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Dal vertice con Putin alle cene da Zidarich: le tante tappe triestine del neo segretario Pd Letta

A legarlo alla città diverse amicizie, come quelle con il dem Russo e Veit Heinichen, e molte passioni. Museo Revoltella e Vitovska in testa

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TRIESTE La prima volta a Trieste fu nel 1994. Si era da poco concretizzato il passaggio dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare, effetto del terremoto Tangentopoli. «Enrico venne a Palazzo Diana, sede della sezione provinciale della Dc. Era sconosciuto ai più, ma già presidente dei Giovani del Partito Popolare europeo». Francesco Russo, all’epoca, guidava invece i Giovani del Ppi. Il ricordo, oltre che all’appuntamento politico - assieme ai ragazzi, in prima fila, c’era lo storico diccì triestino Sergio Coloni - va anche all’inizio di un’amicizia quasi trentennale con Enrico Letta, neo segretario del Pd. «Quella sera andammo a cena alla Antica Iazzeretta», aggiunge Russo.



Più volte, da allora, Letta è venuto a Trieste. Per incontri politici e istituzionali, ma anche per trovare l’amico conosciuto al congresso Ppe di Atene nel 1991. Al di fuori dei protocolli, solo per un pranzo o una cena in una cantina del Carso. Con un bicchiere di vino davanti. Nel 1998 Letta, nel frattempo diventato vicesegretario del Ppi con Dario Franceschini sotto la segreteria di Franco Marini, viene chiamato da Massimo D’Alema alle Politiche comunitarie. Aveva 32 anni, il più giovane ministro della storia della Repubblica. Quell’anno l’arrivo in città avvenne in occasione di un convegno organizzato dall’istituto Maritain. Il tema del dibattito sempre l’Europa e i giovani, ma ci fu pure la visita alla Telit e alla sua produzione di telefonia mobile, in casa del fondatore e patron Massimo Zanzi.

A Trieste Letta si presenta anche da presidente del Consiglio. A Palazzo Chigi da aprile 2013, a fine novembre il dem partecipa al vertice intergovernativo Italia-Russia, un'occasione di rilancio dei rapporti bilaterali su più fronti, tanto che ai colloqui prendono parte le squadre dei due governi quasi al completo. Il varo, poco tempo prima, della legge che vieta la propaganda nei media o davanti ai minori dei rapporti sessuali non tradizionali era diventato un caso e Trieste si presenta blindata per prevenire manifestazioni e cortei all’arrivo di Vladimir Putin, in ritardo, accolto in piazza Unità dal premier italiano.

Quando con la premessa dello “stai sereno” Matteo Renzi lo scalza, Letta non dimentica né Trieste né Francesco. «È il mio portafortuna», dice il consigliere regionale citando un altro appuntamento, l’inaugurazione del laboratorio di in-formazione socio-politica 20Lab, dedicato alle giovani generazioni, la prima uscita pubblica dopo la caduta del governo. Ma prima e dopo quel 2013 «Enrico è venuto più volte qui, anche a presentare i suoi libri». Nel 2009 è la volta di “Costruire una cattedrale”, pagine che esortavano l’Italia a tornare a pensare in grande: «Parlò del volume all’hotel Balkan, nella sala dell’Università, davanti allo stato maggiore di Fincantieri, con in testa il presidente Corrado Antonini».

Non mancano ovviamente le presenze per le campagne elettorali. Vincenti. Quella di Letta quando nel 2004 è capolista della circoscrizione nordestina di Uniti nell’Ulivo. E quella di Russo per il Senato nel 2013. Ma poi ci sono i blitz personali. A vedere il Museo Revoltella, di ritorno da una vacanza in Slovenia con le mogli a tavola e i figli che giocano a pallone, la frequentazione con lo scrittore tedesco-triestino Veit Heinichen conosciuto da Ami Scabar, le cene da Beniamino Zidarich. «Enrico ha sempre più apprezzato Trieste e il suo territorio. Specie il Carso e i suoi vini, con la Vitovska al primo posto delle preferenze. La prima visita da segretario? Non ci fosse stata la pandemia, sarebbe già venuto a darmi una mano. Ma ci sarà, quando tutto ricomincerà». —


 

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