Sacerdote positivo, il Covid blinda Monte Grisa

In quarantena pure gli altri tre religiosi che vivono con lui nella foresteria: porte del tempio sbarrate fino a nuovo ordine

TRIESTE Chiuso per Covid. Da venerdì mattina le porte del tempio di Monte Grisa, sul ciglione carsico, sono sbarrate fino a nuovo ordine. Uno dei sacerdoti che dormono nella piccola foresteria situata nel piano interrato dell’edificio, don Lorenzo Pardi, è risultato infatti positivo al tampone e adesso si trova isolato nella sua stanza, in attesa di ulteriori prescrizioni del medico.

Per sicurezza, sono stati isolati anche gli altri sacerdoti che dormono nella foresteria, cioè il rettore del santuario, padre Luigi Moro, don Paolo Falchi e don Paolo Morelli.



Sulla porta del tempio è stato affisso il cartello che ne decreta la chiusura, per avvisare i fedeli e i visitatori che tutte le funzioni religiose sono sospese «a titolo precauzionale». Al contempo è stata chiusa anche la chiesetta di Borgo San Nazario, vicino a Prosecco, di cui don Pardi è parroco.

«Tutto è cominciato ieri (giovedì) – racconta il rettore del tempio, il quale appartiene all’Ordine dei Servi del Cuore immacolato di Maria – quando don Lorenzo Pardi ha accusato qualche linea di febbre e un malessere generale. Vista l’emergenza pandemica in corso – aggiunge padre Moro – ha subito ritenuto buona norma sottoporsi al tampone. Stamattina (ieri) gli è stato comunicato l’esito del test e, appena saputo di essere positivo al Covid, ci ha avvisati, visto che nella foresteria occupiamo ciascuno la propria stanza ma ci sono parti comuni che condividiamo quotidianamente. È poi naturale – prosegue lo stesso rettore di Monte Grisa – che, essendo noi i soli sacerdoti che operano nella stessa zona, i contatti siano frequenti».

«Consultati i nostri medici di riferimento – osserva ancora padre Moro, noto a Trieste soprattutto per essere stato il protagonista del trasporto sul piazzale di Monte Grisa della statua di Antonio Santin, il vescovo che difese Trieste negli anni più bui del Novecento – ci è stato vivamente consigliato di rimanere anche noi ciascuno nella propria stanza. Un invito che abbiamo volentieri accettato – continua il sacerdote – perché di questi tempi è opportuno essere molto cauti per quanto concerne il rispetto delle regole sanitarie. Adesso aspettiamo ulteriori indicazioni e, se i nostri medici dovessero prescriverci il tampone, non esiteremo a farlo».

Il risultato è che, in totale assenza di sacerdoti non sottoposti al momento a quarantena, a Monte Grisa non si poteva fare altro che chiudere le porte, in attesa di tempi migliori.

Nella chiesetta di Borgo San Nazario invece, dov’è operativo un diacono, quest’ultimo potrebbe celebrare la liturgia della parola, cioè la lettura di brani tratti dalla Sacra Scrittura, e fare l’omelia. Non è consentito ai diaconi celebrare la consacrazione.

Il Movimento cattolico della Famiglia e della Vita e i Volontari delle processioni del 13 del mese, intanto, hanno subito assicurato le loro preghiere per i padri di Monte Grisa.—


 

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