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Dal treno passeggeri rovesciato nel 1910 fino all'Ursus spinto alla deriva: la Bora sulle prime pagine

Le terribili gesta del vento hanno riempito le cronache cittadine per oltre un secolo. Senza dimenticare quelle sportive come quando l’Unione superò la Juve con un gol raffica

TRIESTE «La Bora ne ha fatto una delle sue. La prima a sentirne gli effetti fu la povera vecchia Koeller, che riportò diverse contusioni piuttosto gravi e che fu costretta all’ospitale. Poi, da una catasta di legna nel deposito della ditta M. sulla Riva, la Bora svelse parecchie tavole che precipitarono sulla via, andando a colpire il cavallo d’un vagone della Tramway in quello che passava. Il povero bucefalo cadde sulle quattro gambe, ma se la cavò alla manco peggio». Così riporta “Il Piccolo” del 2 febbraio 1882. La Bora inizia subito a fare notizia per il nuovo quotidiano di Teodoro Mayer.



1910. Quell’inverno, a Muggia, una Bora violentissima provoca il deragliamento e il ribaltamento di un treno lungo i binari della Parenzana. Muoiono tre persone, ma i feriti sono decine. “Il Piccolo della Sera” del 31 marzo esce in edizione straordinaria: “Un treno della ferrovia istriana rovesciato dalla Bora”. «Ore 4.45. Ci giunge in quest’istante la dolorosa notizia che il treno Trieste-Buie, partito da Sant’Andrea alle 3.10 è stato rovesciato dalla Bora tra S. Sabba e Muggia. Ci sarebbero purtroppo parecchie vittime». Il giorno dopo il titolo è: “La catastrofe ferroviaria di Muggia”.



1929. Nell’inverno più freddo e lungo del XX secolo, Trieste subisce diverse ondate di gelo e di Bora (le raffiche raggiungono i 150 chilometri). Su “Il Piccolo” di febbraio e inizio marzo i titoli sono urlati: “Eccezionale ondata di gelo”, “Città rabbrividente”, “Bufera glaciale”, “La città assaltata dalla più selvaggia bora che si ricordi”. «La città è quasi del tutto sprovvista di acqua. Quasi tutte le condutture sono congelate». Anche il mare lungo le rive è ghiacciato. «Il termometro, oltrepassati durante il giorno i 16 gradi sottozero, scese nella notte fino ai 19 gradi - scrive il quotidiano il 13 febbraio -. Meno 14 che sembra meno 30». L’effetto Bora amplica le temperature percepite. Il massimo freddo della storia: nel 1907 ci si era fermati a 13 gradi sotto zero. Fra gli episodi più eclatanti c’è il rovesciamento di un tram (il 18) che transita lungo le rive davanti al Palazzo del Lloyd: una vettura viene letteralmente strappata dai binari, risucchiata in aria e scaraventata a terra con molto spavento per i passeggeri, provocando fortunatamente solo feriti leggeri. «Strascichi della notte siberiana» titola “Il Piccolo” del 4 febbraio ricordando la morte di “un agente di commercio ucciso dal freddo” in via dello Scoglietto, “le mani congelate di tre marittimi” e “una vettura rovesciata durante un funerale”.



1953. Il 15 febbraio la Triestina batte la Juventus 2-1 (gol di Petagna e Dorigo). Determinante la Bora che soffia a 140 chilometri allo stadio di Valmaura. Un gol raffica al quinto minuto. «Il pallone era in fondo al sacco. Lo aveva scagliato Petagna da oltre venti metri; la violenza del tiro e la generosa spinta della Bora, annullarono ogni possibilità di intervento del portiere juventino. Era chiaro che bisognava tirare e tirare da distante, diagonalmente, frontalmente, da qualsiasi posizione. La Triestina aveva capito che quella era l’unica “tattica” applicabile con una bufera di quella specie» scrive sul “Giornale di Trieste” del 19 febbraio un cronista sportivo d’eccezione, Corrado Belci.



1954. «La città sferzata da una Bora ciclonica» titola il “Giornale di Trieste” del 2 febbraio riferendo di “raffiche sino a 160 all’ora” e del “termometro a sette gradi sotto”. “Una giornata che ricorda il famigerato inverno del 1929”. Trieste nuovamente messa a dura prova dal vento catabatico: 3 morti (una ragazza, una guardia forestale e un ferroviere) e oltre 400 persone senza tetto a causa della case scoperchiate.



2011. Il 2 marzo, alle 8, causa le raffiche di bora a oltre 170 chilometri all’ora, l'Ursus strappa gli ormeggi e finisce in balìa delle onde in mezzo al golfo, trascinando verso il largo anche il rimorchiatore Audax. Il pontone, senza nessuno a bordo, dopo aver lasciato la testata del molo quarto sfiora senza toccarla l’estremità della Diga vecchia e punta verso la Lanterna.

Viene salvato dai rimorchiatori della Tripmare e la società presenta il conto per quella operazione: 30 mila euro. La Bora spazza Trieste con raffiche fortissime per giorni. Oltre 90 persone finiscono all’ospedale. La “regina” delle raffiche è stata registrata dal Nautico: 176 chilometri all’ora. Un record assoluto.



2012. Il 2 febbraio delle forti raffiche di Bora scoperchiano in parte la cupola in rame di Palazzo Carciotti restaurata con una spesa di 900 mila euro. Nella copertura azzurra del Carciotti si apre uno squarcio che mette a nudo le travature sottostanti.



Ma come dimenticare quella volta che la Bora, a inizio ’900, «ha atterrato la moglie del bidello delle scuole di via dell’Istria, Cesira Fornasin, di 43 anni, la quale riportò contusioni alle mani, alle ginocchia, al naso e alle labbra». —


 

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