L'onlus Linea d'ombra attacca il giornalista. Il direttore del Piccolo: "Inaccettabile linguaggio d'odio". Poi il passo indietro

I volontari di Linea d’Ombra mentre curano i piedi dei migranti

Il giornale aveva dato notizia di un’inchiesta della magistratura di Trieste su una rete di passeur e su un’ipotesi di favoreggiamento all’immigrazione clandestina che coinvolge anche il vice presidente dell’associazione umanitaria. Il quotidiano e il giornalista sono stati definiti “infami” dai responsabili della onlus, ma poi le scuse: "Parole scritte d'impulso"

TRIESTE Con un post su Facebook "Linea d’Ombra Odv" attacca il giornale e il giornalista del Piccolo che in questi giorni avevano dato notizia di un’inchiesta della magistratura. Un’indagine su una rete di passeur e su un’ipotesi di favoreggiamento all’immigrazione clandestina che coinvolge anche il vice presidente dell’associazione umanitaria. Il quotidiano e il giornalista sono stati definiti “infami” dai responsabili della onlus.

Poi la precisazione a firma di Lorena Fornasir: "Riconosco che la parola "infame", scritta d'impulso dopo la lettura dell'articolo del giornalista Sarti, non è adeguata rispetto all'articolo stesso che non muove accuse dirette a Gian Andrea Franchi. L'accostamento del suo nome alle dichiarazioni di esponenti politici ha indotto in me la sensazione che si volesse sottintendere una complicità tra mio marito e i trafficanti o, peggio ancora, con i terroristi".

Il Piccolo aveva descritto l’indagine, premurandosi peraltro di contattare immediatamente il vice presidente di Linea d’Ombra indagato, in modo da dare spazio alle sue posizioni. Il giornalista si era recato a casa dell’indagato, lo aveva intervistato e ciò è avvenuto in un contesto di grande collaborazione reciproca.

Nulla era stato contestato rispetto a quell’articolo. Un articolo successivo riportava, invece, i seguiti dell’indagine comprese le dichiarazioni della senatrice Tatjana Rojc, del consigliere Claudio Giacomelli e dell’assessore Pierpaolo Roberti.

Prima del passo indietro della Onlus, il direttore del Piccolo, Omar Monestier, aveva commentato: "Non siamo militanti, siamo giornalisti. Abbiamo dato conto dell’indagine nel rispetto della parti coinvolte. Sono profondamente turbato dal linguaggio violento di quanti, pur ispirandosi alla solidarietà e alla fratellanza universale, usano un linguaggio d’odio inaccettabile. Non ci sottraiamo alla critica, sia chiaro, ma qui si indicano per nome i giornalisti definendoli infami come accadeva negli anni più bui della nostra Repubblica. Nulla cambia rispetto alla nostra condotta: liberi, trasparenti, onesti. Il furore ideologico non ci appartiene".

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