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Impennata di positivi in nidi, asili e primarie del Fvg. I sindacati: serve lo stop

A Trieste risultano cinque scuole chiuse e quasi trecento bambini sotto i sei anni costretti all’isolamento perché positivi o in quarantena. Cgil e Cisl incalzano la Regione e sollecitano la chiusura anche delle scuole frequentate dai più piccoli. Rosolen: «La situazione è indubbiamente critica»

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Alcuni bambini mentre entrano a scuola (ansa)

TRIESTE La pandemia corre e il Covid colpisce anche nelle scuole dei più piccoli. Medie, superiori e università sono tornate a distanza da lunedì, davanti all’impennata dei contagi causata dalla variante inglese. Si continua in presenza in nidi, materne ed elementari, dove si stanno tuttavia moltiplicando le chiusure di classi e intere strutture per la necessità di mettere in quarantena alunni e insegnanti. I sindacati chiedono adesso la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Il provvedimento potrebbe arrivare a prescindere dalle decisioni della giunta Fedriga, se il Friuli Venezia Giulia si trovasse a breve in zona rossa a causa dell’incremento del contagio.

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A Trieste risultano cinque scuole chiuse e quasi trecento bambini sotto i sei anni costretti all’isolamento perché positivi o in quarantena: i test sono in svolgimento e non è ancora possibile stilare un quadro esaustivo, che inevitabilmente riguarda anche i familiari. La trasmissione del virus avviene d’altronde soprattutto fra le mura domestiche, ma i contagi viaggiano dalle case verso le scuole e viceversa.

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Di certo c’è che i focolai scolastici stanno aumentando ovunque, se nell’Isontino sono in isolamento una novantina di bambini, con una classe elementare chiusa a Grado e due a Fossalon, oltre a un intero asilo chiuso a Gorizia. Stesso trend nella provincia di Udine, dove due istituti non stanno funzionando per la messa in quarantena di alcuni bidelli. In Carnia si trova in quarantena un’ottantina di bambini, con la sospensione della materna di Ovaro, dell’asilo di Comeglians e della primaria di Prato carnico.

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Mentre una parte delle famiglie e degli studenti si mobilita contro la dad, per i sindacati è arrivato il momento di cessare la scuola in presenza in tutti i gradi di istruzione. A fine febbraio in Fvg un positivo su quattro aveva meno di 19 anni. «Ci sono sempre più casi - dice il segretario della Cgil scuola Adriano Zonta - e i presidi stanno mandando a casa classi intere per precauzione. Con questa espansione della pandemia, si deve andare verso la chiusura totale. La Regione avrebbe dovuto chiudere subito anche asili, materne e primarie. E serve il contemporaneo stop a tutte le attività, perché i genitori devono poter stare a casa coi figli. Meglio un lockdown totale e le vaccinazioni di massa». Condivide la collega della Cisl Tina Cupani: «Fin da subito il ragionamento non avrebbe dovuto limitarsi a superiori e medie. Come ovvio, ora il contagio cresce in scuole d’infanzia e primarie, ma arriviamo sempre dopo. La chiusura dei gradi più bassi è una decisione che non vorremmo prendere, ma bisogna garantire la salute degli allievi e di chi lavora a scuola. Davanti a contagi incontrollabili servono una soluzione drastica e congedi parentali al 100% per consentire agli adulti di rimanere a casa».

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L’assessore all’Istruzione Alessia Rosolen spiega intanto che «i dati sono quelli che ci hanno costretto purtroppo a chiudere le medie, che finora erano rimaste aperte. La variante inglese aumenta la contagiosità e nell’ultima settimana c’è stato un balzo. I numeri della cabina di regia mostrano anche un abbassamento dell’età dei positivi. La situazione delle classi in quarantena e la chiusura integrale delle scuole più piccole si trascina da settembre, ma è una “normalità” che sta peggiorando notevolmente da fine febbraio». —

In altre aree del paese si è già provveduto a chiudere le scuole elementari, ma la Regione attenderà l’esito del nuovo monitoraggio settimanale senza prendere decisioni anticipate, come fatto nell’ultima ordinanza che ha mandato gli studenti medi e superiori in dad. Saranno i dati della cabina di regia a dire se da lunedì prossimo chiuderanno anche nidi, materne ed elementari: con l’aumento dei contagi, la zona rossa è una prospettiva non improbabile, che farebbe scattare automaticamente la fine della didattica in presenza. —


 

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