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Monfalcone, la bonifica della centrale è un’operazione da 60 milioni

La centrale A2A di Monfalcone. Foto Katia Bonaventura

A tanto ammonterebbe l’investimento di A2A se dovesse arenarsi il progetto della riconversione. Cisint insiste: «Con il gas non si difendono i posti di lavoro»

MONFALCONE Nelle puntate precedenti Anna Cisint, sindaco, lo ha detto chiaro e tondo: se si facesse tabula rasa nell’area attualmente occupata dalla centrale termoelettrica e si desse corso a progetti di sviluppo alternativi – diportistica, portualità e termalismo – non si faticherebbe a consegnare alla città 150 posti di lavoro nuovi di zecca. Per contro le sole 30 unità di una riconversione a metano (ma l’azienda parla invece di 100 occupati, anche in attività parallele e i sindacati ne aggiungono altrettanti per l’indotto) rappresentano, sempre secondo il Cisint-pensiero, una «contropartita troppo esigua» per un impianto che punta a operare sicuramente fino al 2050, legando mani e piedi alla città.

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