Donne ricercatrici: carriera in salita. Fa eccezione la Sissa di Trieste per i ruoli di vertice

La ricercatrice Maria Strazzullo durante una conferenza nell’ambito di Esof

La professoressa Domenica Bueti: «Sempre difficile conciliare le sfide di questo tipo di lavoro con la famiglia» 

TRIESTE Sono ancora poche le donne nelle Stem, acronimo per Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica. In Italia, secondo i dati di Almalaurea, nel 2016 solo il 32% dei laureati in scienze era costituito da donne, contro il 68% degli uomini che costituiscono il 59% dei laureati Stem e la percentuale aumenta del 74% quando ci si concentra ad esempio su Ingegneria. Alta al contrario rimane la percentuale di laureate italiane in ambito: letterario (68%), psicologico (82%), linguistico (85%). La Sissa si concentra su dottorato di ricerca e master su 3 aree principali: Matematica, Fisica e Neuroscienze. Secondo il bilancio di genere 2020 del Politecnico di Torino risulta prima insieme alla Università IUAV di Venezia nella classifica del Glass Ceiling Index che misura la possibilità relativa per le donne di raggiungere la posizione apicale nella carriera accademica, considerando la presenza relativa delle donne (rispetto agli uomini) in tutte le posizione accademiche.

Una buona notizia anche se la percentuale totale delle donne nel corpo docente è bassa, circa il 12% (10 donne, 75 uomini). La metà delle donne nel corpo docente sono professoresse ordinarie (5 su 10). Commenta il Professor Andrea Romanino, fisico teorico e Presidente del Cug - Comitato unico di garanzia per le pari opportunità della Sissa : «Il numero di donne presenti nella docenza Sissa è ancora troppo basso, solo il 12%, ma non c’è discriminazione nel raggiungere le posizioni apicali. Il problema della sottorappresentazione delle donne riguarda tutte le scienze dure, ha presumibilmente un’origine sociale. Dobbiamo affrontare il problema di promuovere la partecipazione delle donne alle scienze dure e al contempo garantire l'aspetto fondamentale delle pari opportunità nelle progressioni di carriera».



«Il passaggio da post-doc a professore è un momento delicato in generale, trovare una posizione accademica stabile è difficile per entrambi i generi e lo è particolarmente per le donne perché avviene in un’età critica per investire nella carriera accademica che coincide anche con quella giusta per costruire una famiglia - spiega Domenica Bueti professore associato dal 2016, area Neuroscienze, ha vinto un Erc da 1milione e 800mila euro su 5 anni ed è mamma di due bambini - Diventa quindi più complesso per le donne conciliare le sfide del lavoro da ricercatore con la famiglia. Amo il mio lavoro e non sarei una buona madre se non fossi anche una scienziata. Ci vogliono per le ragazze più figure di riferimento positive di scienziate che sono riuscite a conciliare entrambe le cose e il sistema accademico deve aiutarle, ad esempio la Sissa ha l’asilo nido». Natalia Grion, originaria di Buenos Aires, dottorato in neuroscienze alla Sissa e post doc fra Sissa e Inghilterra, oggi è data scientist per una start-up a Milano con modalità di lavoro flessibili che le hanno permesso di continuare a vivere a Trieste con il suo compagno e i suoi due bambini.



«Ho lasciato la carriera accademica a 40 anni per entrare nel settore privato, soprattutto perché cercavo maggiore stabilità, proseguire avrebbe comportato il fattore della mobilità in altri Paesi e con una famiglia diventava per me più difficile». Maria Strazzullo, 28 anni, phd in analisi matematica modelli e applicazioni, studia i modelli numerici che permettono di fare previsioni sull’ambiente marino nell’ambito della climatologia. “Nel phd su 8 persone siamo 2 donne, se c’è la passione il mio consiglio è di non sentirsi intimorite da un ambiente che può sembrare prettamente maschile: la bravura non è una questione di genere».



 

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