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La reazione di albergatori e ristoratori: adesso temono di perdere anche la Pasqua

La voce delle categorie: tra i titolari di hotel e locali dilaga lo sconforto. Si temono cali di introiti fino al 70 %

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TRIESTE A delineare il quadro più fosco sono, inevitabilmente, gli albergatori. Anche tra chi ha evitato la zona arancione prevale l’ansia per l’immediato futuro. «Già prima il turismo nella nostra città era praticamente azzerato e queste ulteriori restrizioni, pur non toccando direttamente il territorio di Trieste, peggioreranno ancora la situazione e rappresentano una mazzata tremenda dal punto di vista psicologico – sottolinea Guerrino Lanci, presidente della Federalberghi giuliana –. Noi albergatori della città siamo i più penalizzati, perché i colleghi della montagna hanno avuto il pienone nelle scorse settimane e quelli delle località balneari possono ancora sperare di salvare la stagione. Avevamo già iniziato a programmare, a pensare alle assunzioni, ma adesso possiamo dimenticarci qualunque prospettiva di ripartenza almeno fino a giugno. Sarà già tanto se nel 2021 riusciremo a incassare il 30% rispetto al 2019. Capisco la decisione della Regione, ma se non ci danno un serio supporto economico non saranno pochi gli albergatori destinati a chiudere per ragioni economiche o per scoramento».

«Ci dispiace molto, speravamo di restare aperti almeno fino a domenica, anche se la scelta di applicare la zona arancione nelle province di Udine e Gorizia è corretta – afferma Paola Schneider, presidente regionale di Federalberghi e titolare del Riglarhaus di Sauris –. Certo che la nostra categoria resta tra le più danneggiate. Speriamo di poter ripartire da Pasqua in una situazione epidemica migliore».

Sul fronte dei ristoratori, la chiusura per le prossime due settimane è un colpo pesante soprattutto per gli esercenti isontini: «C’è grande disagio pensando a questo weekend in cui avevamo già molte prenotazioni – rimarca Michela Del Fabbro del ristorante goriziano Rosenbar, referente provinciale della Fipe –. Nella categoria si stava diffondendo un’inconscia speranza di ripresa, e ora crescerà lo sconforto. Ma non dobbiamo mollare. Vorrà dire che noi e i colleghi punteremo con ancor più convinzione sul servizio per asporto e a domicilio. Speriamo che il sacrificio serva. Forse in certe zone è mancato un controllo adeguato sugli assembramenti». Concetti ribaditi anche da Federica Suban, presidente della Fipe di Trieste e titolare del ristorante di famiglia: «Ci salviamo in corner restando in giallo, ma se ci sono assembramenti sui lungomare di Grado non è giusto che poi a pagare il prezzo siano gli esercenti. Si allontana la speranza di estendere l’apertura all’ora di cena e aumenta la preoccupazione per Pasqua. Perdere in poco più di un anno il Natale e, per due volte, la Pasqua sarebbe un disastro».

«Le restrizioni, purtroppo, erano necessarie– osserva il presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti –. Chiedo alla Regione e soprattutto al Governo di fare il possibile per i vaccini. I ristori non potranno risolvere il problema perché le risorse sono limitate. Riusciremo ad uscirne solo facendo lavorare le imprese e ciò è possibile unicamente immunizzando la gente. Ci sono categorie, penso alle palestre, che rischiano di non essere più in grado di riaprire. Da noi arrivano persone che non hanno più soldi per pagare le bollette o per fare la spesa. Ma anche baristi e ristoratori sono in ginocchio. Siamo di fronte a una tragedia sociale».

«Con questa stretta alla mobilità ci sarà un ulteriore riduzione del nostro lavoro – evidenzia Mauro De Tela, presidente regionale di Uritaxi – e dà ancora più fastidio se pensiamo agli assembramenti impuniti a Barcola e altrove». —


 

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