Elsa, Medea e le altre triestine ancora in attesa di una via

Via Cecilia de Rittmeyer. Foto Silvano

Nell’elenco, lungo 54 nomi, ci sono richieste che risalgono perfino agli anni Novanta. E oggi la toponomastica di Trieste vede dedicato al genere femminile il 2% degli spazi

TRIESTE Papi, cantanti, politici, medici, architetti, storici, ricercatori, inventori, imprenditrici e papirologhe. In quasi tutti i casi legati a Trieste. La lista è lunga 54 voci, quante sono le richieste in attesa – in alcuni casi dagli anni ’90 – di ottenere l’intitolazione a questi nomi di una via, un giardino o una piazza. Di queste, peraltro, solo 12 riguardano il genere femminile: ma su questo punto già la toponomastica attuale è carente, visto che solo il 2% riguarda donne, un dato che rispecchia la media nazionale.



In linea generale, c’è un problema di spazi: si stenta a trovane, infatti, soprattutto quando è necessario cercare aree ampie per nomi illustri, come potrebbe essere quello dello psichiatra Franco Basaglia, ad esempio. È una pergamena ormai quella che conservano gli uffici del Comune che si occupano di Toponomastica, in cui rientrano le domande avanzate da consiglieri comunali, realtà associazionistiche o attraverso petizioni (come avvenuto per l’ex sindaco Manlio Cecovini, a cui a breve sarà dedicata una piazzetta).

Solo nell’ultimo mese sono state tre le mozioni su questo tema. L’ultima è di ieri. L’ha depositata la consigliera leghista Manuela Declich proprio nella Giornata dedicata alle donne: chiede che siano ricordate le vittime di femminicidio visto «l’aumento esponenziale della violenza sulle donne» e quindi «di mantenere alta l’attenzione su questo fenomeno». Nei giorni scorsi invece sono state discusse tra i membri della Prima commissione due mozioni proposte dai consiglieri Salvatore Porro (FdI) e Monica Canciani (Lega), che dovranno poi passare il vaglio del Consiglio comunale e infine della Commissione Toponomastica, in cui rientra anche la Soprintendenza. La prima riguarda Arrigo Grassi, medaglia al valor civile per aver cercato di salvare dei lavoratori il 28 febbraio 1940 nelle miniere di carbone istriane dell’Arsa, colpite da un violento scoppio che provocò la morte di 186 persone. E poi c’è Spartaco Schergat, il palombaro insignito della medaglia d’oro al valor militare per aver partecipato all’impresa di Alessandria d’Egitto nel 1941, portando con un siluro guidato dal capitano Antonio Marceglia alcune cariche esplosive sotto la chiglia della corazzata inglese Hms Queen Elizabeth che affondò a causa della detonazione. Ma a lui, testimone la famosa lista di 54 voci, qualcuno aveva già pensato.

Lo ha spiegato lo stesso assessore alla Toponomastica Michele Lobianco: «Marceglia e Schergat furono al centro di una richiesta nel 1996 da parte dell’associazione nazionale Marinai d’Italia, per la loro impresa ben rappresentata anche nel bassorilievo affisso sulla parete della sede della Capitaneria». Proprio a questi due marinai Lobianco vorrebbe dedicare la passeggiata di fronte all’edificio della Guardia Costiera, fino al Molo IV. È però un’area del Demanio Marittimo. Si attende quindi il Porto vecchio. Ed è qui che per questa e altre richieste dunque si potrà prendere in mano nuovamente la toponomastica della città.

«Chi affronterà questo impegno, visto che non sarà domani – spiega Lobianco –, dovrà realizzare un vero piano regolatore della toponomastica». Senza fare pasticci, si augura la consigliera comunale del Pd Fabiana Martini, peraltro ex assessore alla Toponomastica con la giunta Cosolini. «Un po’ provocatoriamente – ha sottolineato durante la riunione della Prima commissione – dico che Porto vecchio è visto come una cantina, non solo da un punto di vista toponomastico ma anche per altro. Ci sono però dei criteri da considerare anche in questo caso».

Nei cinque anni di lavoro di Lobianco, comunque, alcuni spazi si sono riusciti a trovare e ad assegnare. L’ultimo caso è quello dei sindaci Manlio Cecovini e Marcello Spaccini. Ma prima ancora era stato trovato il tratto antistante la Questura dedicato ai due poliziotti uccisi, Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. E prima ancora Martini si era spesa soprattutto per l’intitolazione alla memoria femminile, con ad esempio il giardino a Leonor Fini. —


 

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