Contenuto riservato agli abbonati

Così al computer si può disegnare il vaccino "universale" per stendere le varianti

Questa babele di sequenze diverse sembrerebbe a prima vista disarmante, suggerendo che potremmo non riuscire mai a raggiungere un’immunità di gregge con il vaccino visto che il virus muta di continuo. Ma non necessariamente è così, in quanto abbiamo almeno tre armi per ovviare a questo problema.

TRIESTE Tutti i vaccini che abbiamo a disposizione contro il coronavirus si basano sul principio di attivare il sistema immunitario contro la proteina Spike. Lo scopo finale è quello di produrre anticorpi in grado di bloccare il legame di Spike con il recettore espresso sulle cellule umane (la proteina ACE2) e di stimolare la produzione di linfociti in grado di riconoscere e distruggere le cellule già infettate. La proteina Spike presente nei vaccini è quella descritta nel ceppo iniziale di Sars-CoV-2, isolato a Wuhan nel dicembre del 2019. Ciò che varia nei diversi vaccini è solo la modalità con cui Spike viene somministrata (come mRNA in Moderna e Pfizer, con un vettore virale in AstraZeneca, Johnson & Johnson e Sputnik V, o direttamente come proteina in Novavax).



Quando diversi paesi hanno iniziato a sequenziare in maniera sistematica i ceppi di virus isolati dai pazienti a partire dall’autunno scorso ci si è resi rapidamente conto che Sars-CoV-2 ha una certa tendenza a mutare. Tendenza relativamente modesta per questo coronavirus quando confrontato con altri virus (ad esempio, quello dell’influenza o HIV), ma comunque tale da selezionare ceppi che riescono a diffondersi leggermente meglio. Dal momento che la pandemia è dilagante e il numero di persone infettate è molto alto in tutto il mondo, ceppi mutati si stanno progressivamente allargando come presenza.

La variante B.1.1.7, originariamente identificata in Gran Bretagna, oggi costituisce già la maggior parte dei ceppi in Italia e in Europa; B1.351 e P1 sono, rispettivamente, i principali virus in Sudafrica e in Brasile. Almeno 6 varianti diverse circolano negli Stati Uniti, in California e in altri stati americani. Queste varianti sono il frutto di un processo di adattamento del virus alla specie umana, per cui la composizione delle proteine virali (inclusa Spike) muta sotto la spinta evoluzionistica che consente al virus di replicarsi in maniera più efficace.

Darwin sarebbe stato estasiato di vedere la propria teoria in azione sotto gli occhi, dispiegandosi nell’arco di soltanto pochi mesi. La denominazione geografica (inglese, brasiliana, sudafricana, californiana) non indica necessariamente eventi specifici di questi paesi, ma semplicemente riflette la capacità dei ricercatori di sequenziare le varianti – molti pensano che sarebbe ora politicamente più corretto chiamare queste varianti con nomi propri, come si fa per gli uragani.

Tornando ai vaccini, questa babele di sequenze diverse sembrerebbe a prima vista disarmante, suggerendo che potremmo non riuscire mai a raggiungere un’immunità di gregge con il vaccino visto che il virus muta di continuo. Ma non necessariamente è così, in quanto abbiamo almeno tre armi per ovviare a questo problema.

Primo, pur essendo i vaccini attuali basati sulla sequenza di Spike di Wuhan, questi sono in grado di bloccare la malattia dovuta anche alla maggior parte delle varianti in circolazione. Dati da sperimentazioni cliniche già a disposizione indicano che i vaccini di Novavax e Johnson & Johnson mantengono un’efficacia, ancorché parziale, anche con la variante sudafricana e che tutti i vaccini testati (incluso quello di AstraZeneca, che non sembra efficace nel prevenire l’infezione con questa variante) sono comunque in grado di azzerare il numero di casi gravi e la mortalità. Questa è un’indicazione che comunque il sistema immunitario è attivato a distruggere le cellule infettate, indipendente dalla presenza di anticorpi che neutralizzano il suo ingresso nelle cellule.

Seconda arma a nostra disposizione, i vaccini a mRNA sono estremamente versatili: basta inserire nei vaccini la sequenza delle nuove varianti e questi possono essere somministrati nuovamente. Dati clinici recenti mostrano come le persone che si sono infettate con il ceppo sudafricano sono di fatto in grado di rispondere in maniera completa sia a questa variante sia a tutte le altre, inclusa quella brasiliana, suggerendo quindi che questo ceppo possa stimolare un’immunità più estesa di quello di Wuhan. Moderna ha già prodotto un vaccino a mRNA con questa variante sudafricana e sta ora provandolo in una sperimentazione clinica.

Terzo, e ancora più interessante come possibilità futura, le varianti che stanno emergendo non sono infinite, ma convergono tutte nel cambiamento di non più di una decina di amminoacidi (i mattoncini che costituiscono le proteine) sugli oltre 1200 che costituiscono la proteina Spike. E’ un esempio eclatante di quello che viene definito evoluzione convergente: in diverse parti del mondo il virus seleziona comunque le stesse poche mutazioni, perché queste sono le uniche che gli conferiscono un vantaggio selettivo senza inattivare la sua capacità replicativa. Può allora diventare possibile disegnare al computer un vaccino “universale”, in cui le molecole di mRNA che costituiscono il vaccino non sono tutte uguali, ma sono costituite dalle permutazioni possibili di tutte le mutazioni che stanno circolando. Un tale vaccino sintetico dovrebbe proteggere, in principio, da tutti i ceppi di coronavirus attuali e anche da quelli futuri. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Banana bread al cioccolato

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi