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Fra cantina e casa famiglia il futuro di Villa Russiz 

Una foto dell’archivio di Villa Russiz con le maestranze al lavoro fuori dalla cantina storica e, a destra, Villa Russiz oggi

Approvato in Regione l’ultimo atto formale per salvare la Fondazione. Dopo la modifica dello Statuto si potrà costituire il nuovo Cda 

CAPRIVA Sorridono i bambini della casa famiglia della Fondazione Villa Russiz. Il tiepido sole di inizio primavera accompagna i loro giochi all’ombra del bianco castello che, nello stile, ricalca quello di Miramare. Tutto intorno il paesaggio è bucolico: anziché il Golfo di Trieste puntellato di vele, qui il segno distintivo del territorio sono le vigne del Collio. I bambini sorridono inconsapevoli del fatto che quella di ieri è stata una giornata importante anche per loro. In mattinata la giunta regionale ha approvato la delibera che di fatto ha chiuso l’operazione di salvataggio dell’ente la cui storia è iniziata nel 1868, quando l’erede del barone Giulio Ettore Ritter de Zahony, la figlia Elvine, sposò il conte enologo Theodor de la Tour.

Il dono di nozze fu una tenuta di circa 100 ettari a Capriva, nei pressi del confine tra il Regno d’Italia e l’Impero Austroungarico. All’interno dei possedimenti della coppia vennero subito iniziati i lavori di restauro e di impianto di un’attività principalmente vinicola, portando il meglio delle tecniche dell’epoca e il risultato degli studi del conte. Mentre il conte introduceva nel Collio le barbatelle francesi, Elvine dedicava la sua vita alle bambine, aprendo un educandato a tutte le giovani meno abbienti del comprensorio, senza distinzione di credo religioso. Il conte morì prima della Grande Guerra, la contessa nel 1916 e a quel punto entrò in scena la terza figura chiave di questa vicenda: Adele Cerruti. La nobildonna istituì nel difficile periodo post bellico un orfanotrofio prendendo in gestione anche l’azienda agricola. Azienda agricola e casa famiglia sono legate a doppio filo. I proventi dell’una sono investiti per sostenere l’altra che oggi offre accoglienza a 16 bambini.



Questa storia ultracentenaria rischiava di venire spazzata via a causa di un buco da 7 milioni accumulato negli anni e che aveva portato al commissariamento dell’ente. Già nel 2016 era stato avviato un piano di salvataggio. Ora grazie all’azione congiunta di Regione e Camera di Commercio Venezia Giulia la Fondazione Villa Russiz può guardare al futuro con ottimismo. Di fatto il debito è stato dimezzato e, anziché nei confronti delle banche, ora è nei confronti del Fondo Gorizia. «L’iter tecnico amministrativo si è concluso», confermano dalla Regione aggiungendo che le due istituzioni hanno dato un segnale importante al territorio. La Fondazione rimarrà quindi in mano pubblica come è sempre stato auspicato da tutti.

Ora il prossimo passo sarà quello di ricostituire il Consiglio d’amministrazione, ma con la cancellazione della Provincia di Gorizia - che contava un componente -, prima ci vorrà la modifica dello statuto con un atto notarile. A quel punto Regione, Camera di Commercio, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e Comune di Capriva dovranno esprimere i propri rappresentanti. Sui tempi Gianni Mighetti, commissario straordinario dall’agosto 2018, non si sbilancia. Auspica già metà aprile, invece, Antonio Paoletti, presidente della Camera di Commercio Venezia Giulia, che sul futuro dell’ente però resta cauto: «Ciò che succederà sarà oggetto di discussione del nuovo Cda». Paoletti però si toglie qualche sassolino dalla scarpa: «Non ci sembrava opportuno lasciare finire questa realtà in mani straniere. Il nostro obiettivo era salvaguardare un’istituzione benefica che è un faro per il territorio e che può essere un punto di riferimento per tutto il Collio, una zona ad alto richiamo e valore turistico. Su questa vicenda la Camera di Commercio, con l’ausilio della Regione, ha lavorato in un assordante silenzio del territorio e ora vede salire altri sul carro dei vincitori. Noi comunque siamo soddisfatti e penso anche gli altri. Ora possono tutti dormire sonni più tranquilli». —

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