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La grande distribuzione avanza a Trieste: presto avremo quasi 100 supermercati

Attivi oggi in città 94 supermercati. E presto si sfiorerà quota 100. Intanto Ikea bussa per Porto vecchio. Trieste attira per reddito pro-capite e capacità di spesa

Laura Tonero
2 minuti di lettura
Le opere in corso per la demolizione e la successiva riqualificazione dell’ex centro elaborazione dati Crt fra Servola e Valmaura: qui nascerà il supermercato Cadoro. Foto Andrea Lasorte 

TRIESTE Sono 94 i supermercati attivi nel Comune di Trieste. E da qui a un anno la città ne vedrà certamente inaugurare altri tre: il secondo discount di Aldì in via Fabio Severo, il nuovo Despar all’ex Maddalena e il punto vendita con l’insegna Cadoro in via dell’Istria, dove proprio in questi giorni stanno entrando nel vivo gli interventi di demolizione e successiva riqualificazione del vecchio centro elaborazione dati dell’allora Crt. In saccoccia, però, ce ne sono ulteriori tre: Aldì ha rilevato due terreni per costruire altrettanti supermercati in via Salata e in via Flavia e, così ormai trapela, sarà Conad a sbarcare con un’importante superficie di vendita nel futuro complesso urbano dell’ex Fiera a Montebello.

Aldì, in via Fabio Severo, aprirà un punto vendita da circa 900 metri qiadrati: quelli attesi in via Salata e in via Flavia ne avranno rispettivamente 1.200 e 1. 300. Cadoro sbarcherà quindi nel 2022 a Valmaura con una “scommessa” da 1.499 metri quadrati, mentre il Despar che contribuirà alla rigenerazione dell’ex Maddalena avrà una superficie di vendita di circa mille metri quadrati all’interno di un più ampio complesso commerciale. La partita del Porto vecchio, inoltre, sta provocando non pochi appetiti. In una recente intervista rilasciata a Telequattro il sindaco non ha nascosto, ad esempio, che pure Ikea abbia già bussato alla porta. E proprio l’antico scalo potrà darne risposta, si presume.

Trieste insomma perde di anno in anno residenti, ma il trend demografico non frena l’interesse della grande distribuzione organizzata (Gdo), dell’alimentare in particolar modo. La città, in ogni caso, a oggi rileva un rapporto tra numero di residenti e metri quadrati di vendita di alimentari dello 0, 20, quando Udine raccoglie lo 0,40 e la media nazionale si attesta sullo 0, 32. Margini per nuovi supermercati, quindi, sulla carta ci sono.

Ma ci sono altri fattori che attraggono in città i colossi della Gdo. Quali? «Il reddito pro-capite e i depositi bancari, oltre al fatto che Trieste è vista come una città con nette prospettive di sviluppo e dove si spende mediamente molto per l’acquisto di generi alimentari», rivela Sergio Bavazzano, direttore di Montedoro Shopping, la cui famiglia è da generazioni impegnata nella Gdo, ottimo conoscitore delle dinamiche che animano il settore. Non va sottovalutato in effetti che i report del Sole 24 Ore spingono Trieste in vetta a livello nazionale per depositi bancari, e che nei dati del 2019 la città è al primo posto per affidabilità finanziaria in base al rapporto tra il reddito e le rate di mutui e finanziamenti in generale.

L’aspetto che spinge poi realtà come Aldi, Aspiag Service per Despar o Lidl ad aprire nell’arco di pochi anni più punti vendita dipende anche dagli oneri legati ai rifornimenti, spiega Bavazzano: «Arrivare fino a Trieste con i tir per l’approvvigionamento di un unico punto vendita incide molto sul costo finale, invece farlo per più negozi diventa sostenibile». Per Bavazzano, «programmando nuove aperture non si può comunque non tenere conto del calo demografico, e a livello di centri commerciali, mentre Montedoro ha sempre avuto risposte importanti dalla clientela slovena e croata, gli altri dovranno inevitabilmente rinnovarsi per reggere la spietata concorrenza».

«Gli investimenti in atto da parte della Gdo sono giustificati dai segnali importanti di crescita di Trieste – valuta l’assessore al Commercio Serena Tonel – e al fine di mantenere un equilibrio tra questo fenomeno e la valorizzazione del commercio di prossimità è fondamentale continuare a confrontarsi con le categorie, e lavorare sul tema della rigenerazione urbana, cogliendo le opportunità che si presentano». Il piccolo commercio però guarda con preoccupazione ai nuovi grandi insediamenti: «Stiamo vigilando affinché l’offerta commerciale in città sia proporzionata al territorio, tenendo in considerazione gli esercizi già esistenti», riferisce la presidente del Gruppo Commercio di Confcommercio Trieste Elena Pellaschiar: «La Gdo spaventa il piccolo commerciante perché c’è difficoltà a competere con le offerte, malgrado noi si punti ovviamente su qualità, competenza e servizio. Ogni media-grande superficie di vendita che apre fa andare in sofferenza decine di piccoli negozi».—


 

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