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Nella zona rossa “light” quasi due negozi su tre restano aperti in regione

Librerie, profumerie, gommisti, ferramenta, agrarie e cartolerie: le voci di chi ci lavora a Trieste, Gorizia e Monfalcone

5 minuti di lettura

TRIESTE Nulla di lontanamente paragonabile alla vita pre-pandemia, ma la zona rossa scattata ieri in Friuli Venezia Giulia è certamente meno rigida rispetto al lockdown durato 69 giorni della primavera 2020. Lo evidenzia anche il macro dato delle aperture delle attività di commercio al dettaglio. Stando all’elaborazione del Centro Studi della Cciaa Pn-Ud su dati Infocamere, possono lavorare di fatto due insegne su tre. I numeri parlano di 15.118 imprese del commercio al dettaglio attive in regione alla fine dello scorso anno. Di queste, come da allegato 23 al Dpcm firmato dal premier Draghi il 2 marzo, documento confermato dal Dl del 13 marzo, non hanno divieto di chiusura 9.862 soggetti, il 65% del totale.



Le voci più rilevanti sono Prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (1.889 imprese attive) e Ipermercati, supermercati, discount alimentari, minimercati e altri esercizi non specializzati di alimentari vari (1.435). Categorie e sottocategorie sono 35. A poter continuare a lavorare sono innanzitutto le attività considerate essenziali e che non sono mai state chiuse in questo lungo anno di pandemia. E dunque farmacie, parafarmacie, edicole e tabaccai, come pure i negozi di generi alimentari, sia della grande distribuzione che della piccola insegna di paese, mercati compresi.

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E se per caso si rompono gli occhiali, sarà possibile recarsi dall’ottico di fiducia. Ma si potrà inoltre fare benzina o gasolio, quando necessario per utilizzare un veicolo che serve per andare al lavoro, dal medico o per una stretta necessità. Veicolo che si può portare dal meccanico o anche acquistare in concessionaria.

Serrande alzate anche per quel che riguarda l’offerta tecnologica. A disposizione in zona rossa sono infatti negozi e megastore di computer, tastiere, mouse e stampanti. Si potrà poi comprare uno smartphone e un elettrodomestico, nelle grandi catene e dai rifornitori al dettaglio. L'elenco è lungo. Il cittadino troverà aperti i negozi specializzati di articoli igienico-sanitari, di macchine e attrezzature per l’agricoltura e il giardinaggio, di lampadine e sistemi di sicurezza, di giocattoli, il dettaglio di ferramenta, vernici, materiali da costruzione, incluse ceramiche e piastrelle. E se poi avrà voglia di leggere, potrà andare in libreria, come pure in cartoleria per altre esigenze.

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Nessun dubbio che si potrà anche fare sport. Quelli consentiti almeno: esercizi in casa con i pesi, ping pong in garage, una corsa in bicicletta (consentita fuori comune, pur se con obbligatorio rientro nella propria abitazione). Tutto acquistabile nei negozi di articoli sportivi.

Non si devono preoccupare le mamme: vestiti e scarpe per neonati e bambini, oltre a carrozzine, passeggini, lettini e seggiolini per auto rimangono disponibili. E nemmeno chi ha cani e gatti: il veterinario li attende per urgenze, le crocchette non mancheranno negli scaffali dei negozi specializzati. Il pollice verde? La zona rossa non lo piega: nell’allegato 23 compaiono fiori, piante, bulbi, semi e fertilizzanti. E ci si potrà anche profumare, acquistare biancheria personale, riscaldarsi con il combustibile per uso domestico.

Al contrario, per almeno due settimane in Fvg, si dovrà rinunciare a maglierie e mercerie, mobili (ma le merci già ordinate potranno essere trasportate e montate) e tappeti, gioielli e abbigliamento per adulti. Nelle faq il governo puntualizza peraltro che gli esercizi temporaneamente chiusi al pubblico possono consegnare prodotti a domicilio. Chi organizza le attività - lo stesso esercente o una piattaforma online - deve evitare che ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro. —

Il libraio:  «Invendute solo le guide di viaggio»

Dopo l'apertura delle librerie nell’aprile dello scorso anno, la gente «aveva riscoperto il piacere della lettura come alternativa alle molte attività che non poteva più fare. C'era stato un aumento delle consegne a domicilio», assicura da Trieste Carlo Guglia, della libreria Nero su bianco: «In generale, riguardo al 2020, possiamo stimare attorno al 10% l'aumento delle nostre vendite». Nel corso dei mesi il trend è andato via via stabilizzandosi, e i picchi si sono rarefatti. E adesso che le persone sono nuovamente costrette a barricarsi in casa «bisognerà capire come andranno le cose, se ci sarà un ulteriore cambiamento - conclude Guglia -. Per quel che riguarda i gusti della gente, invece, non ho notato nulla di particolare. Vengono letti saggi e romanzi, come sempre. Gli unici libri che non si leggono più sono quelli turistici. Ma questo potevamo aspettarcelo...».

