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Si riaccende il dibattito sull’apertura delle scuole: la giunta Fvg resta prudente

Rosolen: «Tutti vorremmo i ragazzi in classe ma c’è un quadro epidemiologico da valutare». I sindacati chiedono la ripartenza. Barbone: «Allentare la stretta ora vanificherebbe tutto»

Marco Ballico
3 minuti di lettura

TRIESTE Fermo restando che a determinare la svolta potrà essere solo una discesa dei contagi, avverte l’assessore Alessia Rosolen, il ritorno a scuola dei bambini dell’infanzia e delle primarie dopo Pasqua, su cui sta lavorando il governo, è un ragionamento che si riapre anche in Friuli Venezia Giulia. Pure Massimiliano Fedriga, con tutta la prudenza del caso, e sperando che sia davvero possibile, assicura che «l’impegno di tutti è far ritornare gli studenti in aula il prima possibile».

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Il presidente della Regione si dice «preoccupato» per la didattica a distanza per i più piccoli («Alle superiori i ragazzi possono gestirsi con maggiore consapevolezza»), ma non dimentica peraltro di ribadire che, sul tema, «si è portata avanti una battaglia partitico-ideologica». In sostanza, «nessuno si diverte a chiudere la scuola». Se lo si è fatto, è «perché i dati testimoniano che, oltre al contesto familiare, i focolai si sono sviluppati nel lavoro e a scuola». Ma è anche «scorretto», prosegue, contrapporre l’istruzione al lavoro: «Le scuole sono state chiuse e lo sono stati anche bar, palestre e altre attività che danno il pane a migliaia di famiglie e non possono essere umiliate dopo enormi sacrifici». Rosolen resta in attesa di indicazioni romane. «Vedremo che cosa verrà scritto nel Dpcm e ci adegueremo – dichiara –. Chiaro che vorremmo i ragazzi in classe, ma tutto dipenderà dal contesto epidemiologico».

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Linea comune anche tra i sindacati. Decisi nel ritenere che le scuole vadano aperte, anche per evitare che i ragazzi si incontrino altrove. «È l’ultima istituzione da chiudere e la prima a dover ripartire, quando la curva del contagio scende – dice Adriano Zonta della Cgil Flc –. In questa fase giusto si parli di infanzia e primarie, ma anche i più grandi meritano fiducia vista la responsabilità dimostrata in presenza. È anzi la didattica a distanza a favorire contatti al di fuori delle regole». «Con attenzione, ma ben venga una riapertura – dice anche Ugo Previti della Uil Scuola –. Il problema sono gli adulti che vanno in giro anche quando non dovrebbero, perfino a divertirsi, non gli studenti con mascherina e distanziamento nelle classi. Il controllo va intensificato all’esterno». Tina Cupani della Cisl aggiunge che, «lì dove il virus è sotto controllo, si deve poter fare attività in presenza».

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Quanto alla scuola come possibile focolaio, uno studio condotto da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici, tra cui Sara Gandini dello Ieo di Milano, e fondato su dati del ministero e della Protezione civile su un campione di 7,3 milioni di studenti e 770mila insegnanti, “scagiona” la scuola in presenza. «Il rischio zero non esiste, ma possiamo affermare che la scuola è uno dei luoghi più sicuri», sintetizza l’epidemiologa. Ma è ancora Cupani a sottolineare che uno dei problemi è proprio l’assenza di una comunicazione unica: «Ci sono ricerche che vanno in un senso e altre in quello opposto. Ognuno dice la sua».

In Regione si continua intanto a monitorare il trend dell’infezione. Fabio Barbone, coordinatore della task force Fvg, si confronterà oggi con i tecnici ministeriali sulla fotografia della scorsa settimana, quella del picco. Sul tavolo anche la criticità di numeri che, per il disallineamento del flusso dei dati, a Roma vengono sottostimati rispetto a quelli quotidiani della Protezione civile. Pochi dubbi, in ogni caso, sulla zona rossa per il Fvg fino a Pasqua, ma Barbone ritiene sia prematuro allentare le restrizioni anche subito dopo. «Se è vero che il peggio sembra alle spalle, anticipare le riaperture può farci ricominciare tutto da capo».

Nel bollettino di ieri i nuovi positivi sono 762, la somma tra i 528 emersi da tamponi molecolari (su 8.922, 5,92%) e dei 234 da test antigenici (su 4.074, 5,74%). Il rapporto sul totale dei controlli (12.996) è del 5,86%, quello più significativo sui casi testati è stabile al 18%. Ad aver contratto il virus sono stati sin qui 93.370 cittadini, di cui 44.999 in provincia di Udine (+361), 18.671 a Pordenone (+88), 17.379 a Trieste (+169), 11.280 a Gorizia (+127) e 1.041 di fuori regione (+17). Nelle case di riposo si registrano due contagi tra gli operatori, nel Ssr altri 11 tra i dipendenti, di cui due in Asugi.

Per il secondo giorno consecutivo la curva è in discesa: la somma dei positivi negli ultimi sette giorni a confronto con quella dei sette precedenti segna il -7,3%. Un buon segnale che verrà purtroppo seguito solo più in là dal calo di decessi e ospedalizzati.

Con altri 20 morti con diagnosi Covid il totale è di 3.186: 1.655 a Udine (+18), 689 a Trieste (+1), 625 a Pordenone (+1) e 217 a Gorizia. Si svuotano almeno un po’ le terapie intensive (80, -3), ma salgono ancora i posti occupati nelle aree mediche (634, +14). Gli attualmente positivi sono 16.740 (+460), i totalmente guariti 70.325 (+153), i clinicamente guariti 3.119 (+129), gli isolamenti 16.026 (+449). —


 

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