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"Capo in b" più costoso? I baristi del centro sono cauti: «Meglio fare ritocchi graduali»

Caffè per asporto in preparazione al Rex. Foto di Andrea Lasorte

Russi (Joyce): temo possa essere un’arma a doppio taglio. Bossi (Rex): non è il caso di infilarci nelle tasche della gente

Tra i bar del centro storico c’è chi si professa pronto a raccogliere la sfida dell’Antico Caffè San Marco e a provare a chiedere di più per la tazzina, a patto però di farlo in maniera graduale. Ma c’è pure chi ritiene che accordarsi in tal senso è sbagliato, perché equivale a istituire un cartello dei prezzi.

Il titolare del James Joyce Cafè Tiziano Russi sostiene ad esempio che «gli aumenti in questo momento sono un argomento delicato. Capisco e in parte condivido la provocazione di Alexandros Delithanassis. Ma il San Marco è come un museo. Anch’io gli darei 1,50 euro per entrare a farci un giro. Da noi l’aumento rischierebbe di sortire un effetto diverso, temo che potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. A Trieste pare che 10 centesimi possano cambiare la vita». «È anche vero che in passato, prima dell’euro, il prezzo del caffè seguiva quello dei quotidiani», prosegue Russi: «Io la tazzina ce l’ho ancora a 1,10 euro. Passare subito a 1,50 sarebbe esagerato, forse si può pensare a un aumento graduale. Quanto ai ristori, hanno coperto tra il 4% e il 6% del fatturato che abbiamo perso. Il calcolo di Delithanassis è corretto. Inoltre sono lenti ad arrivare e non coprono le spese».



Dal punto di vista di Manuel Bossi, a capo di Rex Bar e Osteria del Caffè, sarebbe praticabile «un aumento graduale, proporzionale però alla qualità del servizio. All’Osteria abbiamo prodotti che arrivano fino a due euro, perché sono buoni. La gente ne beve magari uno in meno, ma se lo gode. D’altronde non è il momento di mettere le mani nelle tasche dei clienti. Una soluzione di compromesso potrebbe essere portare la tazzina base da 1,20 a 1,30 euro. A Trieste abbiamo le torrefazioni, ma i costi di tutte le altre materie prime stanno salendo». Chiosa Fausto Vilevich, del Bar Libreria Knulp: «Non è possibile fare un cartello per aumentare i prezzi. A Vicenza ci hanno provato ma sono stati denunciati». In effetti lo scorso maggio una cinquantina di esercenti vicentini si era accordata per alzare i prezzi di caffè e cappuccino: in tutta risposta il Codacons aveva annunciato un esposto all’Antitrust, chiedendo di sanzionarli. «Ritengo giusto che ognuno metta il prezzo che vuole, a seconda di strategie aziendali e coscienza», prosegue Vilevich: «Per il resto i problemi denunciati da Delithanassis sono reali. Vanno richiesti ristori più adeguati. Il conto corrente va sempre più sott’acqua. Se poi un cliente ha uno stipendio tutelato, nulla gli impedisce di fare un gesto solidale. La mancia è più gratificante anche per chi lavora».—



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