Confini Serbia-Kosovo “sbagliati”: è bufera sul mediatore della Ue

Miroslav Lajčak e la mappa che ha sollevato il caso (dal profilo twitter di Lajčak)

L’esponente incaricato di rilanciare il dialogo finisce sulla graticola a causa delle delimitazioni rappresentate su una carta geografica. Da Pristina l’attacco della presidente e della ministra degli Esteri: «Poco professionale»

BELGRADO. Una linea di demarcazione non abbastanza grande, dei confini non sufficientemente marcati e visibili, una mappa secondo alcuni sbagliata.

E le polemiche esplodono feroci, mettendo a rischio la credibilità di una delle figure Ue più importanti per il futuro dei Balcani. Si tratta di Miroslav Lajčák, diplomatico e politico slovacco di lungo corso, già presidente dell’Assemblea generale dell’Onu e in passato Alto Rappresentante della Ue in Bosnia, dal 2020 incaricato da Bruxelles di ricoprire un ruolo ancora più delicato: quello di Rappresentante speciale dell’Unione per il dialogo Serbia-Kosovo, la questione regionale più esplosiva ancora irrisolta.

Ma Lajčák avrà vita dura nel rilanciare i negoziati tra Belgrado e Pristina – proprio ieri è iniziato un suo tour nelle due capitali. E lo ha sperimentato sulla sua pelle in questi giorni.

Tutta colpa di una semplice carta geografica – strumento da maneggiare con cautela, nei Balcani - che faceva bella mostra di sé alle sue spalle nel suo ufficio di Bruxelles durante due interventi pubblici online in agenda a febbraio. Interventi privi di spunti di rilievo, che sarebbero finiti nel dimenticatoio se lo stesso Lajčák non si fosse fatto ritrarre durante gli eventi, per poi postare le foto sul suo account Twitter.

Dopo un po’, la tempesta si è scatenata sui social. Fra i primi ad accendere la miccia, Abit Hoxha, un ricercatore, che sempre su Twitter ha puntato il dito sulla mappa alle spalle di Lajčák, che all’apparenza sembrava includere il Kosovo all’interno dei confini della Serbia, con solo una sottile linea – non certo quella che indica una frontiera internazionale – a separare le due nazioni.

A notare il problema anche il politologo Loic Tregoures. «Lajčák ha un solo lavoro, trovare una soluzione per Serbia e Kosovo, un conflitto intriso di simboli e dalle concrete ripercussioni su confini e territorio. Come diavolo ha fatto allora ad avere una mappa del genere dietro di lui?», si è chiesto Tregoures. Sulla stessa linea il balcanologo Florian Bieber, che ha parlato di «enorme gaffe» per un alto funzionario «con una missione» delicata come quella di Lajčák. Da lì è stato un crescendo.

Il passo falso di Lajčák – intenzionale o meno che fosse – è arrivato infatti fino ai corridoi del potere di Pristina, capitale auto-dichiaratasi indipendente da Belgrado nel 2008, con la Serbia che non ne riconosce la separazione. Ad aprire le danze, adirata, è stata la ministra degli Esteri Meliza Haradinaj, sempre su Twitter.

«Lajčák, le mappe sono importanti», ha esordito. «Mi sono resa conto – ha continuato – che lei ha bisogno di una carta precisa dei Balcani occidentale, gliene ho spedita una con corriere diplomatico. Esporre mappe-zombie è veramente poco professionale. E più a lungo eviterà di usare la mappa che le ho mandato», che mostra il Kosovo come Stato indipendente e separato dalla Serbia, «più il suo lavoro sarà un fallimento».

Dura anche la reazione anche della presidente kosovara ad interim, Vjosa Osmani. «Il Kosovo è e sarà sempre uno Stato indipendente, indivisibile e sovrano, i nostri confini sono stati disegnati al costo della perdita di migliaia di vite innocenti da parte del regime genocida serbo, non ci può essere neutralità rispetto a questa verità», ha ammonito Osmani.

Proteste si sono registrate a Pristina, dove socialdemocratici kosovari hanno portato una mappa del Kosovo alla Delegazione Ue e criticato Lajčák, «che prende le parti della Serbia», una teoria condivisa da molti a Pristina, dato che la Slovacchia – assieme a Grecia, Spagna, Cipro e Romania – è fra i cinque Paesi Ue a non aver riconosciuto l’indipendenza di Pristina.

Di tenore opposto le reazioni che si sono registrate a Belgrado. In quella mappa «noi vediamo confini che rispettano la Costituzione della Serbia» e la reazione di Pristina dimostrerebbe quanto serve «dialogo e compromesso e non c’è compromesso senza un accordo con Belgrado», ha specificato il numero uno dell’Ufficio serbo per il Kosovo, Petar Petkovic.

La levata di scudi ha costretto persino la Commissione Ue a reagire. «La mappa è una carta ufficiale Ue, neutrale sullo status» del Kosovo, «consiglierei a tutti di focalizzarsi su fatti concreti invece di inventare storie» e suscitare polemiche, ha affermato il portavoce Ue, Peter Stano. Anche Lajčák ha provato a difendersi. Il confine tra Kosovo e Serbia c’era, ma nella foto appariva «sfocato» e nello studio era appesa «una mappa ufficiale Ue dei Balcani, con una linea che separa Kosovo e Serbia», ha assicurato, postando su Twitter altre foto che confermerebbero la versione.

Le polemiche – ha aggiunto - «dimostrano quanto il dialogo per normalizzare i rapporti tra Kosovo e Serbia sia così importante». Giustificazioni insufficienti, sembra. «Quella linea non è spessa abbastanza», segna un confine amministrativo, tra regioni, «la mappa è giusta, il Kosovo è Serbia», le due versioni che continuano sui social. E certo anche alle orecchie di Lajčák.

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