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Al centro faunistico di Terranova un tunnel per il volo dei 300 pappagalli finiti sotto sequestro e accuditi da Baradel

Gli esemplari non possono essere reintrodotti in natura come le circa 600 tartarughe. Ricci e lepri verso la libertà 

SAN CANZIAN. A Terranova di San Canzian d’Isonzo, sul retro della casa colonica della famiglia Baradel, da anni trasformata in nursery e pronto soccorso per animali selvatici ed esotici feriti o bisognosi di cure, il chiacchiericcio è costante, senza perdere di rumorosità.

Centro di recupero faunistico di Terranova: il video

Sono del resto circa 300 i pappagalli che il Centro di recupero della fauna esotica gestito da Damiano Baradel sta accogliendo per conto della Regione nelle sue voliere. Tutti allevati in cattività e tutti provenienti da sequestri effettuati dalle forze dell’ordine o il Corpo forestale regionale nel Friuli Venezia Giulia e anche nel Veneto.

Per gli esemplari multicolori, le cui specie sono originarie dell’America del Sud, come le grandi Ara Ararauna, ma anche delle isole dell’arcipelago indonesiano, una prospettiva di reintroduzione in natura non c’è a differenza del piccolo di Allocco recuperato ai piedi del suo nido lungo l’Isonzo o dei quattro assioli ormai cresciuti e che Baradel conta di liberare non appena la temperatura sarà adatta.


«Potrebbero essere portatori di parassiti sconosciuti nel luogo in cui dovrebbero essere reintrodotti, creando quindi enormi problemi», spiega Baradel, che due volte alla settimana può contare sull’aiuto preziosissimo dei volontari dell’associazione Sos Pappagalli di Trieste e con i fondi ricevuti dalla Regione e l’aiuto dei volontari che lo affiancano sta realizzando voliere di grandi dimensioni per fare i modo che i volatili abbiano una buona qualità della vita.

Una coppia di Ara Ararauna, costretti per diverso tempo in una gabbia di dimensioni davvero ridotte, prima di essere sequestrati dal Corpo forestale regionale e trasferiti a Terranova, sembrano apprezzare a tal punto la nuova sistemazione da essersi creati a tutti i costi un nido, in cui un uovo è stato deposto.

«Avevamo tolto quanto poteva essere utilizzato per crearlo, ma lo hanno fatto lo stesso, scavando una buca nel terreno», spiega Baradel, in attesa di un possibile fiocco rosa o azzurro.

In una voliera di grandi dimensioni, che si trova a ridosso dei campi coltivati, un Cacatua Sulfurea accoglie Baradel, i volontari e chiunque si avvicini con un vero e proprio balletto e un “Ciao!”. Poco distante un Cacatua delle Molucche e un Cacatua ciuffo arancio si contendono lo spazio, battibeccando, mentre nell’altra grande voliera che si trova poco distante alcuni Ara Amazzone si tengono al riparo dalla Bora che sta spazzando anche Terranova.

«Stiamo riorganizzando gli spazi per accogliere in modo migliore i pappagalli e gli altri animali del centro, ma anche i percorsi, perché capita di accogliere scolaresche e abbiamo avuto in visita anche persone disabili», spiega Baradel. Un tunnel di volo lungo 25 metri è invece utilizzato per i rapaci prima del ritorno in natura, come avverrà per i gufi reali adulti che si trovano al momento nel Centro.

«E spero anche per il gheppio che stiamo curando per un’ala spezzata», aggiunge Baradel, che nelle prossime settimane si occuperà però di restituire al loro habitat i più di 70 ricci che il Centro per la fauna selvatica ha accolto nel corso dell’inverno, quand’erano troppo piccoli per cavarsela da soli.

«Saranno portati in più punti, in luoghi tranquilli, lontano dalle strade e in un habitat adatto, come i leprotti che ci sono stati portati di recente», conferma il gestore della struttura, dove sono destinate a rimanere invece le 600 Trachemys scripta che il Centro per la fauna esotica è stato autorizzato ad accogliere, dopo che è stata vietata la commercializzazione, l’introduzione sul territorio nazionale e il rilascio in natura della specie considerata altamente invasiva a livello nazionale e internazionale.
 

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