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L'ira degli albergatori del Friuli Venezia Giulia per il paradosso degli spostamenti vietati in Italia e dei viaggi consentiti all'estero

Numerosi i Paesi raggiungibili in base al Dpcm del 2 marzo. Schneider: «A tutto c’è un limite, Roma rimedi a questa situazione»

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La spiaggia di Lignano 

Martinica. L’isola caraibica è una delle mete più ambite che gli italiani possono raggiungere per le vacanze di Pasqua. Non è l’unica destinazione che dal nostro Paese - in cui gli spostamenti se non per necessità, lavoro e salute sono azzerati - si può raggiungere in aereo. Ci sono Malta, Germania, Spagna, Portogallo, Cipro e le più familiari - per noi - Croazia e Slovenia, assieme ad altre località il cui elenco si trova sul sito Internet del Viminale. Tutto in regola, sia chiaro, tutto previsto nel Dpcm firmato dal premier Draghi il 2 marzo. È sufficiente un tampone anti Covid alla partenza, uno al rientro dalle ferie e rispettare, se ce ne fossero, le restrizioni previste dal luogo scelto per la villeggiatura.

La possibilità di viaggiare all’estero per turismo però ha scatenato polemiche. Perchè una delle categorie più danneggiate dalle limitazioni per l’emergenza sanitaria è quella degli albergatori, che dopo aver visto andare in fumo la stagione invernale sono costretti a saltare la seconda Pasqua consecutiva e vivono nell’incertezza e nella speranza, flebile, di ripartire da maggio, giugno in poi.

Domenica il presidente nazionale della categoria Bernabò Bocca aveva tuonato contro il Governo, affermando di sentirsi preso in giro. Ieri gli hanno dato manforte gli operatori della regione. «Su questo siamo molto arrabbiati - conferma la presidente di Federalberghi Fvg Paola Schneider - . È una cosa ridicola e assurda, non possiamo muoverci fuori dai nostri Comuni con la zona rossa ma è permesso a tutti andare all’estero. Abbiamo protestato formalmente a livello nazionale, speriamo si possa porre rimedio a questo danno. Capisco che qui non si può lavorare perché siamo zona rossa, la stagione montana è andata persa, ma c’è un limite a tutto. È chiaro che il settore del turismo si arrabbia: è come dire portiamo fuori i soldi, tanto cosa cambia? I governi si prendano la responsabilità di modificare le cose, o se ne assumeranno le conseguenze. Se dobbiamo morire dal punto di vista economico ce lo dicano subito, chiudiamo tutto ed è finita. I ristori nazionali sono ridicoli, dal 2 al 5% del fatturato, quelli regionali sono un po’ più alti, dobbiamo dire grazie alla Regione almeno per questo aiuto. Da Conte a Draghi non c’è stata discontinuità, non la vddiamo. Far andare i turisti all’estero è una concorrenza sleale e totale, per esempio gli inglesi hanno parlato chiaro, chi esce dai confini del Regno per vacanza si prende 5 mila sterline di multa, lì la filosofia è diversa».

«Pasqua all’estero? - abbozza Enrico Guerin referente di Confcommercio per il settore alberghiero a Lignano -. Com’è possibile consentire che si porti economia fuori dall’Italia senza dare la possibilità a noi di lavorare nelle regole? Lo trovo sbagliato e irrazionale. Ci sono molte località in Italia, compresa la nostra, talmente attrezzate e sicure che hanno voglia di lavorare e potrebbero farlo tranquillamente. Non aprire a Pasqua per noi è un danno da decine di milioni di euro, avremmo avuto il pienone, la gente ha voglia di un po’ di relax. E poi se alle Canarie aprono, non si rischia anche là di prendere il Covid? Siamo stupiti. Stiamo ragionando come Europa, le regole dovrebbero essere uguali per tutti». Più cauto Martin Manera, presidente del Consorzio Lignano Holiday: «Siamo lieti se agli italiani viene data la possibilità di movimento - dice - . Ci auguriamo che questa situazione, di poter viaggiare solo all’estero, sia temporanea, che poi il movimento riguardi gli spostamenti tra regioni».

Inviperito il presidente del Veneto Luca Zaia. «Ha ragione Bernabò Bocca a dire che la situazione è assurda: bastano due tamponi per fare le vacanze negli altri Paesi e noi chiudiamo». «È singolare come ragionamento - così Zaia - ma è significativo del fatto che per ripartire dobbiamo fare screening di massa». Tuona la leader di FdI Giorgia Meloni: «Mentre nazioni come Grecia e Spagna si organizzano da mesi per far ripartire il turismo in sicurezza, in Italia il Governo continua a navigare a vista». —


 

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