A Gradisca una coltre di ghiaccio artificiale salva i fiori dal freddo nella notte

Le aziende agricole ricorrono al gelicidio per difendere i boccioli delle piante da frutto 

GRADISCA Paesaggi fiabeschi, che si rinnovano ormai tradizionalmente in questo periodo dell’anno. Veri e propri “cappotti” di ghiaccio che proteggono i boccioli dal dei frutteti isontini dal gelo. Quasi a proteggere i miracoli della natura dalle rigide temperature di queste notti, e consentire alle piante di continuare nel proprio ciclo vitale. È il cosiddetto “gelicidio artificiale”. Sono sempre più i coltivatori di Destra e Sinistra Isonzo che ricorrono a questa tecnica tanto inquietante nel nome quanto preziosa nei risultati. Non solo per la conservazione di piante e frutti, che altrimenti faticherebbero a sopravvivere, ma anche per il suggestivo colpo d’occhio che sono capaci di regalare. Soprattutto a chi, alle prime luci dell’alba, si prende cura della terra.



Una suggestiva testimonianza fotografica arriva anche quest’anno dall’imprenditore agricolo gradiscano Matteo Trevisan, che ha messo a disposizione delle immagini che tolgono il fiato. Trevisan ha scattato le foto dopo avere completato, nelle scorse notti, le operazioni di irrigazione anti-brina del proprio frutteto di borgo Trevisan. Nel caso delle orticole che ormai hanno già superato le temperature più rigide le conseguenze delle temperature sottozero sono state probabilmente limitate, ma a rischio erano soprattutto gli alberi da frutto, in particolare pesco, susino, ciliegio e albicocco, dove la ripresa vegetativa è in corso e la fioritura alle porte. In assenza di interventi come l’irrigazione anti-brina, il freddo avrebbe rischiato di dare la morte al fiore e avrebbe portato alla perdita completa della produzione. Gli agricoltori per proteggere i boccioli delle piante dalle gelate primaverili, ricorrono insomma al “cappotto ghiacciato”.

«Quando la temperatura scende sotto zero – spiega Trevisan – si attiva sopra il frutteto l’impianto di irrigazione a pioggia. L’acqua gela appena tocca le piante e forma un guscio di ghiaccio che ne ingloba fiori e gemme, proteggendoli fino alla fine dell’emergenza climatica». Infatti, all’interno di questo involucro frozen – ghiacciato – la temperatura si mantiene costante e più alta di quella esterna. I germogli ibernati, possono sopravvivere aspettando l’arrivo di temperature più miti. La conseguenza è l’apparire di autentiche e suggestive sculture di ghiaccio.

«Quest’operazione è volta a salvaguardare i fiori in una fase estremamente delicata, che le gelate tardive rischiavano di compromettere – prosegue Trevisan –. Noi utilizziamo degli impianti sopra chioma, con degli irrigatori che a pioggia bagnano la pianta. Gli impianti vengono azionati quando la temperatura arriva a 0°C. Il passaggio dell’acqua dalla fase liquida a quella solida comporta una cessione di calore che protegge il fiore quando la temperatura cala ulteriormente». Un anno fa ci fu chi, stupito da tanta bellezza e vedendoci un parallelismo con l’emergenza Covid-19, commentava: «Un metodo che fa riflettere su quanto stiamo vivendo: congelare tutto per salvare il futuro». Ed è ancora qui che ci troviamo, un anno dopo. E forse la natura ci ha ancora una volta insegnato qualcosa. —

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