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Cormons, il Comitato “No Pecol” chiede per la discarica una copertura provvisoria

I cittadini notano che una parte del cumulo di rifiuti del Lotto2 è esposto alle intemperie nonostante non ci siano più conferimenti di materiale

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CORMONS «Sia posizionata al più presto una copertura provvisoria sulla parte di discarica ancora aperta». A chiederlo è il Comitato No Pecol, che torna a dare battaglia affinché si migliori lo stato dell’arte del sito di Brazzano.

«Da ormai undici anni – sottolineano gli esponenti del Comitato in una nota – una parte del cumulo di rifiuti del Lotto2 è esposto alle intemperie, nonostante da allora non vengano più conferiti rifiuti, in quanto manca una copertura provvisoria su circa un terzo di esso. Di fatto abbiamo una discarica che è parzialmente a cielo aperto. Per questo motivo vengono spesi più di 500 mila euro all’anno di soldi pubblici per portare via il percolato. In realtà si tratta di acqua piovana mista a percolato».

I cittadini che hanno aderito a questo gruppo mettono sul piatto una soluzione per ovviare al problema, riproponendo il proprio cavallo di battaglia di questi mesi: il piano proposto alla Regione da Isontina Ambiente nel 2015. «L’intricata questione della chiusura non si risolverà nel breve periodo, visto che la bonifica del sito non è ancora conclusa e visto il parere negativo dato dagli uffici regionali di competenza al progetto di conferimento. Risulta sempre più evidente che la soluzione più sensata sarebbe la movimentazione interna di rifiuti con conseguente ricalibratura del cumulo, ovvero il progetto che ha già avuto un primo parere favorevole dalla Regione nel 2015. Si sarebbe già potuto partire con questa soluzione nel dicembre del 2019, purtroppo abbiamo perso ormai ben più di un anno».

Da qui la richiesta, netta: «Chiediamo che venga almeno posizionata al più presto una copertura provvisoria sulla parte di discarica ancora aperta. Riteniamo che la presenza di un avvallamento non sia un fattore limitante. Ai giorni nostri si possono trovare tranquillamente le soluzioni tecnologiche adatte. In questo modo si ridurranno – conclude il Comitato – di molto i costi per il prelievo di percolato, si scongiurerà il deterioramento dello strato di impermeabilizzazione e si ridurranno i rischi di inquinamento della falda». —

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