Vaccini, in Friuli Venezia Giulia scuola al top. In esercito e polizia 6 su 10 dicono no

Nel personale dell’istruzione adesioni a quota 99%. Ancora lontano l’obiettivo del 70% per la fascia 75-79 anni. Riccardi: puntiamo a 10mila iniezioni al giorno

TRIESTE L’obiettivo indicato ieri nella Terza commissione dal vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, è arrivare a una media di 10 mila vaccinazioni al giorno: «Un’operazione complessa, sulla quale ci giochiamo tutto». Riccardi ha parlato di «massima mobilitazione», ricordando la collaborazione con medici di base e farmacisti, ribadendo il problema dell’insufficienza numerica del personale vaccinatore.

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Chi snobba il vaccino


Tra le categorie che finora hanno avuto l’opportunità di vaccinarsi ci sono percentuali significative di mancate adesioni tra le forze armate e di polizia dove più del 60 % ha deciso di rinunciare all’immunizzazione. Meno preoccupante il 48 % di adesioni per la fascia dai 75 ai 79 anni: siamo ancora al di sotto dell’obiettivo dichiarato del 70%, ma le prenotazioni proseguono. Per le categorie ad elevata fragilità (dai disabili alle persone con patologie croniche gravi) è stato di poco superato il 61 %. Oscillano tra il 69 e il 71 % le adesioni per quanto riguarda ospiti delle strutture residenziali e over 80. Ottimi i dati sull’adesione di operatori sanitari e personale scolastico (e universitario): 97 e addirittura 99%.



La variante inglese è l'epidemia

Nel suo intervento alla fine del dibattito Riccardi ha sottolineato che la Regione «ha rispettato rigorosamente le regole» a proposito delle categorie da vaccinare, aggiungendo che immunizzare il personale della Protezione civile «è indispensabile». La commissione è stata aperta da Fabio Barbone, epidemiologo a capo della task force regionale. Tra i numeri indicati da Barbone c’è quello relativa alla “letalità grezza” (il rapporto tra positivi e decessi) pari al 3,4% in Fvg a fronte di una media nazionale del 3,1%.La mortalità standardizzata per il 2020 (confronto con la media del periodo 2015-2019 dei decessi per tutte le cause) mostra in regione un aumento del 12,5% dei morti, inferiore sia alla media nazionale (15,6) sia a quella del Nord Italia (24, 6). L’epidemiologo si è poi soffermato sui focolai che si sviluppano in tre casi su quattro in ambito familiare, e toccano anche luoghi di lavoro e scuole.

«La variante inglese è l’epidemia di oggi» ha spiegato. A Pordenone e Udine ha raggiunto il 100% dei campioni analizzati, il 90 % a Gorizia ed è in crescita a Trieste (61, 5%). Da febbraio a marzo è calata da 72 a 70 anni l’età media dei deceduti in terapia intensiva e i giorni di degenza media sono scesi da 12 a 7. Il virus «inizialmente ha colpito le comunità chiuse dell’area triestina, ma dall’estate si è diffuso tra i giovani e poi alle loro famiglie». Sui vaccini ha affermato che «coprono la inglese e dovrebbero essere facilmente modulabili in caso di nuove varianti».

Il report di martedì

Si contano 15 ricoveri Covid in meno in Fvg. Il calo della pressione sul Ssr si era registrato solo un’altra volta dal 25 febbraio, il giorno in cui la terza ondata ha iniziato a pesare. Nel report di martedì 80 pazienti nelle terapie intensive (-6) e altri 671 nelle aree mediche (-9). I nuovi positivi, 447, emergono da 206 tamponi molecolari (su 4.669, 4,41%) e da 241 test rapidi antigenici (su 2.631, 9,16%). Il rapporto sul totale dei controlli (7.300) è del 6,12%, quello più significativo sui casi testati del 18,65%. La curva prosegue nella sua discesa: -21,4% il rapporto tra la somma dei casi negli ultimi sette giorni e quella dei sette precedenti. L’incidenza sulla popolazione cala: 351 contagi settimanali ogni 100.000 abitanti (360 lunedì, 368 domenica), ma quota 250, il parametro per ritornare in arancione, è lontana. I decessi sulle 24 ore sono 15 (uno pregresso). —






 

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