Il Cts: con 30mila contagi è zona rossa. La linea Draghi per vaccinare il Paese

Messaggio del premier: prima i più fragili, non dividiamoci. Ok alle iniezioni in azienda. L’ipotesi di un avviso via sms  

ROMA Se sarà zona rossa tutta o gran parte dell’Italia si capirà nei prossimi giorni, sulla base di un criterio che gli scienziati potrebbero consegnare al governo già oggi. Se venerdì, giorno del monitoraggio settimanale, il contagio dovesse superare i 30mila casi, la stretta sarà quasi automatica. Oltre quella soglia il governo potrebbe tingere nei feriali tutta Italia di arancione rafforzato (ossia con tutte le scuole di ogni ordine e grado chiuse oltre alla serrata di bar e ristoranti) e sicuramente di rosso nei week end. L’esecutivo guidato da Mario Draghi ha chiesto un parere al Comitato tecnico-scientifico, che dovrebbe arrivare alla nuova riunione fissata per oggi. La domanda è semplice: sono necessarie chiusure maggiori? Addirittura un lockdown, anche se più soft rispetto all’anno scorso?

La comunità degli esperti e il governo si interrogano mentre parallelamente si lavora sul piano vaccini, secondo le indicazioni che ieri ha tracciato il premier Draghi nel suo primo videomessaggio al Paese, in occasione della festa della donna e del primo anniversario della zona rossa che un anno fa sbarrò in casa gli italiani. «Nel piano di vaccinazioni che nei prossimi giorni sarà decisamente potenziato – sostiene Draghi in una modalità di comunicazione per lui inedita e insolita - si privilegeranno le persone più fragili e le categorie a rischio. Aspettare il proprio turno è un modo anche per tutelare la salute dei nostri concittadini più deboli».


Il presidente del Consiglio chiede di fermare i furbetti del vaccino, ben sapendo che nelle zone grigie dell’inefficienza di molte Regioni si nascondono le occasioni di sopravanzare i più deboli e i meno protetti. Nella serata di ieri Draghi si è fatto aggiornare sullo stato di implementazione del piano vaccini in un vertice a cui erano presenti i ministri della Salute e degli Affari Regionali, Roberto Speranza e Maria Stella Gelmini, il commissario straordinario all’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, Fabrizio Curcio della Protezione civile e Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane che, come anticipato domenica dalla Stampa, sarà coinvolto per allargare l’utilizzo del portale di prenotazione e informazione sui vaccini.

Confermato che l’obiettivo sarebbe di dotarsi di una sorta di protocollo unico, contenente le linee guida in fase di definizione, alle quali dovranno attenersi tutte le Regioni. La strategia condivisa è quella di andare avanti veloci per classi di età, per completare tutti gli anziani, gli over 80 innanzitutto, oltre i due milioni di malati “estremamente vulnerabili”. Assieme a loro verrà data priorità ai disabili e ai loro accompagnatori, come pare abbia chiesto il capo del governo. Questo avverrà nella prima fase, quella più importante per tamponare il numero dei morti e per evitare le terapie intensive ingolfate. Più avanti, all’incirca da metà aprile in poi, quando i vaccini arriveranno a valanga, a decine di milioni, e le categorie a rischio saranno messe in sicurezza la gestione diventerà più fluida, anche grazie alle novità logistiche per le somministrazioni.

I ministri hanno ben accolto il passo avanti compiuto dagli infermieri di Asl e ospedali pronti a trasformarsi in “vaccinatori”, fuori dell’orario di lavoro, mentre il generale Figliuolo ha spiegato quali saranno i luoghi dove verranno chiamati a raccolta 45 milioni di italiani da immunizzare. A fronte della disponibilità di Confindustria verranno creati centri vaccinali all’interno delle grandi aziende dove i medici del lavoro potranno immunizzare i dipendenti. Poi nelle città si utilizzeranno i drive in più grandi oggi dedicati ai tamponi, oltre che fiere, palasport, caserme, studi medici e ovviamente, i centri vaccinali delle Asl. Nei piccoli centri arriveranno invece le unità mobili di protezione civile ed esercito. Vista la presenza di Poste non si esclude l’introduzione di qualche format innovativo, come l’alert via sms per le prenotazioni, anche se su questo strumento non c’è una conferma ufficiale.

La speranza di invertire la curva attraverso i vaccini si incrocia con le scelte che il governo farà ad ore sulle chiusure. Le resistenze sul lockdown sono fortissime, ma una zona rossa più o meno generalizzata avrebbe l’indubbio vantaggio di facilitare lo scorrimento delle iniezioni. I numeri di ieri fanno sperare in un raffreddamento della crescita dei casi ma gli esperti del Cts hanno comunque tracciato linea dei trentamila casi, oltre la quale scatterebbero le misure restrittive. Sicuramente scatterebbe la nuova regola che, indipendentemente dall’Rt, spedisce in rosso le regioni che superano i 250 casi a settimana ogni 100mila abitanti. Con i numeri di oggi andrebbero in lockdown l’Emilia Romagna, l’Abruzzo, le Marche e il Trentino. Venerdì chissà chi altro. —


 

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