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I Comitati di genitori anti Dad fanno ricorso contro il Dpcm

TRIESTE Ci sono anche i componenti del “Comitato genitori scuola in presenza” del Friuli Venezia Giulia all’interno della rete nazionale “Scuole in presenza”: una realtà formata da 20 gruppi sparsi in tutta Italia e circa 40 mila persone che chiedono con forza la riapertura delle scuole.

Il movimento ha già mosso i primi passi impugnando davanti al Tar del Lazio l’ultimo Dpcm del Governo guidato da Mario Draghi che consente alle Regioni di sospendere le lezioni in presenza. Cosa, come nota, fatta dal Friuli Venezia Giulia che, da lunedì scorso, ha chiuso tutte le scuole medie e superiori. «L’istruzione - spiega Arianna Magrini, tra le fondatrici del Comitato attivo in regione - deve essere riconosciuta come un servizio essenziale e per questo deve restare aperta».



«La Didattica a distanza - denuncia la rete “Scuola in presenza” - spesso imposta in modi e tempi arbitrari dai presidenti di Regione, riduce l’istruzione a mera trasmissione di nozioni, negando il ruolo fondante della scuola come luogo di crescita sociale, di sviluppo della personalità individuale e, tema non secondario in Italia, di presidio della legalità. Questo modo di operare mortifica il ruolo degli insegnanti, disarticola i tempi di vita e lavoro, distrugge gli equilibri familiari e sociali». In particolare viene denunciata la disuguaglianza sociale che si crea con la Dad e per questo alle istituzioni vengono rivolte alcune richieste pressanti, a partire dal riconoscimento dell’istruzione come diritto fondamentale che deve restare svincolato dall’automatismo delle “zona a colori”. Servono interventi per garantire le lezioni in presenza: «Le scuole - dicono i 20 comitati - devono essere le ultime a chiudere». Al secondo punto c’è la Dad il cui uso prolungato crea dei danni psicologici importanti ai ragazzi oltre a una discriminazione tra gli stessi. La terza richiesta è legata alla difesa della salute in quanto la battaglia contro il Covid deve includere le ricadute psicofisiche. «La prolungata mancanza di socialità e di una sana relazionalità didattica - spiegano - sta determinando tra i giovanissimi un allarmante aumento dei casi di tentato suicidio e di autolesionismo, mentre la scarsa attività fisica e il dilatarsi del tempo trascorso davanti a tablet e Pc inducono l’aumento dei casi di pubertà precoce». La richiesta al nuovo governo Draghi è di un totale cambio di prospettiva. «Basta scaricare il problema della scuola su famiglia e studenti». —
 

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