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Monfalcone, operaio colpito da un infarto. Salvato alla Sbe da tre colleghi

L’uomo di Gradisca, 54 anni, professione carrellista è stato strappato alla morte grazie all’utilizzo di un defibrillatore e alla guida telefonica dei sanitari del 118

MONFALCONE. Si accascia a terra, colpito da infarto, appena passato il controllo della temperatura all’entrata in fabbrica, viene salvato da tre compagni di lavoro che riescono a rianimarlo grazie a un defibrillatore installato poco distante e alle istruzioni al telefono dei medici del 112.

Deve la vita ai suoi tre colleghi di lavoro della Sbe di Monfalcone un operaio specializzato di 54 anni, carrellista, originario del Senegal, da più di 10 anni in fabbrica e che vive a Gradisca assieme alla famiglia, strappato dalla morte grazie a quell’apparecchio che era a poca distanza e al sangue freddo dei tre colleghi che lo hanno rianimato.


È successo nella mattinata di lunedì 15 marzo alla Sbe, mancava un quarto alle 6, dove stava per iniziare il primo turno di lavoro.

C’erano una ventina di dipendenti in fila, e come prevede la routine in questo momento di emergenza sanitaria, c’era la postazione per la misurazione della temperatura.

L’incarico lo aveva Tullio Toc, carnico originario di Collina di Forni Avoltri che da tempo abita a Cervignano e lavora alla Sbe. Toccava a lui, che fa il manutentore, misurare la temperatura all’ingresso ai compagni di lavoro. Aveva appena controllato anche quella del carrellista che era diretto allo spogliatoio, quando all’improvviso l’uomo si è accasciato a terra.

Accanto a lui Stefano Cannoni e Ivan Moimas, entrambi monfalconesi, uno addetto allo stampaggio, l’altro alla rullatura. Hanno capito subito che era successo qualcosa di grave, e con grande lucidità e sangue freddo hanno allontanato le persone che si dirigevano verso lo spogliatoio, facendo spazio e hanno soccorso il compagno caduto a terra. Non respirava, non si sentiva alcun battito cardiaco.

In pochi istanti Toc, che si è precipitato dove si era accasciato il collega, Cannoni e Moimas hanno dovuto mettere in pratica tutte le nozioni apprese ai corsi di pronto soccorso che si organizzano in fabbrica. A poca distanza c’era uno dei due defibrillatori installati in fabbrica.

E mentre uno dei tre chiamava il 112, gli altri due provvedevano a mettere gli elettrodi sul corpo privo di sensi del compagno. Una procedura già vista e sperimentata per fortuna, i defibrillatori poi hanno anche istruzioni molto intuitive, l’apparecchio salvavita misura, controlla e opera tutto da solo in maniera automatica. Ma per essere sicuri uno dei tre ha mantenuto la linea al telefonino con i medici del 118 che hanno dato tutte le istruzioni.

Sono stati attimi di grande apprensione per il collega colpito da infarto. In pochi istanti il defibrillatore e le manovre dei tre soccorritori, istruiti dai sanitari, hanno avuto successo e l’operaio cinquantaquattrenne ha ripreso coscienza.

Ci ha messo un po’ di tempo l’ambulanza per arrivare sul posto, il mezzo con i sanitari era partito da Gorizia. Ma per fortuna, quando è giunta alla Sbe, l’uomo era stato rianimato. «Una rianimazione da manuale» hanno commentato i sanitari complimentandosi con Toc, Cannoni e Moimas. Il 118 si è preso così cura dell’uomo, messo sulla barella, caricato in ambulanza e portato all’ospedale di Gorizia per accertamenti. Poco dopo per ulteriori verifiche è stato spostato al polo cardiologico all’ospedale di Cattinara a Trieste.

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