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Le grandi uova colorate nella piazza di Turriaco: la tradizione è rispettata

Il rito delle decorazioni d’artista si tramandano ormai dal 1965 e l’emergenza Covid non è risucito a fermare le opere di Biasutti 

TURRIACO A Turriaco per il secondo anno consecutivo la disfida del “tiro a l’ou” è stata cancellata a causa dell’emergenza sanitaria, ma in piazza Libertà hanno fatto puntuali la loro comparsa, a segnalare l’arrivo della Pasqua, le 5 grandi uova colorate realizzate in gesso dall’artista Arcadio Biasutti. Una tradizione che risale al 1965 ed è unica nella Bisiacaria, come sottolinea il cultore di storia locale, Vittorio Alberto Spanghero, mostrando una foto scattata dal maggiore Arthur Climpson, arrivato in paese con gli alleati e rimastovi per aver sposato la marchesa Mangilli. «Biasutti era un pittore e decoratore turriachese, forse l’unico che al tempo effettuava restauri nei palazzi e nelle chiese del Goriziano – spiega Spanghero –, ma era anche un artista, capace di estro e inventiva». Biasutti ne diede prova donando alla comunità 5 grandi uova di gesso colorate da esporre in piazza Libertà prima della Pasqua.

«La tradizione è stata ripresa poi nel 2004, per iniziativa del Circolo culturale e ricreativo don Brandl, che chiese a Biasutti di realizzare nuove cinque uova – racconta Spanghero –, quelle che vediamo anche in questi giorni esposte vicino alla chiesa parrocchiale di San Rocco».


Biasutti morì poco dopo, ma la tradizione è sempre stata rispettata e le uova sono state restaurate dopo i danneggiamenti subiti alcuni anni fa. «Uno dei simboli della Pasqua è proprio l’uovo, perché simboleggia la nascita e la rinascita», sottolinea Spanghero, ricordando come, prima delle uova di cioccolata e delle polverine per colorare quelle sode, si ricorresse alle erbe di campo per decorare queste ultime. «Si usava il fiore del porro selvatico, di un bel blu intenso, i fiori del tarassaco, le bacche dell’edera, tutti racchiusi dalle foglie di cipolla, pure utilizzate per colorare», ricorda lo storico. Molto più in là nel tempo bisogna andare per trovare le prime notizie del gioco del “tiro a l’ou”, in cui vince chi riesce a infiggere una moneta nell’uovo sodo posto a terra. «Ho trovato una stampa in un volume custodito nella biblioteca Joppi di Udine che dimostra come il gioco fosse praticato già nel Seicento – riferisce Spanghero –. La tradizione di prendere con un soldino l’uovo sodo posto a terra in posizione naturale, quindi per così dire “orizzontale”, ha quindi molti secoli alla spalle». A recuperarla da oltre una ventina d’anni a questa parte c’ha pensato sempre il Brandl, che per il secondo anno consecutivo, causa pandemia, ha dovuto trasferire la sfida da piazza Libertà a Facebook. «Si giocava anche prima – dice Spanghero – e durante tutta la settimana di Pasqua. Dopo la seconda Guerra mondiale, andavamo in piazza con le uova sode in tasca per sfidarci». In palio non c’erano premi, ma l’uovo sodo che fosse stato centrato. In piazza quest’anno ci sono solo appunto le grandi uova create da Arcadio Biasutti, immortalate ogni anno da Rinaldo Baldo. «Con l’auspicio che siano più che mai segno di rinascita, di speranza di arrivare alla conclusione della sofferenza creata dall’emergenza sanitaria», conclude lo storico.—

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