La profumeria:  «Ko cosmetici e servizio trucco»

La titolare della profumeria 

«Il rischio è di restare qui a lavoro per otto ore e servire però pochissimi clienti, visto che quasi tutti sono chiusi in casa». Spera di sbagliarsi ma è molto preoccupata Laura Buiat, titolare del negozio di prodotti di bellezza e profumeria “Candy Beauty Bar” a Gorizia. Ma al primo giorno della zona rossa Buiat pensa anche al ruolo di certe attività commerciali. «In un momento psicologicamente difficile per tutti come questo, prendersi cura di sé è forse ancor più importante, per evitare di lasciarsi andare – dice -. Ecco perché continuiamo a vendere prodotti per la salute e la cura del corpo e della pelle. La crisi, fortissima, riguarda invece tutto il settore dei cosmetici, ad esempio, così come il servizio di trucco: senza eventi, cerimonie e occasioni di socialità, e con la mascherina sempre a coprire il viso, viene meno per tantissime donne il motivo» per acquistarli.

Il gommista: «Poca gente in giro, vedrò cosa fare»

Il gommista 

In tempo di zona rossa anche Marino Tosolin, gestore a Trieste della Marina Gomme, sta valutando il da farsi. Come molti altri si trova infatti nella paradossale situazione di poter mandare avanti la sua attività. Ma di non avere abbastanza clienti che abbiano bisogno dei servizi che offre. «L’anno scorso, come adesso, avevo la possibilità di lavorare, è vero. Ma non c’era in giro nessuno, era del tutto inutile – sottolinea Tosolin -: per questo alla fine avevamo scelto di chiudere per due settimane. Sfrutterò queste ore per capire che cosa mi convenga fare stavolta. La via di mezzo potrebbe essere tenere aperto solo mezza giornata, per essere comunque a disposizione nel caso in cui qualcuno ne avesse bisogno. Comunque vada a finire, però, la realtà è che abbiamo risentito tanto di questa crisi, soprattutto a dicembre. Con la montagna inaccessibile, ci è saltato completamente il commercio di pneumatici invernali».

Il ferramenta:«A fine settimana tirerò le somme»

Il ferramenta 

Tutto uguale a marzo 2020. Così a Trieste Roberto Cosmini, dietro il bancone della ferramenta Viezzoli in via Felice Venezian, commenta il via alla zona rossa. «È proprio tutto identico all'anno scorso, basta dare un'occhiata alle strade vuote per rendersi conto che sembra di essere tornati al primo lockdown. Non c'è in giro nessuno», sottolinea Cosmini. Quanto all'andamento della sua attività, spiega invece come non possa dire di aver «notato qualche miglioramento, ma neanche qualche peggioramento. Certo, per dire qualcosa in più sulla situazione occorre aspettare. Dovremo arrivare al fine settimana, avere un resoconto di come sono andati questi primi giorni di chiusure». Per i negozi di ferramenta - come per molti altri - un dato positivo è il fatto che «con l'autocertificazione in mano, la gente che ha bisogno di qualche utensile che non trova altrove, può arrivare qui anche attraversando tutta la città».

L'agraria: «Tante limitazioni e salari da pagare»

L'agraria 

«Siamo felici di poter continuare a esercitare, perché ci sono addetti da pagare a fine mese, ma si lavora per modo di dire, poiché le limitazioni sono tante». A parlare è Giuseppe Petrini dell’omonimo vivaio di Ronchi, una potenza nel settore agrario, lì da tre generazioni. «Le attività si svolgono all’aperto e le piante in vaso possono essere trasferite anche in un periodo in parte differito, ma il nostro – prosegue – non viene considerato un prodotto essenziale e, dunque, in questo scenario è penalizzato». Primo giorno di zona rossa, ieri anche al Consorzio agrario del Fvg in via Staranzano, sempre a Ronchi: «Mattinata tranquilla – spiega la dipendente Tiziana Visintin –, non si è visto il boom del primo lockdown, quando la gente bloccata a casa si dedicava al giardinaggio, però devo dire che sabato c’è stato più movimento: penso si sia voluto fare scorta del materiale». —

Il cartolaio: «Sarà più difficile accedere ai ristori»

Il cartolaio 

«L’atmosfera è caratterizzata da preoccupazione e paura, da parte di tutti. È normale, vista la situazione, serve tanta prudenza». Osserva le strade poco frequentate e la circospezione con cui i pochi clienti entrano nel negozio Aldo Alia, della cartoleria e negozio di cancelleria, giocattoli e oggettistica all’angolo tra corso Italia e via 9 Agostoa Gorizia. Sa bene, Alia, che non saranno giornate facili: «Rientriamo nella categoria di attività ritenute essenziali, e faremo il nostro dovere – dice –. Ma c’è poca gente in città ovviamente, e probabilmente gli incassi non potranno compensare costi e sacrificio delle giornate d’apertura. La beffa, peraltro, è che lavorando diventa più complicato accedere anche ai ristori previsti per il settore del commercio. Chissà, forse se nei mesi scorsi i controlli e le sanzioni per i cittadini che non rispettavano le regole anti Covid fossero stati più severi, ora non ci troveremmo di nuovo in zona rossa».

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