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Mascherine "made in Austria" ma secondo gli inquirenti sono fabbricate in Cina

Il cancelliere Kurtz in visita allo stabilimento di Hygiene Austria

Un anno fa la società Hygiene Austria aveva avviato l’attività, confidando di poter vendere milioni di dispositivi

VIENNA Allo scoppio dell’epidemia, un anno fa, l’Austria si trovò impreparata, come molti altri Paesi. Mancavano soprattutto mascherine. E così il 20 marzo, proprio alla vigilia del primo lockdown, fu creata una società apposita per fabbricarne, la Hygiene Austria, la cui capacità produttiva è arrivata attualmente a 30 milioni di pezzi al mese.

Mascherine “Made in Austria” si legge sulla confezione, quasi per attestare la qualità del prodotto. Ma sono davvero fabbricate in Austria? La Procura federale anticorruzione nutre forti dubbi. Alcune intercettazioni telefoniche disposte per altre indagini avrebbero alimentato i sospetti che siano fabbricate in realtà in Cina ed entrino nello stabilimento austriaco soltanto per essere impacchettate e poi vendute con l’adesivo “Made in Österreich”.


L’inchiesta era stata condotta finora con grande riserbo, ma l’altro ieri la Procura ha disposto una perquisizione in grande stile nelle due sedi della società, durata fino a tarda sera. Ad accorgersene per primo è stato il quotidiano “Oe24”. Si è appreso così che l’indagine è in corso per due ipotesi di reato: quello di truffa (ovvero la contraffazione di mascherine cinesi, spacciate per austriache) e quello di lavoro nero (molti dei lavoratori impiegati non risulterebbero assunti regolarmente e iscritti agli istituti previdenziali).

L’Hygiene Austria è una società controllata al 51% da Lenzig Ag e per il restante da Palmers Textil Ag. Lenzig è un’industria che opera a livello internazionale nella produzione di fibre per tessuti speciali, mentre Palmers è una storica azienda nel settore dell’intimo femminile e maschile. La sede di Lenzig è a Vienna, nella Donau City sulla sponda sinistra del Danubio, mentre lo stabilimento di produzione si trova a Wiener Neudorf, un’area industriale a sud della capitale.

Un anno fa Hygiene Austria aveva avviato l’attività, confidando di poter vendere milioni di mascherine. Ma aveva fatto i conti senza l’oste, ovvero l’onnipresente Cina. Gli enti pubblici avevano preferito approvvigionarsi di mascherine dal Paese asiatico, che le offriva a prezzi stracciati. Ed è questo, secondo gli inquirenti, ad aver indotto Hygiene Austria a seguire la stessa strada: non produrre in proprio, ma acquistare dalla Cina e limitarsi a modificare l’etichetta. —


 

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