensiva «dove tutti e 14 i letti a disposizione sono occupati.

Alcuni pazienti sono intubati» fa sapere, con la consueta trasparenza, il dottor Pittioni. Da rammentare che, dal 26 marzo scorso, l’attività ospedaliera a Gorizia è stata nuovamente riorganizzata trasformando gli 8 posti-letto di terapia intensiva in 14/16 posti di semi-intensiva Covid.

In sostanza, le lancette dell’orologio si sono risintonizzate alla prima ondata. «Anche i numeri dei pazienti Covid nei Pronto soccorso di Gorizia e di Monfalcone - annota Pittioni - sono stabili. Abbiamo alcuni in attesa di tampone, altri in ventilazione». Non servirebbe nemmeno ripetere che si tratta di soluzioni temnporanee perché tutto è reversibile e tutto tornerà come prima, ad emergenza cessata.

«Siamo costretti a fare di necessità virtù, visti i numeri», ripete Pittioni.

Ma, intanto, la politica fa il suo mestiere. Esprimono «preoccupazione rispetto al presidio ospedaliero di Gorizia» i consiglieri regionali Diego Moretti (Pd) e Ilaria Dal Zovo (M5s).

«Le notizie che abbiamo ci fanno preoccupare. Al momento, risultano chiusi Unità di cura intensiva coronarica e subintensiva cardiologica, lasciando attivi solo 4 letti di Cardiologia. Sappiamo che in medicina Covid, durante la notte, non è prevista la presenza di un medico, di turno ci sono solo due infermieri e, in caso di necessità, interviene il rianimatore di turno. Inoltre, da tempo, l’Ortopedia è stata trasferita a Monfalcone, come tutte le attività chirurgiche».

«Conosciamo bene la situazione attuale e l’esigenza di sostenere il sistema sanitario regionale. Gorizia ha fatto la sua parte nell’ondata precedente, e la sta facendo anche ora. Sappiamo che questa situazione è temporanea e che la direzione sanitaria ha garantito che durerà massimo 5 settimane, ma vorremmo conferme certe. Chiediamo rassicurazioni soprattutto sul futuro dei reparti attualmente interessati e sulla loro riapertura.

Tutto ciò per dare certezza ai tanti cittadini e operatori che si sono rivolti a noi per conoscere le intenzioni future. Gorizia ha già dato molto in termini di reparti chiusi e servizi sospesi – concludono i consiglieri isontini -, vorremmo quindi avere un interessamento ed una risposta, a salvaguardia di una parte di popolazione, che vive nella ex provincia goriziana e fa riferimento a questo presidio, e degli operatori che ci lavorano».
 

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