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Scuola, sul rientro in classe la Regione Fvg attende la data da Roma. Ecco cosa ne pensano presidi, studenti, mamme e sindacati

La Cgil chiede di estendere i congedi parentali a chi lavora in smart working con figli in Dad

4 minuti di lettura

TRIESTE Si torna in classe anche in zona rossa, dall’asilo nido alla prima media, ma non si sa ancora quando. Il governo Draghi ha deciso di riaprire le scuole per i più piccoli dopo il ponte di Pasqua, ma Regioni e Uffici scolastici non hanno ancora ricevuto indicazioni da Roma. La scelta sarà formalizzata con un decreto a inizio settimana ed eliminerà la discrezionalità in materia delle varie Regioni.

A gennaio la giunta Fedriga aveva ritardato la ripresa rispetto ad altri territori, poi i ragazzi sono tornati tra i banchi e dall’8 marzo si è infine anticipata la didattica a distanza al 100% per medie e superiori. Ora asili, materne e medie chiudono la seconda settimana di stop e lunedì comincerà la terza. Per medie e superiori si tratterà della quarta.



Esperti e associazioni sollevano intanto da mesi il problema dell’aumento dei disturbi psicologici e le famiglie sono provate dalla difficoltà a seguire i figli rimasti a casa. Tra disagi organizzativi e apprensione per gli effetti di un secondo anno scolastico, a Trieste le manifestazioni in piazza Unità dei genitori “anti dad” sono diventate una costante.

Anche se il Fvg rimarrà come probabile in zona rossa dopo il 6 aprile, la scuola ricomincerà in presenza, mentre continueranno a rimanere chiusi negozi, bar e ristoranti, che il presidente Massimiliano Fedriga chiede possano ricominciare a loro volta. Ma il governatore è favorevole alla riapertura per i primi cicli (mentre si è detto contrario per le superiori) e così pure l’assessore all’Istruzione Alessia Rosolen.



«Aspettiamo il decreto – dice Rosolen – per avere l’ufficialità della data. Tenere chiuse le scuole per i più piccoli è una misura che abbiamo sempre cercato di evitare: bene le riaperture, ricordando però che i dati ci dicono che i contagi ci sono anche fra bambini e ragazzi. Ma è giusto ricominciare: la dad ha dei limiti e le famiglie hanno grande disagio a gestire i figli piccoli rimasti a casa». Al proposito, la Cgil chiede con Rossana Giacaz di «estendere i congedi parentali e bonus babysitter anche a chi lavora in smart working, in caso di ricorso alla didattica a distanza per i figli». —

La dirigente Cervetti (istituto comprensivo Gorizia 2): «Dovremo fare presto come sempre»

Raffella Cervetti 

«Dovremo come sempre organizzare il servizio al meglio e in tempi brevi»: è questo, alla notizia della ripartenza delle scuole in presenza fino alla prima media, il commento di Raffaella Cervetti, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Gorizia 2. «Purtroppo - aggiunge Cervetti - la nuova normalità è questa, un’emergenza costante e comunicazioni che ci arrivano alla spicciolata e alle quali poi è necessario adeguarsi rapidamente. Siamo ormai abituati a continui assestamenti alla nostra didattica e alla quotidianità della scuola, che anche stavolta andrà risistemata. C’è parecchio da fare, ormai da tempo non esistono orari, siamo operativi sempre. La problematica più grande ora sarà la gestione dei docenti, perché saranno in presenza con le prime e a distanza con le seconde e le terze, e questo sarà di sicuro un disagio. Dovremo quindi riconsiderare da subito tutto il programma delle ore dei vari insegnanti. Di nuovo». — 

Matteo, lo studente delle superiori: «Anche noi pronti, se in sicurezza»

Lo studente delle superiori Matteo Zambon 

«È giusto tornare in presenza? Assolutamente sì, ma sinceramente vorremmo tornare a scuola in totale sicurezza - spiega Matteo Zambon, rappresentante gli studenti dell’istituto Volta di Trieste che qui però precisa di parlare a titolo personale - senza aver paura di un’ennesima possibile chiusura, evitando così quell’alternarsi tra “chiudi e riapri” che stiamo vivendo da settembre 2020. Sento spesso anche i rappresentanti delle altre scuole e molti hanno le stesse idee. Ci sono tante domande e diversi dubbi. Siamo stanchi - evidenzia - di ricevere soluzioni a metà, vogliamo ritornare, ma dev’essere una decisione presa al momento giusto. Servono soluzioni concrete e scelte ponderate. La didattica in presenza è importante e non si può negare che quella a distanza abbia portato dei disagi, ma continuare ad aprire e richiudere gli istituti crea più problemi della stessa Dad».

