Sparatoria in Questura a Trieste, il Tar annulla la sospensione a uno degli agenti intervenuti

Il Tribunale del veneto ha annullato la sanzione disciplinare inflitta dal Ministero dell'Interno per il comportamento tenuto dall'agente «non conforme al decoro delle funzioni degli appartenenti ai ruoli dell'amministrazione della pubblica sicurezza».

TRIESTE Il Tar del Veneto ha accolto il ricorso del poliziotto sospeso per sei mesi dal servizio dopo essere intervenuto in Questura a Trieste nei momenti successivi alla sparatoria in cui furono uccisi i due agenti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. Il Tribunale ha quindi annullato la sanzione disciplinare inflitta dal Ministero dell'Interno per il comportamento tenuto dall'agente «non conforme al decoro delle funzioni degli appartenenti ai ruoli dell'Amministrazione della pubblica sicurezza».

Il 4 ottobre 2019 il poliziotto, non in servizio, stava passando con la famiglia nei pressi della Questura e rendendosi conto «che poteva essere accaduto qualcosa di grave - si legge nella sentenza - ha telefonato alla sala operativa apprendendo che c'era stata una sparatoria» e «ha deciso di intervenire» partecipando alla caccia all'uomo. Ha chiesto di «far controllare i filmati delle telecamere della Questura per verificare l'esatto numero degli aggressori» e ha deciso «munito dell'arma d'ordinanza, di recarsi nei sotterranei per procedere a una bonifica di tutti i locali».

Successivamente, dopo aver «dato disposizioni alla squadra Uopi della sezione di Trieste di sorvegliare l'atrio» ed essere «uscito all'esterno assicurandosi che l'omicida, ferito, fosse portato in sicurezza all'ospedale affidandolo a dei Carabinieri», è salito al terzo piano negli uffici della squadra mobile.

Qui «ignaro» che fosse già stato accertato «che gli attentatori erano solo due, è entrato in una stanza in cui si trovava il fratello dell'omicida», «si è avvicinato con modi bruschi allo stesso» e «puntando il dito verso di lui gli ha chiesto se ci fossero altre persone. Alcuni superiori hanno cercato di farlo desistere perché la situazione si era in realtà già stabilizzata. Il ricorrente ha contestualmente avuto un alterco con il pm di turno».

Da qui l'azione disciplinare. I giudici del Tar del Veneto, con la loro sentenza hanno riconosciuto che l'agente ha messo a disposizione «la propria specifica professionalità per far fronte con abnegazione ad un gravissimo episodio che ha destato grande allarme, esponendo anche a rischio la propria incolumità pur di portare a compimento l'azione di messa in sicurezza».

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