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Trieste, genitori e alunni pronti a tornare in piazza contro la Dad

Famiglie contrarie al nuovo blocco delle lezioni. Appello alla Garante per l’infanzia I presidi: «Passaggio necessario seppur doloroso». Critiche da Cgil e Cisl

trieste

C’è la presa d’atto dell’aumento del contagio nelle ultime settimane. Ma ci sono anche rassegnazione, disagio, rabbia. E l’intenzione di un nuovo ricorso al Tar. Il mondo della scuola reagisce in modi diversi all’ennesimo stop alla didattica in presenza in Friuli Venezia Giulia, pure alle medie. Chi non ci sta sono i genitori, mentre i dirigenti scolastici, pur dispiaciuti, guardano già alla ripartenza con la dad.


Arianna Magrini, portavoce del comitato per la scuola in presenza di Trieste, ha riavviato i contatti tra i genitori e con l’avvocato Filippo Pesce che li ha rappresentati davanti al tribunale nell’opposizione all’ordinanza Fedriga di inizio gennaio, che ha fatto slittare di quasi un mese il ritorno alle lezioni in classe. «Si tratterà di leggere con attenzione il testo dell’ordinanza di queste ore e di valutare se ci sono i presupposti per un nuovo ricorso», dice Pesce. Ma i genitori sono già sul piede di guerra. «Ci siamo rivolti alla presidente dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza Carla Garlatti – fa sapere Magrini – chiedendo una presa di posizione di fronte a diritti dei ragazzi calpestati da un anno. Tutto questo mentre, solo a parole, si sostiene che la scuola sia una priorità». Tra le iniziative in cantiere una diretta Facebook per trattare «di un altro tema delicatissimo, quello del disinteresse verso i ragazzi fragili e con disabilità».

Ma pronto a muoversi è pure il comitato Priorità alla scuola, con la referente triestina Cristina Gregoris che anticipa un presidio alle 11 sabato in piazza Unità: «Ci aspettiamo ancora più gente del solito, visto che interessati sono ora anche i genitori delle medie». Antonella Picinelli, presidente del consiglio di istituto del comprensivo Campi Elisi e referente triestina del coordinamento nazionale dei presidenti, non va allo scontro, ma sottolinea che la dad «non è sufficiente a garantire il collegamento tra educazione e istruzione», rileva «la contraddizione tra scuole chiuse e attività produttive aperte in alcune zone» e richiama la scala delle priorità: «Se si chiudono le scuole prima di altro significa che non le si considera prioritarie».

Diversa la reazione dei presidi. «È un passaggio doloroso, ma necessario», è il commento di Cesira Militello, dirigente del liceo Petrarca, convinta della «saggezza di una decisione che può consentire uno scenario di continuità a partire da fine marzo, evitando un’emergenza più ampia che ci porterebbe in zona rossa». La scuola-focolaio? «Le misure di prevenzione ci sono, l’attenzione è massima, ma la variante inglese preoccupa e comprendiamo dunque l’intervento della Regione». Anche Oliva Quasimodo, dirigente del Carducci-Dante, accetta con serenità una notizia che si aspettava: «Le opzioni del 100% e del 50% di dad sono nel cassetto, ripartiremo con la prima modalità. Fortunatamente la collaborazione di studenti, docenti e famiglie è massima e si lavorerà comunque al meglio. L’importante è stare sul pezzo, non perdere le occasioni in presenza e potenziare quelle a distanza».

Consapevole del momento, «che impone di accettare responsabilmente le decisioni», Teresa Tassan Viol, segretaria regionale dell’Associazione nazionale presidi, non nasconde però che si tratta una volta ancora di «un grande sacrificio, con non pochi problemi di gestione familiare». Detto che «serve massimo impegno per far funzionare le cose», non manca l’appello «a comportamenti virtuosi da parte di tutti, che non sempre abbiamo visto negli ultimi fine settimana negli esercizi pubblici e nelle località del turismo. Stridente una scuola chiusa in una zona gialla».

Sul fronte sindacale (quelli di categoria si sono confrontati in videoconferenza ieri pomeriggio con l’assessore Alessia Rosolen) è molto duro Adriano Zonta, segretario Fvg della Cgil Flc: «Per l’ennesima volta, come già sul nodo privacy per i vaccini, su cui peraltro la Regione ha agito in un modo che condividiamo, siamo stati convocati a cose fatte. Si sono chiuse le scuole a gennaio dicendo che si sarebbe riaperto per non chiudere più, ora siamo al punto di partenza. Qui c’è qualcuno che crede di essere padrone di questo territorio. L’Usr? Non ci dà una sola informazione». «Per quanto la dad consentirà agli studenti di rimanere ancorati alla didattica – aggiunge il segretario generale della Cisl Fvg Alberto Monticco – lo stop delle attività in presenza apre questioni di non poco conto, a partire dalla gestione famigliare dei figli minori. Chiediamo alla Regione chiarimenti certi sui congedi parentali – aggiunge–, ma soprattutto sulle regole della loro applicazione, in modo tale che possano essere un sostegno concreto per i genitori». Ugo Previti, segretario della Uil Scuola Fvg, guarda invece al personale. E approva lo stop deciso dalla Regione: «I numeri dimostrano che la scuola è un bacino di trasmissione, la prima cosa è la salute dei lavoratori». —



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