 
La mamma del comitato "Priorità Scuola Trieste": «Ora in aula devono tornare tutti»
 
Lamamma Cristina Gregoris referente del movimento Priorità Scuola Trieste 
 
«Sbloccare la situazione era necessario, molte famiglie si trovano in difficoltà, soprattutto chi ha bambini piccoli». Così Cristina Gregoris, mamma di una studentessa liceale e referente per il movimento “Priorità Scuola Trieste”, commenta la riapertura parziale delle scuole. «Ma noi vogliamo che tutti rientrino, e in tempi brevi - puntualizza - per questo chiediamo che il Friuli Venezia Giulia diventi una scuola pilota in Italia, dove tutte le classi riprendano la didattica in presenza, anche in zona rossa. Sono convinta che sia una misura adeguata anche per garantire un monitoraggio costante e più attento di ragazzi e bambini, cosa che adesso non avviene, monitoraggio che darebbe modo di fermare subito anche eventuali focolai, con azioni immediate ed efficaci. La scuola - chiude Gregoris - è un ambiente sicuro, non è veicolo di contagi che di solito avvengono fuori». —
 
La dirigente Reppini di Trieste (istituto Svevo): «Ci sono nodi, ma felici di ripartire»
 
Marina Reppini, dirigente dell'istituto comprensivo Italo Svevo di Trieste 
 
«Noi siamo pronti al rientro per la primaria, anche perché abbiamo tante famiglie in grande difficoltà», spiega Marina Reppini, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Italo Svevo di Trieste: «Chi lavora fuori casa e non ha un aiuto non ce la fa, e capita che porti i figli con sé, vanificando quindi la Dad. Ma non è colpa della famiglia, se non ci sono soluzioni alternative. Ben venga quindi il rientro, anche perché abbiamo avuto finora pochi contagi a scuola, rispettando sempre con grandissima attenzione le regole. Ci preoccupa un po’ invece - aggiunge Reppini - la ripresa della prima media, perché andrà ricalibrato tutto l’orario, dovremo mettere in campo un’organizzazione nuova: tutto da rifare, compatibilmente con gli insegnanti in presenza in alcune classi e non in altre. Certo siamo felici di ricominciare - sottolinea - anche se avremo qualche grattacapo da risolvere». —

Il sindacalista Previti (Uil): «Servono più controlli sul territorio»

Il segretario regionale Uil Scuola Ugo Previti 

Per Ugo Previti, segretario regionale della Uil Scuola, si rischia di tornare a casa in breve tempo se non verranno potenziati i controlli sul territorio. «Vedo ancora poco rispetto delle regole in generale - rileva - e auspico che ci sia anche una maggior presenza delle forze dell’ordine. Perché la scuola è un ambiente sicuro, se poi fuori però non si osservano le misure previste il quadro complessivo dei contagi non migliorerà. Come sindacati il nostro desiderio è che tutti gli studenti, di ogni ordine e grado, tornino in classe: penso soprattutto ai più piccoli, i bambini della scuola dell’infanzia ai quali sicuramente non fa bene seguire le lezioni, anche se sotto forma di gioco, davanti a uno schermo. E poi - aggiunge - serve sicurezza per il personale: ricordiamo che al momento non tutti hanno ancora completato la vaccinazione, molti devono sottoporsi alla seconda somministrazione». —

La dirigente Quasimodo del Carducci Dante: «Una prova di tenuta del sistema»

La dirigente del liceo Dante-Carducci di Trieste, Oliva Quasimodo 

«Credo che il ritorno in classe previsto al momento possa considerarsi una sorta di prova - commenta Oliva Quasimodo, dirigente scolastica del liceo Dante-Carducci di Trieste - per valutare quello che secondo noi è l’elemento più delicato, il tracciamento. Forse, se tutto funziona, gradualmente si può pensare a un rientro anche per tutti gli altri studenti. Bisognerà capire come reagisce il sistema, la tenuta del mondo della scuola in generale. Per ora i ragazzi delle superiori sono un po’ rassegnati, molti pensano di concludere l’anno a casa. Noi, così come i docenti, cerchiamo di pensare ai prossimi mesi con speranza. Crediamo che, almeno per le quinte, che quest’anno avranno la maturità, sia fondamentale la presenza nuovamente in classe, almeno nell’ultima parte dell’anno, per ritrovare compagni e docenti. Questo naturalmente dipenderà da tanti fattori - conclude Quasimodo - ma ci speriamo davvero».

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