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Addio a Giuseppe Mansi, creatore di moda: fu sarto di medici, avvocati, attori

Si è spento a 87 anni a Trieste. Nel suo laboratorio di via Imbriani, dove aveva lavorato con la moglie fino al 2001, restano ancora stoffe e forbici

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Giuseppe Mansi 

TRIESTE «Si distingueva per gli abiti color verde, rosso e bordeaux e la musica di Barry White, che faceva da sottofondo alle sue sfilate: si capiva subito quando sulla passerella arrivava il turno di mio marito». Erano questi i tratti particolari di Giuseppe Mansi, creatore di moda per uomo, che aveva annoverato tra i suoi clienti anche l’ex sindaco Franco Richetti e il barone Economo.

Mansi è scomparso nei giorni scorsi, a 87 anni, a causa di un infarto. A novembre il Covid lo aveva colpito, seppur in forma lieve. «Era rimasto un po’ debilitato», racconta la moglie, Maria Grazia. Suo braccio destro nell’atelier, avviò con il marito l’attività nel 1960 in via San Nicolò, trasferendola poi in via Imbriani. Qui, in un grande appartamento al quarto piano, che si affaccia sui tetti di Trieste, metà abitazione, metà laboratorio, si scoprono le stoffe, tutte impilate, ancora esposte sui ripiani. «Mio marito aveva smesso ufficialmente di lavorare nel 2001 – racconta la moglie –, ma conservava ugualmente dei tessuti, come il gabardine e le stoffe inglesi, proposti in un’epoca in cui non c’erano tanti negozi che offrivano stoffe per uomo». Tutto è rimasto intatto: i biglietti da visita sono sul tavolo, il telefono bianco degli anni ’70 è pronto per squillare, tutt’intorno tante, grandi forbici sartoriali. Mansi di fatto tagliava e imbastiva, la moglie cuciva, ma lei faceva anche gli occhielli per i bottoni.

«Prima avevamo pure una “bucaia” per i gilet e le giacche, ma poi era stato difficile trovare figure simili, per cui ho iniziato a fare io anche quello», aggiunge. Lavoravano pure un’altra collaboratrice, la sorella di Maria Grazia e una pantalonaia. In una stanza le stoffe, nell’altra tavoli e macchine da cucire. Custoditi in sacche di nylon si trovano ancora dei completi. Mansi si era fatto da solo, dopo essere arrivato a 18 anni dalla cittadina natale di Martina Franca, in Puglia, a Trieste, dove aveva raggiunto la madre vedova. Figlio a sua volta di un sarto, aveva trovato subito impiego in un atelier. Era il 1951 e in bottega incontrò la futura moglie. Si sposarono nel 1960 e dalla loro unione nacque una figlia. Nel 1965 Mansi partecipò a Sanremo, per la prima volta a una sfilata. «Andò con il suo ex datore di lavoro, la cui collezione non fu però accettata – ricorda la moglie – mentre la sua sì: fu la sua prima grande soddisfazione anche perché sfilò con l’importante sartoria Litrico di Roma».

Da lì prese il via la sua carriera, nel corso della quale ricoprì anche ruoli apicali in Confartigianato. Fu nominato Cavaliere al merito della Repubblica e a lui si affidarono avvocati, ingegneri e medici. Un atelier frequentato peraltro pure da attori, tra cui Paolo Bonacelli e Giampiero Bianchi, divenuto famoso con la serie tv Incantesimo. —


 

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