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Gorizia piange don Bonetti, stroncato da un infarto

Amministratore parrocchiale nel quartiere di Montesanto aveva 73 anni. Era assistente nazionale di Coldiretti dal 2012.

GORIZIA Grave lutto per la Chiesa goriziana e per il comparto agricolo dell’Isontino. Un malore improvviso ha stroncato l’esistenza di don Paolo Bonetti, storico assistente ecclesiastico nazionale – oltre che locale – di Coldiretti, nonché parroco di Maria SS. Regina a Gorizia. Il sacerdote è mancato a causa di un problema cardiaco patito mentre si trovava nella Comunità sacerdotale di via Seminario, dove era ospite da alcuni giorni. Lascia nel dolore una sorella e due fratelli oltre a un gran numero di fedeli che ne hanno apprezzato l’autorevolezza e la capacità di leggere la nostra società e i suoi mutamenti.

Nato il 1 luglio 1947 a Gradisca d’Isonzo da famiglia di origine trentina, don Paolo Bonetti era stato ordinato il 3 settembre 1972 nella basilica di Aquileia dall’arcivescovo monsignor Pietro Cocolin. Una settimana dopo la prima messa: celebrata nella chiesa del Santo Spirito, nell’amato borgo del Mercaduzzo a Gradisca, proprio a pochi passi da casa. I primi incarichi pastorali avevano portato il sacerdote a ricoprire l’incarico di vicario cooperatore a Staranzano e in Duomo a Gorizia. Nel 1982 era stato destinato quale vicario parrocchiale a Cervignano del Friuli. Il 1 agosto 1983 l’allora arcivescovo, padre Antonio Vitale Bommarco, gli aveva affidato invece la guida della parrocchia di Santo Stefano a Vermegliano. Sempre attento al mondo agricolo, nel giugno del 1986 era stato nominato assistente ecclesiastico della Coldiretti provinciale. Nell’ottobre 1990 gli era stata affidata anche la responsabilità della Pastorale giovanile diocesana e dal 1990 al 1995 era stato Decano del decanato di Ronchi dei Legionari. Il 12 luglio 1993 padre Bommarco lo aveva nominato parroco – arciprete di Cormons. Per oltre 11 anni si era protratto il suo servizio alla comunità collinare: un lungo periodo in cui si era fatto apprezzare per l’impegno pastorale (specie nei riguardi delle nuove generazioni) e l’attenzione all’impegno caritativo.

A settembre 2004 aveva rinunciato al mandato a Cormons ed era stato nominato amministratore parrocchiale a Maria SS. Regina a Gorizia. Il 27 settembre 2012 l’incarico più prestigioso e probante: la stima unanime del mondo agricolo nazionale e della Chiesa italiana aveva portato alla sua nomina quale assistente ecclesiastico nazionale della Coldiretti, ruolo che ricopriva tuttora con grande entusiasmo, facendo la spola fra Gorizia, Roma e ogni angolo d’Italia.

«Sono sempre stato orgoglioso di far parte di questa grande e prestigiosa organizzazione – affermò nel 2012, il giorno del suo discorso di insediamento da neoconsigliere ecclesiastico nazionale –. Grande è la considerazione della Chiesa italiana verso Coldiretti e il suo ruolo di responsabilità nella società. C’è ancora qualche spiraglio di luce in un momento come questo? La Chiesa vede nei giovani e nelle donne i nuovi soggetti della speranza. I giovani se aiutati possono portare creatività, dinamicità, passione, composta di sensibilità costruttiva e intelligenza pratica. Il mondo dell’agricoltura ha oggi più che mai bisogno di interpreti coraggiosi e motivati. Le donne poi sono una risorsa da accogliere perché non offrono solo un lavoro debole ma nuova coscienza che sa unire ruoli gestionali di tipo professionale con doti personali, di cuore e di intelligenza».

Angela Bortoluzzi, presidente provinciale di Coldiretti, trattiene a stento la commozione: «Se ne va il cuore stesso di Coldiretti – le sue parole –. Don Paolo è stato un riferimento sicuro per il nostro comparto, sempre capace di cogliere le nuove sfide del nostro tempo, abbinandole alla voce e alla prospettiva della fede. Ci siamo sentiti non molti giorni fa – confida –: era rammaricato perché un problemino di salute gli avrebbe impedito di essere presente al consiglio regionale dell’associazione. Gli ho detto di non preoccuparsi, perché ci sarebbero state tante altre occasioni, dal momento che faceva sempre i salti mortali per non perdersi un nostro incontro. Fa male sapere che quella è stata l’ultima volta in cui ci siamo sentiti, perdiamo una voce alta ed autorevole che faremo di tutto per onorare in futuro». —

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