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Nuova stretta in Fvg, l'appello di Confcommercio «Chiediamo ci sia equilibrio Siamo già stati penalizzati»

Giovanni Da Pozzo

Il presidente Da Pozzo invita a non accanirsi ulteriormente su terziario e ospitalità, i settori finora più colpiti. «In gioco non c’è solo il lavoro: a livello psicologico tutti sono stanchi» 

TRIESTE Resta prudente il presidente di Confcommercio regionale Giovanni Da Pozzo. Chiede però alla Regione che venga mantenuto l’equilibrio tra esigenze di salute pubblica e ragioni dell’economia.

«Dobbiamo capire cosa significhino le nuove restrizioni - spiega Da Pozzo -. Non ho la conoscenza precisa dei dati, anche se capiamo che ci sono territori interessati alla recrudescenza della pandemia, soprattutto in provincia di Udine, che però va dalla montagna al mare, è un territorio piuttosto vasto. Mi auguro che comunque le valutazioni del presidente Fedriga tengano presente l’equilibrio tra problema sanitario e problema economico».


«Abbiamo sempre confidato e apprezzato la sua ponderazione - prosegue il numero uno dell’associazione di categoria -, capiamo benissimo che sono due cose che vanno di pari passo, non è sempre facile trovare il punto di incontro. Ma io credo che la questione non riguardi solo le attività economiche: anche la gente, a livello psicologico, ha una stanchezza pazzesca. Dopo un anno di apri e chiudi, apri e chiudi, adesso sarebbe opportuno accelerare le vaccinazioni e andare verso quel percorso virtuoso che Israele o il Regno Unito hanno già intrapreso. Nel frattempo, con la mitigazione della pandemia, serve equilibrio, perchè si va a colpire come sempre i soliti settori, che sono il terziario e l’ospitalità».

Da Pozzo dedica un pensiero anche alle scuole. «Ribadisco che non ho cognizioni per dare valutazioni sotto l’aspetto epidemiologico - osserva - . È indubbio però che c’è un tema di dibattito, dove la maggior parte dei contagi avviene all’interno delle famiglie, nel rapporto tra bambini e ragazzi e gli adulti. La scuola, è acclarato, è un luogo di contagio. Capisco anche che i nostri ragazzi, dai bambini più piccoli in età di elementari fino agli iscritti all’Università, hanno perso un anno e la didattica a distanza non li ha certo favoriti. Per quanto riguarda i comportamenti individuali - conclude il presidente Da Pocco - credo siano conformi con il rispetto delle distanze e le protezioni individuali. Ma nel momento in cui il territorio entra in zona gialla, la gente non è più prigioniera, esce e si sente più libera. Del resto andiamo verso la bella stagione. Non mi sembra che ci siano dei comportamenti al di fuori delle logiche».

Resta la preoccupazione per un quadro che oscilla in continuazione e non consente agli operatori di programmare il lavoro con serenità. «Una settimana i dati sono buoni, quella dopo precipitano. Qui si sente tutto e il contrario di tutto, viviamo ancora nell’incertezza». —

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