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Razzia di motori marini nelle nautiche di Monfalcone

Colpite a più riprese Ocean, Tavoloni, Locovaz. Non basta la videosorveglianza. Danni per decine di migliaia di euro

MONFALCONE Tornano a colpire alla periferia est i ladri di motori e piedi marini. Non è stato un colpo isolato, quello perpetrato lo scorso fine settimana ai danni di due soci della Ocean, in via Consiglio d’Europa a Monfalcone.

Da settimane le società nautiche insediate nella zona sono “ostaggio” dei predoni del mare. Furti e ripetuti tagli alle recinzioni si sono verificati anche tra i vicini ormeggi della Tavoloni e del Canale Locovaz. Proprio da qui, anzi, era partita la recrudescenza di un fenomeno in verità mai sopito a Monfalcone, dove la realtà diportistica consegna una fotografia vivace e dove numerosi sono i proprietari di imbarcazioni sul golfo di Panzano.

In una sola notte a cavallo tra venerdì 19 e sabato 20 dicembre erano spariti, da quella realtà, cinque piedi marini, dell’approssimativo valore di 2.500 euro a pezzo. Ebbene, giusto un mese fa, stando al presidente dell’associazione sportiva i ladri sono tornati al canale Locovaz e hanno asportato due motori (mediamente qui il valore si aggira tra i 5 e i 6 mila euro a propulsore, a seconda però della potenza e marca). Da allora più nulla.

«Per forza – dice amareggiato il presidente Elvino Pieri – il “supermercato” si è svuotato e i pezzi migliori si sono volatilizzati». I soci sono inviperiti e alcuni se la prendono anche con il direttivo, che però, oggettivamente, nulla può per frenare l’assalto. C’è in ballo la richiesta di telecamere e l’associazione sta valutando, fatto sta che i raid in realtà si riscontrano anche nei luoghi gli occhi elettronici sono presenti. Come alla nautica Tavoloni, dove l’ultimo tentativo di effrazione si è registrato proprio tra domenica e lunedì, successivamente, dunque, al colpo messo a segno alla Ocean.

Qui, rileva il responsabile mare Manuele Cotic, di dispositivi della videosorveglianza in funzione ve ne sono già sei, ma entro fine mese saliranno a quota 15. «Con frequenza – spiega – ci troviamo a dover rattoppare i buchi sulla rete che ignoti creano di notte, per entrare nell’area. Solo lunedì abbiamo constatato l’anomalo abbassamento, un piegamento importante, della recinzione esterna, il che ci induce a ritenere che qualcosa di molto pesante sia stato portato via. A una prima visione non mi è parso sia sparito qualcosa, ma con la zona rossa i soci non si spostano molto e non c’è modo di appurarlo fino in fondo».

Per motivi di sicurezza e allo scopo di verificare gli ormeggi in caso di maltempo, in realtà, la visita alla propria imbarcazione è sempre giustificata pure nelle contingenti restrizioni, ovviamente esibendo coerente autocertificazione, ma data l’escalation di contagi è comprensibile che si preferisca limitare gli spostamenti. Fatto sta, al di là dell’ultimissima incursione, che «la scorsa settimana, nella notte tra venerdì e sabato, è stato sottratto un piede del valore di un migliaio di euro e, solo un mese prima, un altro di un motore più grosso, un 225, del valore di 2 mila euro», sempre Cotic. Buchi e recinzioni sono state ripristinate, ma il danno ormai è fatto.

Allarmato il sindaco Anna Cisint suggerisce ai marina di potenziare la rete della videosorveglianza, unico metodo per scoraggiare chi viene dal mare per queste incursioni. Ma il problema, come spiegato dagli addetti ai lavori, è rappresentato anche dalla scarsa illuminazione di notte, nell’area peraltro tutelata sotto il profilo ambientale ed avifaunistico. —

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