Palestre comunali, con la riforma di Trieste i custodi vengono assunti dalle società come dipendenti

La grana in vista a partire dal 2022 Cassio (Azzurri): «Norma da abrogare» 

TRIESTE La delibera licenziata in Consiglio comunale prevede che il Comune riprenda in mano la gestione delle palestre e che possa, al contempo, avvalersi di un soggetto che coordini l’orario di apertura delle stesse, oltre a fatturare e incassare le quote per l’ente locale. In questo modo la nomina e il pagamento dei custodi, al pari di quelle delle utenze, è tornata (già dal primo gennaio) in capo alle società. Temi, questi, che costituiscono dei veri e propri grattacapi per le squadre che operano all’interno delle palestre ricadenti attualmente sotto l’egida della Tergestina.

Problematiche alle quali si somma quella relativa alla riforma dello sport promossa dall’ex ministro Vincenzo Spadafora e che da un mese è diventata legge (D.Lgs. 36/2021). Secondo la quale, a decorrere dal primo luglio 2022, verranno garantite ai lavoratori sportivi del mondo dilettantistico le stesse tutele dei professionisti. Un cambio che, nella fattispecie, andrebbe a riguardare proprio i custodi che, a meno di nuovi cambiamenti, in futuro dovranno venire irreggimentati secondo un rapporto di lavoro subordinato, con relative conseguenze fiscali non da poco per le asd o apd. A questi andranno estesi tutele e obblighi di ogni altro lavoratore, come la previdenza sociale e l’assicurazione.



«Con la riforma Spadafora già diventata legge - spiega Nicola Cassio, presidente della sezione triestina dell’Associazione Atleti Azzurri d’Italia - a partire dal luglio 2022 ogni società dilettantistica dovrà assumere con regolare contratto i propri custodi, sempre se nel frattempo tale normativa non verrà abrogata, come auspichiamo.

Ciò significa che il costo per ogni società triplicherà rispetto a quello sostenuto attualmente. In questo senso diventa preoccupante, in prospettiva, il fatto che la sorveglianza delle palestre passi in mano alle singole realtà sportive, perché per molte di loro potrebbe voler dire la fine delle loro attività». Da qui l’idea che il custode possa essere collettore di più società sportive. Un escamotage però di difficile percorribilità. «Non è un’operazione scontata - spiega lo stesso Cassio - in quanto dipende in primo luogo dallo statuto del Coni che non prevede il pluritesseramento. Oltre al fatto che una tale operazione è vietata dagli stessi statuti di molte società». La situazione prospettata dalla riforma Spadafora è già stata presa in considerazione dall’amministrazione comunale. «Nel caso in cui non si abrogasse tale riforma - questa la risposta dell’assessore Giorgi - siamo pronti a portare avanti un piano B che prevederebbe un accentramento in capo al Comune della problematica della custodia delle strutture, con l’affidamento a un soggetto terzo della gestione della pulizia tramite appalto esterno». Senza volgere lo sguardo troppo avanti nel tempo, però, rimane il tema della gestione da parte delle singole società, a partire dal primo luglio di quest’anno, dei custodi delle palestre. «Ci sono dei problemi di pluricommittenza da superare - sottolinea Cassio - perciò servirà distribuire il più possibile il costo dei custodi di una palestra su più società, in modo da ridurre al minimo costi di gestione e fiscali».

Molto difficile, invece, prevedere un aiuto da parte delle federazioni locali alle società. «Non è un obbligo delle singole federazioni trattare di rincari - fa sapere il comitato locale della Fipav - noi viviamo dei soldi che riceviamo dalle asd, mentre dalla federazione nazionale non riceviamo nulla, perciò anche volendo non saremmo in condizione di aiutarle. Gli unici fondi arrivatici nell’ultimo anno sono stati i 4 milioni dalla Regione per le sanificazioni». —


 

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