Tamponi obbligatori ai transfrontalieri: Regione Fvg contro Slovenia: «Tuteliamoci anche noi»

A sinistra il valico di rabuiese con la tensostruttura per i controlli; a destra il confine a Lazzaretto/San Bartolomeo

Fedriga: «Ci vuole reciprocità nei controlli. Gli arrivi dalla Slovenia preoccupano». Roberti: «Decisione unilaterale, intervenga il Governo. Ora valutiamo restrizioni»

TRIESTE «Prendiamo atto della decisione di Lubiana, ancora una volta unilaterale e di cui abbiamo appreso solo dalla stampa, di vincolare l’ingresso in Slovenia alla presentazione di tampone negativo o attestato di guarigione. Così non si tiene conto delle esigenze dei diecimila transfrontalieri che si muovono ogni giorno per motivi di lavoro o studio». Va all’attacco l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti.



Un mese fa, di fronte ad analoga iniziativa del Governo di Lubiana, la risposta della Regione era stata all’insegna del “ pan per focaccia”: «Se non ci sarà un passo indietro chiederemo di imporre noi il test a chi entra in Italia» aveva dichiarato lo stesso Roberti. «Credo sia il caso di valutare eventuali restrizioni da far scattare anche per chi entra nel nostro territorio – ha precisato ieri l’assessore –, visto che la situazione del contagio in Slovenia è ben più critica rispetto alla nostra, ma in questa fase la priorità dev’essere ridurre i disagi alla mobilità transfrontaliera. Chiediamo ora al Governo di assumere un’iniziativa nei confronti di Lubiana, considerando la condizione degli italiani che vivono in Slovenia e lavorano in Italia e viceversa o che varcano il confine per ragioni familiari».



Sempre ieri il governatore Massimiliano Fedriga, nella videoconferenza con Governo, Regioni e il commissario Figliuolo, ha affermato: «Noi non transitiamo in Slovenia e Austria, ma da quelle zone si muovono per arrivare da noi e questo ci preoccupa». Poche ore prima, ospite della trasmissione di Tele4 “Ring”, aveva dichiarato: «Io farei anche il contrario per chi viene da noi. In un momento pandemico come questo vanno bene i controlli, ma quantomeno devono essere reciproci. Mi piacerebbe avere delle soluzioni che purtroppo io non posso mettere in campo, per controllare chi arriva dalla Slovenia».

Dunque, da lunedì 15 marzo anche i transfrontalieri potranno andare in Slovenia solo presentando un test di negatività non più vecchio di sette giorni, l’attestato di guarigione o di vaccinazione. L’obbligo non varrà per chi ha meno di 13 anni, ma riguarderà comunque coloro che accompagnano i minori. Un problema in più per i tanti genitori, soprattutto nella fascia confinaria goriziana, che ogni giorno portano i figli a scuola in Slovenia. Proprio pensando alle esigenze delle famiglie, oltre che dei lavoratori transfrontalieri, di concerto con il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, il primo cittadino di Nova Gorica Klemen Miklavic ha avviato un pressing sul governo sloveno per chiedere un alleggerimento delle restrizioni. Preoccupato il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza: «L’altra volta si era riusciti a ottenere un dietrofront. Certo che la situazione è drammatica e ognuno cerca di proteggersi come può. Speriamo nei vaccini».

A Tanja Mljac, console sloveno a Trieste, sono arrivate ieri centinaia di telefonate per chiedere informazioni sulle nuove misure: «È chiaro che si tratta di un disagio notevole per i lavoratori transfrontalieri. Vedremo se ci sarà la possibilità di mettere a disposizione, per alcune categorie, test gratuiti».

L’Unione Italiana di Capodistria, intanto, si è rivolta al premier sloveno Janez Janša «affinché adotti misure alternative – ha riferito il presidente Maurizio Tremul – o introduca le eccezioni per consentire la libera circolazione dei residenti lungo le aree transfrontaliere agli alunni delle scuole e agli universitari, ai lavoratori transfrontalieri, ai pendolari, a chi deve uscire o entrare in Slovenia per urgenti necessità lavorative e famigliari». —


 

Banana bread al cioccolato

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi