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Rotta balcanica, tra i boschi dei disperati il fiume dell’indifferenza

I reticolati sono sttai stesi lungo centinaia di chilometri

I pericoli affrontati nel lungo tragitto da migliaia di uomini e donne  

A nord est di Rijeka (Fiume), tra i monti Risnjak e Sneznik c’è un altopiano carsico, il Gorski Kotar, coperto di boschi e poco abitato. Qui nascono due corsi d’acqua: il Licanka, sotterraneo affluente del Dobracina; e il Kupa. I romani nel primo secolo d.C. ebbero la necessità di fortificare il confine tra Tharsaticum (Fiume) e Nauporto (Vrhnika) per difendersi dalle scorrerie di Histri e Giapidi. Le acque del Kupa dopo 224 chilometri si uniscono alla Sava che a Belgrado entra nel Danubio il quale sfocia nel Pontus Axenius, Mare inospitale per i greci, Karadeniz o mar Nero per i turchi. Questo territorio è il limes tra Europa e Asia; i Balcani ne sono il confine.



Il Kupa entra in Slovenia vicino a Osilnica (Vallombrosa del Carnaro). Il fiume ha una notevole portata, è il confine naturale tra Croazia e Slovenia per 113 km, da Osilnica a Rakovec, dove la sua larghezza è di 60 metri e la profondità media di 1,5 metri. È di grande importanza idrologica, zoologica e ecosistemica perché disseta la fauna selvatica locale; dal 2010 è Destinazione europea di eccellenza. Scorre tra pareti scoscese, si infila tra ripidi pendii formando poche piane alluvionali coltivate. Per l’acqua pulita e calda è un fiume popolare in cui nuotare, praticare rafting, canoa e pesca. Non mancano le descrizioni, secondo la più stucchevole propaganda turistica. Ciononostante è un luogo interessante; una delle zone forestali più dense e meno popolate dei Balcani, dove i villaggi stanno quasi esclusivamente nelle pianure disboscate; il fiume in questo tratto di confine è attraversato solo da 4 ponti. Questi boschi giungono fino a nord di Sarajevo, e per il Kosovo orientale in Bulgaria, Grecia e Turchia. I boschi proteggono la fauna selvatica. Altri mammiferi sono divenuti loro malgrado selvatici. Sono uomini e donne che percorrono tra mille pericoli la Rotta balcanica, perseguitati da altri esemplari di specie simile alla nostra (homo malus malus). Molti migranti dalle coste greche tentano, attraverso i boschi, di giungere sulla riva meridionale del Kupa. Il governo sloveno afferma che c’è un’invasione di immigrati da Afghanistan e Siria che attraversano i Balcani per raggiungere l’Europa. Ma, consultando i dati di fonte slovena e Eurostat, si scopre che nel 2020 i richiedenti asilo sono stati 3.550, le cittadinanze concesse 300, i respingimenti ai confini 3.875 (-50% dal 2011), illegali o clandestini fermati 5.765 (+68% dal 2011), espulsioni 2.060 (-39% dal 2011). In Slovenia gli stranieri residenti sono il 5,9%. Il 78% dei migranti viene dai Balcani, il 44% dalla Bosnia Erzegovina.

Più che una misura contro l’immigrazione extraUe, il reticolato al confine è la continuazione delle guerre balcaniche. Dopo che l’Ungheria ha chiuso i confini con la Serbia (175 km di filo spinato), i flussi in Croazia si sono intensificati e per i migranti le rive del Kupa sono divenute un inferno. Il silenzio dei boschi ospita la disperazione. La Slovenia ha blindato il confine col filo spinato. La Croazia respinge i migranti in altro modo: lungo la frontiera con la Bosnia ci sono molti cartelli con scritto “Ne prilazite, na ovom produčju je velika opasnost od mina”. Più di 20 mila mine sono il lascito micidiale delle guerre nate dalla dissoluzione della Jugoslavia. I migranti subiscono aggressioni, furti, violenze, espulsioni illecite. Lo sappiamo e accettiamo indifferenti che i nostri simili siano lasciati in queste condizioni inumane. Anche il fiume scorre indifferente. Il suo nome, Colapis in latino, è Kupa in croato. In sloveno, ma vale per tutti gli europei, si chiama Kolpa. —

*sociologo


 

Fiammiferi di asparagi con aspretto di ciliegie

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