Trieste, ecco il patto anti allagamenti per salvare il Borgo Teresiano

Oltre un anno di opere sotterranee e in superficie fu necessario in via Carducci tra 2017 e 2018 per ripristinare le antiche volte scassate dal traffico

Accordo di programma per evitare che il centro triestino, in particolare la parte settentrionale estesa da via San Nicolò a via Carlo Ghega, si allaghi dopo ogni temporale

TRIESTE Sos Borgo Teresiano. Lo ha lanciato ieri mattina, lunedì 29 marzo, il governatore Massimiliano Fedriga. Lo hanno ripreso il sindaco Roberto Dipiazza, il presidente dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino, il presidente dell’Ausir Davide Furlan, l’amministratore delegato di AcegasApsAmga Roberto Gasparetto.

Obiettivo dell’allarme: evitare che il centro triestino, in particolare la parte settentrionale estesa da via San Nicolò a via Carlo Ghega, finisca sott’acqua ogni qualvolta che una piovuta diventi un temporale. L’accordo di programma, firmato ieri mattina “in presenza” nel governatorato in piazza Unità, si concentra sul rischio idraulico incombente nel bacino formato dal torrente Chiave e dai suoi affluenti. Già pronti 2 milioni, che - rileva e deplora l’ex governatore “dem” Debora Serracchiani in una nota - per la verità erano disponibili fin dal 2017 in seguito a un’intesa allora intercorsa tra Cipe e Regione.


Questi 2 milioni rappresentano solo un primo capitolo nel contesto di una serie di interventi in tema di sicurezza idraulica, che si susseguiranno lungo dieci anni per un investimento stimato in una ventina di milioni (prevenzione, mappatura, realizzazioni). Ma si tratta di un primo capitolo molto significativo, perché mette mano al pluridecennale problema dello sbocco a mare del Chiave in Porto vecchio e perché in questo modo salvaguarda una parte importante del centro triestino.

Roberto Gasparetto, a nome della stazione appaltante AcegasApsAmga, conta di iniziare i lavori nella primavera 2022, lavori che dovrebbero durare da sei mesi a un anno. Si tratterà di collocare barriere a mare all’altezza della foce del Chiave, situata tra il Molo IV e il Molo III, più o meno dove sorge il “villaggio Greensisam”: una volta bloccata l’acqua marina - spiega Enrico Altran, manager idrico dell’utility - si procederà a operare con appositi asportatori per “sghiaiare” i detriti accumulatisi nella parte finale del torrente.

Proprio il sedime di quanto trascinato dal Chiave è causa dei sempre più frequenti allagamenti negli ultimi anni, perché il corso, quando piove forte, si gonfia e non riesce a raggiungere il mare. La pressione dell’acqua proveniente dall’entroterra, che non trova sfogo nell’Adriatico, determina la crisi del sistema fognario: ecco strade, marciapiedi, cantine, negozi allagati.

Il “misterioso” Chiave, che scorre tombato fin dalla prima metà dell’Ottocento, scende lungo via Carducci poi, all’altezza di piazza Dalmazia, piega verso ovest passando sotto gli edifici (hotel Milano, ecc.) di via Carlo Ghega fino a raggiungere largo Città di Santos, da dove entra in Porto vecchio per gettarsi in mare. Ma alle spalle delle ultime centinaia di metri del Chiave c’è l’afflusso di un intero bacino idrografico: Settefontane, Farneto, Romagna, Timignano, Scorcola... il Chiave diventa una sorta di collettore.

La questione-Chiave divenne dirompente nel 2017, quando Comune e AcegasApsAmga si resero conto che una parte di via Carducci, sotto il peso di 600 bus e di un movimento veicolare da oltre 35.000 passaggi/giorno, stava collassando. A quel punto si varò un progetto di emergenza che richiese un finanziamento pari a 2,3 milioni Iva compresa. Cantiere misto, sotterraneo e in superficie, che durò un anno abbondante con comprensibili riflessi sul traffico urbano.

Probabile che il secondo capitolo del Piano programmi l’eliminazione del cosiddetto “mammellone”, un rigonfiamento di detriti subacqueo prossimo alla foce del Chiave, che disturba lo sbocco e l’attività dei natanti. —


 

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