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I due negozi Douglas di Monfalcone risparmiati dai tagli

La profumeria Douglas a Monfalcone (Bonaventura)

I due punti vendita di via Duca d’Aosta e al Belforte non rientrano tra i negozi inseriti nel piano di tagli e riorganizzazioni

MONFALCONE Terremoto in Douglas Italia: la direzione della catena di profumerie ha formalizzato quattro giorni fa ai sindacati la lista dei 128 punti vendita che viaggiano verso la chiusura, entro giugno 2022. Ben cinque in Friuli Venezia, di cui quattro nella provincia di Udine e uno in quella di Trieste, alle Torri. La motivazione ufficiale è il calo di vendite. La buona notizia è però che a Monfalcone si salvano entrambi i fori commerciali, uno peraltro di media grandezza, in pieno centro storico, l’altro al polo Belforte di via Pocar, alla periferia ovest. Ma tirano un sospiro di sollievo pure l’esercizio di Villesse, al Tiare, e la profumeria in corso Verdi a Gorizia. Fiato sospeso invece per i negozi di via Roma a Cervignano, la cui data teorica di cessazione è il 15 maggio, di Gemona (metà agosto), di Udine in via Rialto (dicembre) – mentre al Città Fiera di Martignacco la saracinesca è già calata il 14 febbraio – e a Trieste per l’attività alle Torri. Qui si parla di fine giugno.



La ristrutturazione annunciata a livello nazionale coinvolge ben 457 lavoratori. Non è mistero che sul territorio a essere occupate siano soprattutto donne. Commesse e addette alle vendite. Stando ai sindacati la catena tedesca ha già disdettato la maggior parte dei contratti d’affitto dei negozi ora in bilico. Ma lo scenario sarà più chiaro al prossimo incontro, in agenda il 9 aprile, come confermano le segretarie provinciali di Uiltucs Marisa Furlan e di Fiscascat Cisl Elisa Miani. La parte sindacale, come confermato da entrambe, sollecita lo spostamento della partita Douglas al tavolo del Mise, affinché si apra un paracadute per i dipendenti, che si troverebbero a perdere l’impiego in piena pandemia e con una crisi economica in atto i cui riverberi nei prossimi anni sono ancora tutti da circostanziare. Un futuro più nero che mai.



A livello nazionale Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito la «ferma contrarietà» alle chiusure e sollecitato appunto la convocazione del tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo economico, già richiesta settimane fa. Il confronto con la direzione aziendale è ora aggiornato a dopo Pasqua, data entro la quale Douglas dovrebbe presentare il piano commerciale palesando i criteri di individuazione usati e le misure di salvaguardia occupazionale.

«È vero che ci sono molte casse integrazioni aperte – commenta Furlan (Uiltucs Gorizia – e che sul documento dell’azienda si parla di “riorganizzazioni”, quindi al momento non si possono dare per certe chiusure; è pur vero che Douglas ha già disdettato in numerosi posti i contratti d’affitto dei locali. Il 9 aprile si capirà cosa sta accadendo». In via generale Furlan auspica, dopo Pasqua, lo sblocco delle frontiere perché a destare molta preoccupazione è anche la tenuta del comparto turistico della zona: «Difficilmente – dice – località balneari come Grado o Portopiccolo reggeranno con il solo apporto dei visitatori regionali. L’accesso da Austria e Germania va sbloccato». «È vero che nel documento – spiega Miani – si parla di “riorganizzazione”, ma l’allegato cita il termine “chiusure” con indicazione di date e indirizzi, in un lungo elenco che attraversa la penisola». Solo a Milano si parla di 9 profumerie. «Attendiamo l’incontro a Roma – conclude Miani –, per qualche notizia in più. Si lavora per il Mise: lo scopo è attivare strumenti di supporto ai lavoratori e individuare eventuali cordate interessate all’assorbimento dei punti vendita». Ma Monfalcone (e l’Isontino) tiene duro. —


 

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