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Ospedali isontini riorganizzati per far fronte all'emergenza Covid

L'ospedale di Gorizia

Contagi in crescita: al San Giovanni di Gorizia introdotti 16 posti-letto di terapia semi-intensiva che si affiancano ai 65 a bassa e media intensità

GORIZIA Il San Giovanni di Dio diventa sempre più ospedale Covid. Lo testimonia l’allestimento di nuovi posti-letto dedicati, che va di pari passo con l’aumento esponenziale dei contagi. Non solo. Considerato l’aumento dei ricoveri per coronavirus, da venerdì «e sino a quando non calerà la pressione ospedaliera», l’attività ospedaliera è stata nuovamente riorganizzata trasformando gli attuali otto posti-letto di terapia intensiva in 14/16 posti di semi-intensiva Covid. In sostanza, le lancette dell’orologio si sono risintonizzate alla prima ondata. «Siamo costretti a fare di necessità virtù, visti i numeri», allarga le braccia Daniele Pittioni, direttore medico-ospedaliero e responsabile dei nosocomi di Gorizia e Monfalcone. Come già attuato nella precedente fase pandemica, tutta l’attività chirurgica urgente e oncologica indifferibile o “tempo-dipendente” verrà spostata nell’ospedale San Polo di Monfalcone.



Rimarranno attivi a Gorizia gli ambulatori divisionali, la sala gessi e tutte le consulenze per i reparti e per il Pronto soccorso nella fascia dalle 8 alle 20, con l’attivazione della reperibilità nel restante orario. Quattro posti letto semi-intensivi monitorati resteranno a disposizione dell’Unità di Terapia intensiva cardiologica mentre sarà sempre presente la guardia attiva cardiologica sulle 24 ore e garantite le consulenze per i reparti e per il Pronto soccorso. Rimarranno attivi gli ambulatori chirurgici e una parziale attività di elettrostimolazione. Le urgenze verranno trasferite, invece, all’Unità di Terapia intensiva cardiologica di Monfalcone. Anche la guardia anestesiologica sarà garantita sulle 24 ore e eventuali urgenze verranno trasferite nell’analoga struttura del San Polo. Tutte le altre attività rimarranno invariate.



«In questo modo - spiega ancora il direttore Pittioni - l’ospedale di Gorizia avrà attivi, in totale, 65 posti-letto Covid a media e bassa intensità e da 14 a 16 letti semi-intensivi, sempre per i pazienti Covid. L’evoluzione del coronavirus è estremamente repentina e, a livello organizzativo, dobbiamo sempre stare con gli occhi ben aperti ed essere pronti a riorganizzare gli spazi, e così stiamo facendo. Sia chiaro: tutto è reversibile e tutto tornerà come prima, ad emergenza cessata. Scrivetelo pure a caratteri cubitali, per favore».

A conferma dell’estrema imprevedibilità della diffusione di questo nemico subdolo e invisibile, è da rammentare come, agli inizi di marzo, emersero timidamente i primi segni di normalità al San Giovanni di Dio perché i 15 posti-letto dell’area medicina Covid posti al quarto piano dell’ospedale di via Fatebenefratelli, furono riconvertiti in letti di Neurologia Covid-free, ripristinando così l’organizzazione del periodo antecedente all’apertura della Medicina Covid. Poi, cioé oggi, la situazione è nuovamente precipitata. 

Rilevante (e preoccupante al tempo stesso) anche il trend del Pronto soccorso monfalconese dove, martedì mattina, si contavano 11 positivi. Poi, nell’arco della giornata, ne sono stati dimessi due e uno trasferito al San Giovanni di Dio, prontamente (però) rimpiazzati da altre due persone alle prese con il virus e necessarie di cure. Questo ad evidenziare, una volta di più, come la situazione sia in continua evoluzione e cambia, molte volte, dalla mattina al pomeriggio.

«Teniamo botta», si limita ad osservare Daniele Pittioni, direttore medico-ospedaliero e responsabile dei nosocomi di Gorizia e Monfalcone. Ma le descrizioni che rimbalzano all’esterno parlano di un personale sotto pressione. Intanto, mappa della Protezione civile alla mano, è evidente l’ascesa del contagio a Gorizia. Risultano attualmente positive 355 persone: solo pochi giorni fa, il loro numero si era attestato attorno alle 200 unità. Contestualmente, risultano essere 479 le persone in quarantena. —


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