In Kosovo è una donna il nuovo capo dello Stato. Promette lotta ai corrotti

A Pristina Vjosa Osmani, a soli 38 anni, è stata eletta presidente della Repubblica. Fedele alleata di Vetevendosje il partito del premier 

BELGRADO. Giovane, in una nazione dove per anni l’aveva fatta da padrone la vecchia guardia politica accusata di clientelismo e corruzione. Carismatica, nel modo di fare e di comunicare.

E ambiziosa, perché promette di dare una mano alla nuova classe dirigente salita al potere quest’anno a costruire un Paese finalmente moderno, prospero, libero dalla corruzione.

E molto più “rosa” che in passato. È Vjosa Osmani, a soli 38 anni salita sulla poltrona di presidente della Repubblica in Kosovo, scelta domenica da 71 degli 82 deputati presenti in Aula. Osmani che già occupava il ruolo, ma solo ad interim, dopo che l’ex presidente Hashim Thaci, uno dei più alti papaveri dell’Esercito di Liberazione del Kosovo, riciclatosi in politica come tanti altri guerriglieri, era stato costretto alle dimissioni a novembre, dopo essere stato imputato di crimini di guerra da un tribunale speciale dell’Aja.

Lei, prima ha gestito con polso fermo il nuovo delicato ruolo, poi si è gettata anima e corpo nella battaglia per le elezioni parlamentari, con il suo partito “Guxo” (Osare), contribuendo al trionfo di Vetevendosje (Autodeterminazione) di Albin Kurti, neo-premier solo di qualche anno più vecchio.

E leader di un partito anti-sistema di sinistra nazionalista, che ora controlla tutti i gangli del potere e ha portato Osmani a rivestire la carica di capo dello Stato. Osmani che è e sarà una delle figure più rappresentative a Pristina, dopo il cambio della guardia nei posti che contano. «Senza paura», l’hanno definita i media locali, ricordando le sue battaglie contro le precedenti élite e il malaffare, senza lasciarsi intimidire dal loro passato di padri della patria, conquistato sul campo nella guerra del 1999.

Lei, invece, promette aria nuova e uno Stato da dove non si debba più emigrare in massa, fuggendo da povertà e disoccupazione. Sarà lotta dura alla corruzione, battaglia per garantire la solidità dello «stato di diritto». E le donne e le ragazze devono capire che da oggi, a Pristina, «ogni sogno può diventare realtà», ha assicurato Osmani.

Ma l’obiettivo più importante è creare «lavoro», aveva assicurato la neo-presidentessa durante la campagna elettorale che ha poi portato al trionfo di Vetevendosje e Guxo, quel lavoro che dovrebbe permettere a tanti kosovari, in particolare ai giovani, di costruirsi un futuro in patria e non in Austria o in Germania o altrove. Osmani, orgogliosa politica, che ha dimostrato ieri di avere un forte seguito popolare.

La riprova, le decine di studenti dell’università di Pristina che sono scesi in piazza per sostenere Osmani e per chiedere l’espulsione del «sessismo» dall’ateneo. È stata la reazione a un passo falso assai poco elegante di un professore e deputato d’opposizione, Ardian Kastrati, che pur non nominando Osmani, in un post su Facebook aveva fatto apprezzamenti sconvenienti verso le donne in posizioni di comando, scherzando sulle loro forme.

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