Il cambio di rotta nei rapporti tra Casa Bianca e Cremlino e le ricadute sulla gestione dei dossier dell’Est Europa dei dossier dell’Est Europa

Il neo presidente degli Stati Uniti Joe Biden durante una recente conferenza alla Casa Bianca

BELGRADO Dopo anni di populismo spinto, di nazionalismo, cadute di stile, controversie e polemiche, spira aria nuova sulla scena politica americana, ma anche nei rapporti con l’Europa, in quelli con la Russia e forse anche riguardo la sempre complicata regione balcanica. Merito di Joe Biden, neo-presidente americano, una figura che segna il ritorno del multilateralismo tra le due sponde dell’Atlantico. È uno dei possibili ritratti del leader Usa, figura che sarà al centro della videoconferenza “La strategia Usa verso Mosca - Cosa cambia con Biden e cosa farà l’Europa”, un’iniziativa di Dialoghi Europei in programma domani alle 17.30 pensata per prevedere cosa accadrà sullo scacchiere geopolitico con l’elezione di Biden.


Elezione di Biden che spiana la strada «al ritorno del multilateralismo e dell’atlantismo», oltre ad archiviare il radicale bilateralismo voluto da Trump e «mi aspetto anche la fine delle politiche iper protezionistiche, della guerra dei dazi», conferma al Piccolo Elisabetta Gualmini, professoressa ordinaria di Scienze Politiche all’Università di Bologna ed europarlamentare del Gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici, membro della Delegazione di cooperazione Ue-Russia. Gualmini, assieme a Nona Mikhelidze, senior fellow dell’Istituto Affari Internazionali (Iai), sarà una delle relatrici dell’incontro.


Si prospetta, aggiunge Gualmini, «un ritorno ai valori atlantici della cultura occidentale, sui cui l’Europa fa moltissimo affidamento», in gran parte smarriti durante l’epoca buia del populismo misto a nazionalismo del predecessore di Biden. Cambiamenti che arriveranno anche sull’asse tra Usa e quella Russia sempre più attiva nella stessa regione balcanica, alla ricerca di maggiore influenza anche attraverso i vaccini. Biden «ha di fatto ulteriormente accentuato le sanzioni e rafforzato quelle individuali e ha dato una leva all’Europa per poter confermare le sanzioni», dice Gualmini. Nel breve periodo, tuttavia, «non mi aspetto grandissime aperture da Biden, anzi, ma va detto che per l’Europa probabilmente è una fase in cui alcune cose andrebbero ripensate. Veniamo da sette anni di sanzioni nei confronti della Russia che, tuttavia, non hanno portato a grandi cambiamenti. Dovremmo interrogarci se questo sia il modo giusto per costringere la Russia ad accettare alcune politiche su diritti umani, Crimea e quant’altro. Ma l’Ue, e penso anche Biden, hanno abbracciato completamente l’idea che il relativismo sui valori e diritti umani non sia accettabile», spiega l'europarlamentare.


Russia che continua a giocare un ruolo pesante nei vicini Balcani extra-Ue, mentre il processo di allargamento si muove con esasperante lentezza. Per velocizzarlo, le nazioni in attesa dell’adesione devono però risolvere le «problematicità» ancora aperte, chiosa Gualmini. Russia che guarda con attenzione al cambio al vertice alla Casa Bianca, tenuto conto dei tanti e pesanti «dossier aperti» tra i due Paesi, conferma la seconda protagonista dell’evento, Nona Mikhelidze. «Negli ultimi anni i rapporti si sono deteriorati, dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia e dalla successiva introduzione delle sanzioni», senza dimenticare il caso Ucraina o le «presunte interferenze russe nelle elezioni degli Stati Uniti che portarono all’elezione di Trump». E altre azioni esplosive, «come l’assistenza che il Cremlino ha prestato alle forze estremistiche in Europa, di estrema destra e sinistra».


Poi nel 2018 «c’è stato il caso Skripal», altro vulnus «sul suolo britannico» e da ultimo «l’avvelenamento di Navalny, il suo ritorno a Mosca, l’arresto malgrado tutti gli appelli. Questo è il contesto in cui Biden vince le elezioni e da questo contesto devono ripartire i rapporti» tra Cremlino e Casa Bianca. Biden che, già prima di essere rieletto, si è fatto «vocale portavoce della questione della democrazia», una posizione che viene però interpretata da Mosca «come una politica di espansione degli Usa e dell’Occidente», in particolare nella tradizionale sfera di influenza sovietica, come in Ucraina, ma non solo.


Un’altra area dove Mosca cerca di esercitare il suo dominio è quella dei Balcani e dell’Est Europa, ora anche via vaccini. Bisognerebbe parlare però di più del rischio delle fake news a favore di Mosca e dello Sputnik V, replica Mikhelidze. «L’Europa deve essere preoccupata delle risorse finanziarie che la Russia investe in disinformazione, perché il Cremlino ha da tempo iniziato a geopoliticizzare la campagna vaccinale attraverso lo Sputnik». Antidoto che anche molti russi ora inizierebbero e leggere «come uno strumento di competizione con l’Occidente», mentre nei Balcani e a Est viene sempre più percepito come ancora di salvezza. —
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