Uno scavo a San Giusto svela a sorpresa le tracce più antiche di vita a Trieste

Eccezionale ritrovamento nell’ambito di un intervento di AcegasApsAmga sulle condotte. Sono venuti alla luce i resti di una capanna con un focolare risalenti all’età del ferro  

TRIESTE Da decenni se ne cercavano le prove. Ieri sono state finalmente svelate dalle viscere del cuore antico della città. La scoperta eccezionale è avvenuta sul colle di San Giusto, dove sono stati ritrovati resti di un insediamento risalente a tempi antichissimi, riferibili a un periodo compreso fra la tarda fine dell’età del bronzo e l’età del ferro, ossia tra il nono e il sesto secolo avanti Cristo. «Reperti che dimostrano ciò che fino ad oggi era stato solo ipotizzato - spiega Paola Ventura, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio Fvg, e responsabile dello scavo - e cioè che nel cuore della città, a San Giusto, vi fossero degli insediamenti preromani molto antichi, come a Monte Grisa o in altre zone periferiche. Si tratta di una scoperta dal grande valore scientifico».



Il ritrovamento, che la Soprintendenza definisce «sensazionale», «uno dei più importanti degli ultimi decenni», è stato fatto durante uno scavo di AcegasAspAmga per lavori di sostituzione delle vecchie condotte di ghisa in via Capitolina, nell’ambito dell’ammodernamento delle reti gas, acqua ed energia elettrica nella zona. La Soprintendenza aveva prescritto per questi lavori sondaggi esplorativi e la sorveglianza continua da parte di un’impresa archeologica specializzata, essendo la zona adiacente al nucleo centrale della città romana. In questi giorni la scoperta: sono venuti alla luce reperti nella piazza della Cattedrale, dove i tecnici di Archeotest, incaricati da AcegasApsAmga, hanno identificato il focolare risalente all’età protostorica, che confermerebbe la tesi di un insediamento in epoca preromana.

Accanto alla facciata del ricreatorio Toti era venuta alla luce una struttura muraria, che ha indotto a effettuare un allargamento dello scavo archeologico, fino a ottenere un sondaggio. Alla base è stata così scoperta una sequenza stratigrafica nuova e inedita per l’area: una sistemazione di pietre di forma e dimensioni diverse e con andamento nord-sud in connessione con un’area circolare, scottata dal fuoco e coperta in parte da un accumulo di cenere. Le caratteristiche del contesto permettono di ipotizzare la presenza di una struttura realizzata con materiali deperibili, probabilmente una capanna con al centro un focolare. Un secondo livello di calpestio, individuato a nord di questo, potrebbe indicare più livelli di frequentazione della stessa struttura. I materiali ceramici rinvenuti (frammenti di pareti) sono riferibili a un periodo compreso tra il nono e il sesto secolo a.C.

Ma questa non è l’unica scoperta che ha donato il cantiere. Nell’area è stato infatti rinvenuto un pilastro alto 1,20 metri e riconducibile a un’altra epoca, cioè ai più antichi momenti della presenza romana a Trieste: eseguito con grande cura, conserva tre dei quattro lati ancora coperti da intonaco bianco. Questo potrebbe indicare la presenza sul colle di un importante edificio pubblico in epoca ancora antecedente alla colonia cesariana, forse un portico o un santuario affacciato sul margine settentrionale del ripiano. —




 

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