Immunità di gregge, virus indebolito, una normalità diversa: ecco quali potrebbero essere gli scenari del futuro nella lotta contro il Covid

Quanto a lungo questo virus rimarrà in nostra compagnia e cosa succederà nel futuro vicino?

TRIESTE Dopo l’ennesima dimostrazione, questa volta da parte di tutta l’Europa, di incapacità ad affrontare la pandemia con razionalità (che bisogno c’era di fermare il vaccino AstraZeneca quando l’esiguità numerica dei casi eventualmente problematici era tale da rendere comunque il vaccino la scelta migliore? come poteva l’Ema emanare un verdetto diverso di fronte a questa evidenza? con l’unico risultato ottenuto quello di gettare un’ombra di diffidenza nella popolazione), rimane in ogni caso il problema di capire quanto a lungo questo virus rimarrà in nostra compagnia e cosa succederà nel futuro vicino. Ecco allora alcuni degli scenari possibili.

Scenario 1: l’immunità di gregge. La maggioranza delle stime indica che, per impedire che il virus continui a circolare nella popolazione, almeno il 60-70% degli individui non sia più infettabile, o perché sono già stati infettati per via naturale o perché hanno ricevuto un vaccino. Più passa il tempo, però, più questo obiettivo sembra difficile da raggiungere. Le campagne vaccinali sono molto più indietro di quanto dovrebbero essere (solo 12 dosi su 100 abitanti in Italia, contro oltre 110 in Israele, 40 nel Regno Unito e 35 negli Stati Uniti), e difficilmente riprenderanno con energia in Europa dopo il passo falso sul vaccino AstraZeneca. Più problematico ancora, i vaccini non sono per ora somministrati ai bambini, che non si ammalano ma possono veicolare il virus. E ancora: anche considerando un’accelerazione importante in Europa e negli Stati Uniti, difficile pensare che una vaccinazione che copra il 60-70% della popolazione possa avvenire in tempi brevi nei paesi alle frontiere (in particolare, nei Balcani e in Nord Africa per quanto riguarda noi), con nuovi casi di importazione quindi sempre possibili. Infine, i vaccini proteggono bene la persona vaccinata dalla malattia, ma non necessariamente prevengono la possibilità, per questa, di infettarsi e quindi di trasmettere il virus a chi non è ancora vaccinato.


Scenario 2: l’attenuazione del virus. Esistono quattro coronavirus che ormai convivono con la popolazione umana, responsabili di sindromi simil-influenzali ad andamento benigno e diffusione specialmente nei periodi invernali. E’ possibile che questi virus fossero patogeni come Sars-CoV-2 all’inizio, ma che nel corso della convivenza con l’uomo si siano adattati perdendo la loro virulenza. Potrebbe avvenire questo anche con Sars-CoV-2? E’ un’opzione certamente possibile, secondo alcuni probabile. Ma non in tempi brevi. Anzi: l’emergenza di varianti cui stiamo assistendo indica che queste sono più, e non meno, virulente. Questo è stato prima il caso della variante cosiddetta “inglese” (B117, che di fatto è sotto controllo nel Regno Unito grazie a una combinazione di lockdown e vaccinazione a tappeto, mentre dilaga ancora in tutta Europa) e delle varianti sudafricana e brasiliana. Le varianti che si selezioneranno grazie alla vaccinazione saranno con ogni probabilità meno virulente, ma ci vorranno diversi anni o decenni prima che queste soppianti quelli attuali.

Scenario 3: una visione pragmatica. Siamo impazienti di riprenderci la nostra vita, e quindi diventa importante capire sin d’ora cosa potrebbe succedere alla fine di quest’anno, quando, auspicabilmente, almeno una porzione importante della popolazione avrà ricevuto il vaccino. Se noi vaccinati potremo stare più tranquilli riguardo alla nostra salute, la nostra vita comunque non potrà essere quella di prima, visto che il virus continuerà a circolare intorno a noi. Potremo quindi ritornare a godere dei nostri piaceri, ma soltanto osservando una serie di accortezze. Andremo a teatro e al cinema con le mascherine e con un ragionevole distanziamento. I ristoranti e i bar si attrezzeranno per separare ancora di più i posti a tavola e garantiranno il rispetto delle distanze. Torneremo allo stadio, ma con i due posti vicino a noi che rimarranno liberi. Torneremo a viaggiare e ad andare in vacanza, ma non ammassati all’imbarco dei voli low cost come accadeva fino allo scorso anno ma su voli Covid-free in cui tutti saranno testati prima di partire e in destinazioni, anche esotiche, in cui però gli alberghi siano in grado di garantire standard elevati di attenzione per prevenire il contagio, e con assicurazioni sanitarie che ci daranno la serenità. Con ogni probabilità, continueremo a vaccinarci ogni 1 o 2 anni, per richiamare l’immunità originale contro il virus o per stimolare una nuova immunità che ci protegga anche contro le varianti che nel frattempo si saranno evolute. La sfida, insomma, è quella di ritornare a una normalità diversa ma che comunque ci consenta di fare, in maniera più complicata ma comunque accettabile, le cose cui eravamo abituati. Ma per raggiungere questo obiettivo è essenziale che tutti facciano la propria parte: i governi nel garantire il decollo della campagna vaccinale ora e i termini della riapertura nel rispetto delle norme dopo, e cittadini, ora nell’affrettarsi a vaccinarsi e dopo nell’accettare uno stile di vita improntato al mantra continuo e ossessivo della protezione individuale e del distanziamento sociale. —

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